E’ tornato Kaspar Hauser!

"Resiste in vita chi sa giocare", dice Fabrizio Gifuni. Con Vincent Gallo e Silvia Calderoni nella leggenda di Davide Manuli
6 Giugno 2013
E’ tornato Kaspar Hauser!

“I distributori francesi hanno aspettato sei mesi prima di contrattualizzarlo, perché lo vedono come un film commerciale e hanno voluto spendere più tempo possibile per promuoverlo, investendoci sopra. Ho visto i manifesti con cui uscirà lì, e il primo nome che risalta su tutto è Vitalic, musicista (d’elettronica e d’Oltralpe, ndr) capace di vendere come i Chemical Brothers, e di riempire palasport di 15.000 persone a sera. Uscirà in 50 copie a settembre. I francesi sono dei geni, degli illuminati.” A parlare è Davide Manuli, regista nato a Milano, classe 1967, all’attivo 3 film, 5 cortometraggi, 3 documentari, 2 libri, un’esperienza nello star system in passato, assistente personale di Al Pacino e Charly Laughton. Dal 13 giugno nelle nostre sale con Mediaplex, il film è La leggenda di Kaspar Hauser. Manuli, anche sceneggiatore, lo presenta con lo scrittore Piero Sanavio e l’attore Fabrizio Gifuni.
Arriva “a riva”, come nel film l’androgino Hauser (Silvia Calderoni) sulla spiaggia accolto da Vincent Gallo (lo sceriffo e il pusher) dopo anni difficili di gestazione produttiva. “Ci sono voluti 3 anni per chiudere il piano finanziario” continua Manuli, “che è stato possibile grazie all’apporto fondamentale del Mibac, della Regione Lazio, della Regione Sardegna. E avendo messo sotto contratto fin dal primo minuto Gallo sono stati anni ancora più complessi. Passavano i mesi, e lui chiedeva sempre più impaziente…ma alla fine tutto è partito nel 2011. Difficile lavorare con lui? Vincent è venuto a stare in un B&B a Riola Sardo (Oristano), tre case in tutto, mettendosi totalmente in discussione. Quando lavora è ossessivo, fanatico, paranoico, ma sono anch’io così, forse perché siamo nati tutt’e due l’11 aprile…”.
Nella parte di Kaspar Hauser la performer, dj, attrice Silvia Calderoni, corpo scolpito dagli anni di teatro, con la Valdoca e Motus. “A pochi mesi dall’inizio delle riprese eravamo in alto mare” chiarisce il regista. “Doveva essere un ragazzino russo della scuola circense, ma non è andata in porto. E ho ripensato allo spettacolo capolavoro Paesaggio con fratello rotto della Valdoca, e ho tentato con lei. È stata una scommessa, ma un film del genere ha senso solo se si prendono rischi enormi. E si è dimostrata vincente”.
Il film è in bianco e nero, a definire i paesaggi quasi desertici della Sardegna: “Va bene – dice Sanavio – perché è un non-luogo, di astrazione assoluta. Ci troviamo di fronte a un linguaggio nuovo, che va al di là del quotidiano, in una circolarità che mi pare la cifra del film, in cui l’azione non si sviluppa né avanti né indietro, dove nessuno è definito. Eccetto il Prete”.
Prete interpretato da Gifuni, che compare per tre volte nel film: “Ho voluto conoscere Manuli dopo aver visto Girotondo, giro intorno al mondo. Mi colpì la grazie e la poesia con cui era capace di raccontare la violenza del nostro mondo. Ed è stato un incontro artistico e umano che ha portato già alla realizzazione del film Beket. Per Hauser ho fatto sì che ne avvenisse un altro, quello tra Davide e lo scrittore Giuseppe Genna, amico e autore dei monologhi che interpreto nel film. Non so chi sia a proprio agio in questi tempi, di nuovo medioevo. Resiste in vita chi è in grado di giocare, che è un’attività molto seria… E il cinema di Davide attiva questo schema di gioco straordinario, mettendo in scena qualcosa di unico”.

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