È tempo di Favolacce

"Un film nato per il cinema. Saremo i primi a portarlo nelle sale appena riapriranno", dicono i fratelli D'Innocenzo. Dall'11 maggio on demand con la loro opera seconda, premiata a Berlino
È tempo di Favolacce
I fratelli Fabio e Damiano D'Innocenzo

Dopo il successo di Berlino, ci si aspettava una festa in sala per Favolacce, l’opera seconda (dopo La terra dell’abbastanza) di Fabio e Damiano D’Innocenzo.

Non sarà così, ma potremo comunque vedere il film, vincitore dell’Orso d’argento per la miglior sceneggiatura allo scorso festival tedesco, dall’undici maggio sulle piattaforme digitali (Sky Primafila Premiere, Timvision, Chili, Google Play, Infinity Cg Digital e  Rakuten Tv).

“E’ un film nato per il cinema. Saremo i primi a portarlo nelle sale appena riapriranno – dicono i fratelli D’Innocenzo-. Sarà ovviamente in modalità quasi gratuita. Ma cercheremo comunque di aiutare gli esercenti con Favolacce. Guardarlo sul piccolo schermo non diminuisce però l’immaginazione. Tra l’altro il prossimo anno gireremo una serie tv per Sky. E poi in questo momento c’è un grande bisogno di storie e di fuggire dalla propria quotidianità”.

Favolacce è una favola nera scritta dai due registi all’età di diciannove anni (“allora avevamo una fiamma di ribellione”) e piena di riferimenti (“dalle poesie alla letteratura americana di David Foster Wallace e di Raymond Carver, ma anche fonti d’ispirazione più ancorate alla realtà come il giocatore della Roma Jeremy Menez”), che parla in primis del rapporto tra genitori e figli, due mondi separati che non comunicano tra loro: padri autoritari e madri remissive vs figli terrorizzati.

Favolacce

“Lo abbiamo realizzato all’età di trent’anni, un’età di mezzo tra i genitori e i bambini, e questo ci ha permesso di essere meno sbilanciati e di continuare ad amare tutti i personaggi in maniera viscerale e imparziale- raccontano-. Abbiamo voluto mettere in luce alcuni aspetti della nostra quotidianità che è ancora a stretto contatto con il ventennio di Berlusconi e la concezione dell’essere maschio dopato, che è in qualche modo un’idea fallace e da ribaltare. Noi siamo frutto di tanti errori che vanno mostrati”.

Protagonista di questo film è Elio Germano, anche lui trionfatore a Berlino con l’Orso d’argento come miglior attore per Volevo nascondermi di Giorgio Diritti, qui nel ruolo del classico padre padrone.  “La moglie e i figli diventano qualcosa da esibire – dice l’attore-. Per molti genitori sembra che l’unica felicità derivi dalla competizione. C’è una gara continua, un desiderio di primeggiare e di voler essere più di qualcun’altro. Penso all’esibizione dei voti dei figli. Questo tarpa qualsiasi altro rapporto d’amore o di tenerezza. Sono personaggi che ci somigliano”.

Nel cast, oltre a Elio Germano scelto dai registi perché “è un poeta”, anche tanti altri genitori impreparati come Ileana D’Ambra (“Io interpreto un personaggio che è una via di mezzo tra figlia e genitore. Ho tentato di non giudicarla mai perché ognuno di noi ha dei lati buoni e altri più oscuri”), Barbara Chichiarelli (“nel film interpreto la moglie di Elio Germano: siamo una coppia disfunzionale”) e Gabriel Montesi (“faccio un padre single e ho capito, facendolo, che anche mio padre non è nient’altro che un figlio”).

Elio Germano in Favolacce

Non solo la famiglia, al centro di questa storia c’é anche la scuola. Quanto è importante la cultura e lo studio? “Noi veniamo da Tor Bella Monaca, un quartiere alla periferia di Roma. Questa cosa spesso viene associata alla scarsa cultura e all’ignoranza. In realtà noi siamo cresciuti in una casa piena di libri. I nostri genitori erano molto colti anche se estremamente umili. Le due cose non vanno in contraddizione l’una con l’altra. A prescindere dal sistema scolastico l’importante è non allontanarsi dalla cultura e questo dipende sempre dall’individuo”, rispondono i registi.

E sempre su questo Elio Germano aggiunge: “In questo paese la cultura è l’ultima delle cose a cui si pensa, questo ci fa capire che tipo di persone siamo diventate. In tante parti del mondo si pensa alla scuola all’aperto per esempio, mentre in Italia vogliono ripartire a settembre con la scuola a distanza. Mi ferisce pensare che l’arte e la cultura sono gli ultimi degli interessi dei nostri governanti”.

Genitori-figli, famiglia, scuola, ma anche altri temi attualissimi come l’isolamento sociale e la compressione esistenziale.

“E’ un film che parla di quanto noi siamo in grado di nasconderci dietro una porta in una stanza chiusa a chiave. Lavoriamo sempre con gli archetipi. Questa storia sarebbe stata attuale anche senza questa pandemia. In quest’emergenza ci siamo scontrati con dei problemi che ci riguardano da sempre, come appunto l’isolamento e la casa che diventa un contenitore di qualcosa- raccontano-. Con il Coronavirus, in questi due mesi, abbiamo scoperto quanto è importante ascoltare e interrogarci. Quando manca l’umanità ci si torna un po’ a scoprire. Abbiamo anche riscoperto la noia”. 

Intanto in questo tempo di “noia” hanno già messo in cantiere il prossimo film che sarà un thriller: “Sarà il nostro terzo esordio. Cambiamo genere, con grande umiltà”.

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