E’ morto Vivarelli

Addio al regista e sceneggiatore. Dai musicarelli ai B Movie, il saluto della Biennale e della Mostra del Cinema
8 Settembre 2010
E’ morto Vivarelli

(Cinematografo.it/Adnkronos) – La Biennale di Venezia e la Mostra del Cinema salutano Piero Vivarelli, regista e sceneggiatore del cinema italiano scomparso ieri a Roma all’età di 83 anni. Proprio in questi giorni, nell’omaggio che Quentin Tarantino e la Mostra hanno dedicato al cinema western di Sergio Corbucci, è stato ricordato Django, capolavoro degli spaghetti western che deve a Vivarelli la sceneggiatura e l’invenzione del titolo (mediato dalla sua passione per il jazzista Django Reinhard).
Nel 2003, per la retrospettiva veneziana Italian Kings of B’s, Vivarelli venne salutato come uno dei magnifici Kings of B’s da Quentin Tarantino e tra i suoi film venne scelto l’esotico Il dio serpente (1970) con Nadia Cassini. Già autore di celebre canzoni per Adriano Celentano (“Il tuo bacio è come un rock” e “Ventimila baci”), tra la fine degli anni ’50 e i primi ’60, Vivarelli partecipa ai primi musicarelli italiani, con una serie di film formidabili (Io bacio tu baci, Sanremo, la grande sfida) che videro tra i protagonisti Mina, lo stesso Celentano e il trombettista americano Chet Baker. Con Celentano gira ancora Super rapina a Milano (1964), che anticipa i primi film da regista del cantante, e con Rita Pavone gira Rita la figlia americana (1965).
Negli anni ’60 porta avanti un suo originale percorso legato al cinema di genere, mettendo in scena film come Mister X e Satanik. Gira anche film più autoriali, come Il vuoto (1969). Sfrutta poi il filone del decamerotico per un suo viaggio nella cultura africana con Decamerone nero (1972), seguito da Codice d’amore orientale (1974). Tratta la crisi dei registi italiani politicizzati con Nella misura in cui (1979). Negli anni ’80 gira con Moana Pozzi Provocazione (1988). Tra i suoi ultimi film ricordiamo La rumbera (1998) girato a Cuba dal suo amico Fidel Castro. Per tutti questi anni non ha mai smesso di pensare a progetti cinematografici di ogni tipo, sempre legati a curiose variazioni sul cinema di genere.

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