Donato Rotunno presenta Io sto bene

"Una storia di emigrazione che mi riguarda personalmente", dice il regista. Che dirige Renato Carpentieri e Sara Serraiocco, ad Alice nella Città
Donato Rotunno presenta Io sto bene
Io sto bene

“Noi italiani all’estero portiamo sempre dentro il tema delle radici”. A parlare è il regista Donato Rotunno, italiano cresciuto in Lussemburgo, che ha presentato il suo film dal titolo Io sto bene, fuori concorso nella sezione Alice nella città.

Una storia d’incontro tra due emigrazioni: quella di ieri (Renato Carpentieri) e quella di oggi (Sara Serraiocco). Lui è un uomo partito dalla Puglia in cerca di fortuna negli anni sessanta e che vive in Lussemburgo da più di cinquant’anni, lei invece è una vee-jay, ovvero una specie di dj che utilizza le sue competenze da grafica per metterle nelle sue proiezioni video, che da poco si è trasferita all’estero per cercare lavoro. 

“I miei genitori sono partito negli anni sessanta, quindi questa è una storia che mi riguarda personalmente”, dice il regista, che poi spiega: “Ho voluto far incontrare due generazioni, ognuna con il proprio bagaglio”.

“Leo è una ragazza che parte alla ricerca della propria identità e che decide di trasferirsi per provare ad affermarsi come vee-jay. L’incontro con quest’uomo l’aiuta a capire che non è sola anche se all’estero si ritrova come un animaletto e senza punti di riferimento”, racconta Sara Sarraiocco.

Ed è proprio il diverso modo di emigrare quello che ha voluto raccontare Donato Rotunno: “Prima si andava alla ricerca della fortuna e della solidità. Ora invece mancano completamente i punti di riferimento e si è spaesati. Comunque un dato di fatto è che chi parte poi non torna più in Italia”.

Nel cast anche Alessio Lapice, Marie Jung, Vito Nastri e Maziar Firouzi. “Sono tutti personaggi che vivono delle mancanze”, dice Alessio Lapice. E Marie Jung: “Questo argomento mi è molto caro perché anche io sono emigrata: ho i genitori lussemburghesi, ma ho sempre vissuto in Svizzera. Quindi so bene cosa significa sentirsi un po’ persi e smarriti, mentre uno cerca di adattarsi ad una diversa mentalità”.

Nella storia vi è una continua alternanza tra passato e presente e l’incontro tra i due diventa come un gioco di specchi, nel quale emergono rimpianti e ricordi dolorosi. 

“Non volevo cadere in una linearità narrativa pesante. Ma volevo fare in modo che questo sentimento di passato e presente si unisse in un’idea unica. Nel film è anche molto importante la colonna sonora che racconta le emozioni di ieri, di oggi e di domani”, conclude il regista.

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