David, (Non) essere cattivo

Completamente ignorato (a parte il premio per il fonico di presa diretta) il film postumo di Claudio Caligari. Qualche mese fa scelto dall'Italia per gli Oscar, ieri candidato a 16 statuette
David, (Non) essere cattivo
Luca Marinelli e Alessandro Borghi: Non essere cattivo

In fondo è giusto così. Sì, perché riconoscere (solamente) oggi Claudio Caligari avrebbe avuto comunque il sapore della beffa. E allora si continui ad ignorarlo, come sempre è stato fatto mentre era in vita, anche da morto. In fin dei conti, che senso avrebbe avuto premiare gli sforzi di un team che contro qualsiasi logica mercantile ha portato a compimento l’opera di uno dei registi più sottovalutati e snobbati del nostro cinema? Che senso avrebbe avuto (attenzione, qui il sarcasmo è ancora più smaccato) premiare come miglior film lo stesso titolo (Non essere cattivo) solamente qualche mese prima “scelto” per rappresentare l’Italia agli Oscar? Nessuno, ovvio.

Claudio Caligari e il produttore Valerio Mastandrea sul set di Non essere cattivo

Claudio Caligari e il produttore Valerio Mastandrea sul set di Non essere cattivo

 

 

 

 

 

 

E allora bene così, si premi giustamente il film-fenomeno del momento (Lo chiamavano Jeeg Robot, contro il quale, sia chiaro, chi scrive non ha davvero nulla), si riconosca a Matteo Garrone quello che è di Matteo Garrone (tra i più grandi registi italiani di sempre: anche qui, nulla da dire sul meritato David alla regia per Il racconto dei racconti), si esalti il successo della commedia di Paolo Genovese, Perfetti sconosciuti, premiata per la migliore sceneggiatura e – qui sì, davvero contro ogni logica che non sia quella legata al fatto che forse è stato l’unico film visto sul serio dalla maggioranza dei giurati ai David… – la si premi come miglior film dell’anno.

Perché consegnare un premio (oltre a quello per il fonico di presa diretta, Angelo Bonanni) a chi non c’è più potrebbe forse creare imbarazzo nel momento della consegna. Lo stesso che si sarebbe potuto creare in una giuria internazionale laddove il film fosse stato in concorso in un Festival importante (pericolo scampato qui, a Venezia il film era fuori concorso). Dimenticando però che un film, soprattutto quando meritevole di attenzioni, continua a sopravvivere anche oltre la morte dei suoi autori.
E Non essere cattivo, per fortuna e a dispetto di qualsiasi (non) riconoscimento, vivrà per sempre.

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

avatar
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy