Cosimi e il desiderio

Una "dichiarazione d'amore" del coreografo nal festival Equilibrio di Barberio Corsetti
28 Febbraio 2005
Cosimi e il desiderio

Impresa all’apparenza cervellotica quella di Giorgio Barberio Corsetti che con il “Festival della nuova danza” all’Auditorium di Roma, sopratitolato Equilibrio, vuole mettere un po’ d’ordine nelle espressioni più eversive dell’arte coreutica contemporanea. Caratterizzate cioè da un’estrema varietà di codici, sconfinanti nel teatro-danza e nel circo, con tendenza ad andare sempre più lontano dal sacro recinto del balletto classico. Ma l’apparente assurdità non toglie che questa ricerca di “equilibrio” tra forme sceniche fortemente squilibrate ritorni utile a chi, spettatore curioso delle novità, voglia finalmente vedere in fila alcuni spettacoli rappresentativi di queste tendenze estreme. Unificate nella fattispecie dalla sperimentazione sul corpo che si esprime con la parola, il video, il suono. E così, sotto l’egida della Fondazione Musica per Roma, il festival, nei tre capitoli “arte performativa “, “spettacoli di danza”, “danza e video”, ha già ospitato le Compagnia Hybrid del Belgio, il brasiliano Grupo de rua di Niteroi, Wim Vendekeibus, Peeping Tom e prosegue fino al 3 aprile con prime assolute e nazionali. Un artista italiano assimilabile a questo eterogeneo settore è Enzo Cosimi. Con la sua Compagnia, a conslusione di un trittico iniziato a fine Novecento, ha rappresentato all’Auditorium I need more, emblema di un desiderio continuo che il coreografo appone alla sua “dichiarazione d’amore”. L’idea del trasporto amoroso sulla scena si esplica in due “pezzi che guardano lo stesso obiettivo: rappresentare delle contraddizioni”. Quali siano è stato arduo decifrare nella profluvie di “segni” di comunicazione. Nella prima parte, Superficiality, dominata visivamente da un gran teschio umano dorato, è la violenza e l’anarchia a dominare, la ribellione giovanile manifestata, con risvolti comici, nel tatuaggio ma soprattutto con esplosioni sonore punk della musica di Robert Lippok, nello spirito di Andy Warhol e di William Borroughs, quindi la beat generation. Nel complesso uno spettacolo di qualche suggestione visuale ma accuratamente fuori della danza in senso proprio e rigoroso sul piano performativo. L’altro atto, Bastard sunday richiama già nel titolo un ribellismo, anche cinematografico, ispirato dichiaratamente a Pier Paolo Pasolini, alla sua fine tragica evocata in video e nella danza limpida di un gruppo maschile intorno a una ragazza androgina, l’ottima Paola Lattanzi. Malgrado le contraddizioni, coreuticamente non risolte da Cosimi, il coreografo-poeta sembra dire che l’uomo “needs more”, è capace d’amore.

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