Corbucci & Tarantino

Quentin spiega perché "Sergio è il secondo miglior regista di western italiani”: nel documentario Django & Django di Luca Rea e Steve Della Casa, a Venezia
Corbucci & Tarantino

Quentin Tarantino spiega perché Sergio Corbucci è “il secondo miglior regista di western italiani”, ovvero “the other Sergio” rispetto a Sergio Leone. Succede in Django & Django di Steve Della Casa e Luca Rea, anche regista, il documentario prodotto da Nicoletta Ercole e presentato fuori concorso a Venezia 78: il titolo viene dal Django di Corbucci (1966) e dal Django Unchained (2012) di Tarantino.

Tra materiali d’epoca inediti e ricostruzioni, con titoli quali Django, Il grande silenzio, Gli specialisti, Il mercenario, Vamos a matar compañeros, Cosa c’entriamo noi con la rivoluzione, il doc è narrato e costruito da Tarantino, e vanta le testimonianze di Franco Nero (l’attore preferito di Corbucci) e Ruggero Deodato (l’aiuto regista di Django).
“Nasce dalla grande passione per il mio lavoro, quello che iniziò da piccola assistente costumista. Ho voluto ringraziare, dopo Marco Ferreri con il doc La lucida follia, Sergio Corbucci, che mi obbligava ogni primo giorno sul set dire la verità ‘Corbucci m’è padre a me’”, dice la Ercole. “Alla moglie Nori a casa della co-produttrice Tilde Corsi – prosegue la produttrice – raccontai l’intenzione di omaggiare Sergio e ricordarlo dopo 30 anni, soprattutto per lo spaghetti western, nel desiderio di dare a Sergio quel che lui ha dato a me. Tilde ci ha creduto, Lucky Red anche, poi ecco l’amico carissimo Franco Nero. Così è nata questa cosa, Nori ci ha Benedetto dall’alto, e grazie a Luca Rea, amico di Tarantino da 20 anni, abbiamo avuto anche Quentin”.

“A lui – aggiunge Rea – il tema è molto caro, e lo ha grandemente esplorato. Il doc ha tante stratificazioni, una di queste è che Tarantino voleva dedicarci un libro, e dunque qui ci ha donato tutto il suo studio fatto per quello”. Per Della Casa il regista americano, che cita Corbucci anche in C’era una volta a… Hollywood, “ha un atteggiamento sano, no nostalgico, per questo Django unchained gli riesce. Fa in modo che lo spirito di Sergio riviva rispetto al pubblico di oggi”.

Dal razzismo al fascismo, tanti i temi sensibili nel corpus di Corbucci: “Io allora ero giovanissimo, non ne ero cosciente. L’ho scoperto dopo Il mercenario e Vamos a matar compañeros, lì ho capito che Sergio combatteva contro il fascismo, che tutti i suoi film erano politici. In Django gli oppressi sono i peones messicani, analogamente in Companeros, e non c’è un eroe americano. Tarantino in Django Unchained fa lo stesso film: gli oppressi sono i neri”.

Sul recupero del cinema di genere, Della Casa osserva che “non è che non ci siano studi, ma l’atmosfera è lontana, mentre Tarantino ci insegna la loro valenza rispetto all’oggi: sono contrario a mettere le cose nelle teche”. E sul regista da rivalutare concorda con Rea: “Dario Argento, meriterebbe Leoni e Oscar alla carriera”.

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