Casa Coen

L'altra metà del cielo di Joel non è Ethan, ma la moglie Frances McDormand. Alla Festa di Roma per le loro inedite scene da un matrimonio
Casa Coen

Abituati a vedere il suo nome accanto a quello del fratello, come lo Yin e lo Yang, dimentichiamo spesso che l’altra metà del cielo di Joel Coen non è Ethan, bensì Frances. Frances McDormand.
Il loro è un sodalizio forse addirittura più forte di quello tra i fratelli. Se non basta come prova la complicità con cui duettano nell’incontro riservato ai giornalisti della Festa di Roma, antipasto di quello di stasera con il pubblico, si prenda nota della ritrovata loquacità di Joel (per capirci, quello dei Coen con i capelli neri e lunghi), che di norma, quando affronta la stampa in compagnia di Ethan, è assai più avaro di parole.
Si vede che la presenza della moglie lo rilassa: “Ci siamo sposati nel 1984 – racconta – subito dopo Fargo. Dopodiché abbiamo preso una casa nel Bronx, dove abbiamo vissuto con Ethan, Holly Hunter e Sam Raimi. ” “Ma non eravamo una comune di artisti, niente del genere: eravamo poveri invece e vivere con qualcuno era una necessità” corregge il tiro la McDormand. Non capiamo fino in fondo che rapporto abbia con il cognato: “Loro due sono inseparabili sul lavoro, fanno tutto insieme – dice lei –  ma poi ognuno torna a casa sua. Non conosco così bene Ethan. Lo conosco come farebbe qualsiasi altra cognata. Ci vediamo ai festival, durante le vacanze. Tutto qui”.
Joel dal canto suo dichiara di non essere geloso della moglie, nonostante l’abbia vista andare a letto con qualcun altro un’infinità di volte, ma solo al cinema: “Per carità, conosco bene il mestiere dell’attore! Figuriamoci se credo a quello che fanno sul set! Ho altre preoccupazioni semmai: quando ci rivedremo, come gestire la casa, cose così”.
Ma qual è il segreto di un unione così duratura? Joel lascia la parola alla moglie, non per galanteria: “Per molti anni, a causa del lavoro, abbiamo vissuto lunghi periodi lontani. Così, quando ci rivedevamo, c’erano sempre tante storie da raccontare – rivela Frances -. Questa cosa è durata per circa dieci anni. Poi è arrivato nostro figlio, l’esperienza più entusiasmante del matrimonio. Per vent’anni la nostra massima preoccupazione è stata lui. Ora che ha lasciato casa inizia una fase nuova per noi. Sono curiosa di vedere dove ci porterà”.
Le prime crepe s’intravedono quando toccano l’argomento tv. Joel: “Non la guardo. Non mi piace. Non mi interessano i formati piccoli. Mi preoccupa questa deriva. Vedreste mai Lawrence d’Arabia sullo schermo di un telefonino? Come autori cerchiamo di capire questi fenomeni, ma lo facciamo attraverso film su grande schermo. Anche Ave, Cesare! (il nuovo film dei Coen, nelle sale USA da febbraio 2016, ndr) lo fa: è un film che parla del vecchio modo in cui si facevano i film.”
Frances invece: “La tv ha moltiplicato le opportunità lavorative, soprattutto per noi donne. Più produzioni, più ruoli disponibili, più ruoli per noi donne, che possiamo dar vita a figure femminili complesse in storie che durano non più un’ora e mezza, ma quattro. Come è successo a me con Olive Kitteridge. E poi il lavoro in televisione è più stabile. E anche questo è un vantaggio. Credo che sia tutta una questione di qualità. Cinema o tv, il formato conta fino a un certo punto”.
Ed è allora che viene fuori tutto l’amore di Joel per la moglie: “Non vorrei contraddirmi ma in effetti, se ci penso, le mie prime esperienze di cinema sono state con un piccolo televisore in bianco e nero. Forse è vero che il formato non conta molto”. Come le opinioni del resto. E se fosse questo il segreto di coppia?

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