Cahiers, si dimette tutta la redazione

Dimissioni collettive per la redazione della storica rivista francese, in polemica con la nuova proprietà, accusata di conflitto d'interessi
28 Febbraio 2020
Business, In evidenza
Cahiers, si dimette tutta la redazione

Sono giorni turbolenti per il cinema francese. Ieri, i quindici componenti della redazione dei Cahiers du Cinéma hanno rassegnato in blocco le loro dimissioni. La decisione arriva in seguito all’acquisizione, avvenuta circa un mese fa, da parte di un gruppo di venti investitori.

Il progetto, a fondo perduto, è gestito da una cordata guidata da Eric Lenoir e formata da imprenditori del settore delle telecomunicazioni (il miliardario Xavier Niel, Alain Weill di Altice France), finanziatori cinefili e produttori. Tra questi, troviamo Pascal Caucheteux, capo di Why Not Productions a cui si devono molti dei film di Ken Loach e Arnaud Desplechin, Toufik Ayadi e Christophe Barral, produttori del recente I miserabili.

Nonostante la dichiarazione di un investimento “love money”, la redazione, preoccupata per la futura indipendenza della rivista, ha diffuso un comunicato stampa in cui denuncia “un problema di conflitto di interessi” proprio a causa della presenza di otto produttori tra gli azionisti.

“Tutti gli articoli pubblicati sui film di questi produttori sarebbero sospettati di compiacenza e interferenze”, sostengono i redattori, critici anche sull’operazione in sé. In segno di protesta e per rivendicare la propria credibilità, l’intero staff dimostra la propria opposizione ad alcune indicazioni già esposte dai nuovi azionisti. Tra queste, la maggiore attenzione all’industria cinematografica nazionale e l’intenzione di rendere più cool e popolare la rivista.

Proposte inaccettabili per la rivista, negli ultimi mesi peraltro attaccata da Emily Barnett della rivista Inrockuptibles perché da sempre dominata da maschi. Lenoir ha risposto al gesto clamoroso garantendo che i nuovi azionisti non hanno dato alcuna istruzione ai giornalisti su come e cosa devono scrivere. “la redazione deve scrivere ciò che vuole sul cinema – dice il capo della cordata – e non intendiamo condizionare le loro scelte».

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