Ca’ Foscari, o della varietà

Da Teresa Cavina ad Ayat Najafi, passando dal 3D: ospiti, tendenze e gioielli in corto
Ca’ Foscari, o della varietà

La nona edizione del Ca’ Foscari Short Film Festival è giunta al termine. In serata si svolgerà la cerimonia di chiusura in cui sarà scelto un vincitore tra i film presentati nel Concorso internazionale e tra i videoclip della rassegna Music Video Competition presentati nella giornata di ieri. Durante la cerimonia, gli artisti Cosimo Miorelli e Giorgio Pacorig proporranno una performance di live-storytelling al pubblico.

La giornata di ieri si è conclusa con gli interventi dei giurati di quest’anno, Teresa Cavina, Ayat Najafi, e Ülo Pikkov, che hanno presentato all’Auditorium i lavori scelti per il Programma speciale a loro dedicato. Teresa Cavina, ex-cafoscarina oggi attiva come programmatrice di festival. Tra le tante importanti collaborazioni, ricordiamo il suo ruolo in quanto vicepresidente del Festival di Locarno, mentre in Italia è stata co-fondatrice e co-direttore artistico del Festival del Cinema di Roma. Nel 2009 diventa direttore di programmazione dell’Abu Dhabi Film Festival, oggi considerato il più importante evento cinematografico del mondo arabo. Cavina ha scelto di presentare all’Auditorium il corto Condom Lead, dei palestinesi Arab e Tarzan Nasser. Il titolo si rifà al nome della missione “Cast Lead”, attuata nella striscia di Gaza nel 2009. “Questo film mostra due cose: un intento originale e una compattezza assoluta. Tutti gli strumenti sono finalizzati all’idea che lo regge” ha spiegato Teresa Cavina, che ha aggiunto di aver scelto questo lavoro in primo luogo perché realizzato da due registi di appena 25 anni, il che lo rende coerente con la filosofia di un festival come lo Short. Il corto rappresenta un cinema consapevole, ma in grado di affrontare la realtà attraverso un’intelligente chiave ironica che nell’opera dei fratelli Nasser è predominante.

È seguito quindi l’intervento di Ayat Najafi, regista e sceneggiatore dall’Iran con un importante passato teatrale alle spalle dell’attuale carriera nell’ambito cinematografico. Allo Short ha presentato un suo cortometraggio del 2016 dal titolo Nothing has ever happened here, mockumentary (ovvero un finto documentario) sugli effetti di un devastante conflitto avvenuto, nell’ipotesi del film, in Iran. Najafi ama sperimentare una realtà che ha definito “trasformativa”: il regista sperimenta con il genere documentario, immaginando scenari mai avvenuti ma non inverosimili. Narrando al pubblico le proprie visioni, l’autore intende usare il potere dell’arte al fine di lottare contro le ingiustizie del mondo, cercando di risvegliare le coscienze dei suoi spettatori. Najafi sente dunque molto vicino il tema dell’immigrazione, centrale nell’edizione di quest’anno, tema al quale ha dedicato un pensiero durante l’incontro di ieri: “Io non appartengo a un solo Paese. Sono iraniano perché i miei ricordi sono legati all’Iran, nient’altro. Abbiamo una responsabilità verso le persone che vengono in Europa in cerca di salvezza e dobbiamo fare il possibile per aiutarle a ricominciare.”

Infine, la parola è passata a Ülo Pikkov, animatore di fama internazionale. Dal 1996 ha diretto un ampio numero di opere d’animazione, con un occhio di riguardo verso le tecniche sperimentali. Si è occupato anche di documentari, genere che ha l’ambizione di combinare con l’arte dell’animazione. Pikkov ha presentato due suoi lavori allo Short. Letting Go è dedicato alla tradizione giapponese dell’hinamatsuri, si tratta di un lavoro improvvisato, una “terapia animata” dai tratti personali. Secondo corto presentato è Tik-Tak, corto d’animazione realizzato in stop-motion: il tema centrale qui è il tempo, i protagonisti sono infatti un orologiaio in grado di controllare il tempo e un topo che controlla gli orologi. Pikkov ha parlato anche del suo prossimo lavoro, che sarà un’opera dalla natura più intima e personale, dedicata a sua madre.

Per quanto riguarda la giornata di oggi, è stato  assegnato il Premio Olga Brunner Levi, presente allo Short già da sei edizioni. Partecipanti sono studenti di istituti superiori provenienti da tutto il mondo, invitati a realizzare un cortometraggio dedicato al rapporto tra condizione femminile e musica, con la possibilità di rappresentare una performance musicale femminile. Il premio è dedicato alla memoria di Olga Brunner Levi che, assieme al marito Ugo Levi, rese la sua dimora veneziana un felice punto d’incontro per letterati, musicisti e uomini di cultura. La giuria del concorso speciale dedicato alle mecenate triestina è composta da Roberto Calabretto (Università di Udine), Antioco Floris (Università di Cagliari) e Luisa Zanoncelli (Fondazione Ugo e Olga Levi). I finalisti di quest’anno sono Bound di Heidi Kafer (Stati Uniti), Shtojzovalle di Flutura Balaj (Kosovo), Pa Përkufizim di Era Skivjani (Kosovo), Oblivion di Cagla Karslioglu (Turchia) e Writing’s on the wall di Bianca Radulescu (Romania).

Il secondo appuntamento della giornata è stato presentato da Carlo Montanaro, in passato direttore dell’Accademia di Belle arti di Venezia e fondatore de La Fabbrica del Vedere. Come ogni anno Montanaro, membro anche del comitato scientifico del Festival, ha portato sul palco dell’Auditorium un programma speciale dedicato al cinema delle origini: per questa nona edizione, C’era una volta il 3D, che vede protagonista la figura di un vero pioniere dell’animazione in tre dimensioni, il russo Ladislas Starewitch (1882-1965). Nelle prime opere realizzate in patria utilizza una tecnica innovativa, oggi nota come stop motion, oltre a girare lungometraggi con attori in carne e ossa ricchi di effetti speciali. Trasferitosi in Francia nel ’17 dopo la Rivoluzione, inizia a dedicarsi alla sola animazione tridimensionale, tecnica di cui è considerato il padre. Le opere scelte da Montanaro si focalizzano su tre elementi che costituiscono importanti passaggi della sua carriera, il colore applicato, il sonoro, il colore realistico. Tra le opere presentate, alcuni brevi estratti di lavori non finiti e realizzati tra il 1914 e il 1920, un tentativo di pubblicità, il corto La voix du rossignol realizzato nel periodo francese e Come nasce e si anima una marionnette, inserti in cui l’artista spiega il suo lavoro.

In questa quarta e ultima giornata c’è inoltre ancora spazio dedicato alle novità cinematografiche provenienti dall’Asia Orientale, con il programma speciale East Asia Now curato da Stefano Locati. I corti presenti, rigorosamente realizzati durante lo scorso anno, mostrano una speciale sensibilità nei confronti del contesto sociale dei paesi di provenienza, osservato in sfaccettature anche inusuali. I lavori spaziano nel genere e nel tono, passando da lucidi documentari ad animazioni irriverenti. Dalla Corea del Sud il corto A cog in the wheel del regista Gyeong Lee, rappresentazione della società coreana in cui una donna lotta per mantenere il proprio status all’interno di un’azienda. A fly in the restaurant, corto d’animazione cinese realizzato da Xi Chen e Xu An, racconta la storia di una mosca all’interno di un affollato ristorante, fornendo un interessante e ironico spaccato della Cina, che cerca di dare un significato nuovo alla frase di Mao “La Rivoluzione non è un pranzo di gala”. Dal Giappone il docu-fiction That man from the peninsula di Yusuke Kitaguchi, storia di un giovane studente coreano che frequenta una scuola di lingua in Giappone. Infine, Judgement di Raymund Ribay Gutierrez, autentico ritratto della società filippina in cui una madre affronta ostacoli burocratici per denunciare la violenza del marito.

Grande attesa infine in Auditorium per lo spettacolo di chiusura di questa nona edizione del Ca’ Foscari Short Film Festival. Quest’anno protagonisti dell’evento sono gli artisti Cosimo Miorelli e Giorgio Pacorig con CU(L)T!, una performance dal vivo in cui la musica si combina ad una forma di live-painting digitale, producendo così una storia raccontando attraverso immagini e suoni. Miorielli è illustratore e live-painter che lavora con tecniche digitali, muovendosi tra illustrazione, fumetto, pittura e live-storytelling. Pacorig è pianista e tastierista con all’attivo numerose collaborazioni musicali, sperimentando con i generi dal jazz alla musica elettronica, passando per forme d’improvvisazione. Tra i suoi vari progetti, ha realizzato anche musiche per film.

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