Ca’ Foscari a 360°

Dopo Patrice Leconte, allo Short Film Festival spazio all'animazione (Stuck in the middle) e ai videogames (Assassin's Creed)
Ca’ Foscari a 360°

Il Ca’ Foscari Short Film Festival arriva alla sua seconda giornata, con un programma sempre pronto ad ampliare i propri confini verso le realtà più diverse, come quella videoludica, protagonista di un evento speciale.

La giornata di ieri si è invece conclusa con l’incontro con l’ospite d’eccezione di quest’anno, il cineasta francese Patrice Leconte. Nato nel 1947, Leconte è un autore particolarmente eclettico, cineasta e sceneggiatore ma non solo, come dimostra il suo interesse per forme d’espressione più popolari come il fumetto, oppure per la recitazione. “Mi piace fare cose diverse per non annoiarmi” ha raccontato Leconte al pubblico dell’auditorium, aggiungendo che ama “Far cose che non sono sicuro di essere capace di fare”. Raccontando degli aneddoti sulla realizzazione dei suoi film, il maestro ha sottolineato come un incontro possa cambiarci radicalmente la vita, di come sia necessario “aprire gli occhi verso ciò che ci circonda, poiché se si sta tutto il giorno con il naso fisso sullo smartphone, non si farà mai nessun incontro”. Parole di un autore la cui carriera attraversa gli ultimi quarant’anni del cinema francese e internazionale e nel tempo il successo delle opere di Leconte e il suo talento nel sapersi muovere agevolmente tra generi come il dramma e la commedia lo hanno reso uno dei registi più stimati di Francia. La vena ironica che attraversa la sua filmografia si accosta con equilibrio alle sapienti rappresentazioni di problematiche umane popolano il suo cinema, ricco di forme espressive e generi diversi. Nel corso della sua carriera ha ricevuto premi e nomination presso importanti festival internazionali. Quattro César, il BAFTA, il David di Donatello e una nomination dell’Academy per il suo film Ridicule, pellicola in costume del 1996 oggi considerata tra i suoi massimi lavori. “Avevo paura di fare qualcosa di troppo classico, un film sul ‘700” ha spiegato il regista, “In realtà alla fine è comunque un film un po’ classico”. Le opere di Leconte hanno partecipato ai maggiori festival cinematografici d’Europa: nel 2002 il suo acclamato L’uomo del treno è a Venezia, mentre due anni dopo il suo Confidenze troppo intime partecipa alla Berlinale. Tra gli ultimi lavori anche un’opera di animazione, La bottega dei suicidi, un film che, racconta il regista, “sembrava impossibile realizzare, sarebbe servito un Tim Burton e io non lo sono”, ma infine è stato realizzato per volontà di un produttore, ma “la censura aveva interpretato il film come un’apologia del suicidio!”.  Leconte sta ora lavorando al suo nuovo film, La maison vide, che sarà presentato nel corso del 2019.

Oggi, per il Concorso Internazionale, si inizia con un interessante corto d’animazione, Fuse di Shadi Adib, tragica odissea di un topolino chiuso in una scatola e lasciato nelle mani di carnefici sadici e indecisi. Alla fine ci sarà un prezzo da pagare per tutti. Segue la seconda opera italiana in concorso, Nooh del regista Edoardo Bramucci. Al centro il tema dell’immigrazione, eletto a tematica centrale di questa nona edizione: il film racconta la storia di un bambino immigrato clandestinamente e del suo rapporto con un bizzarro supereroe immaginario, che lo aiuta a scappare dal centro di accoglienza ma che sarà rimpiazzato dopo l’incontro con una nuova, e reale, amica. Il corto polacco di Grzegorz Paprzycki, People Talk – We wsi gadają, affronta il tema della discriminazione, attraverso un racconto dai tratti misteriosi. Due bambini rom si avventurano nei pressi di una villa abitata da un signore molto discusso, che si dice abbia fatto molti soldi durante i suoi viaggi in Africa. La verità è però più inquietante. What’s Your Name – Shou Esmak, corto libanese di Nour Al-Moujabber, parla invece di un caso di Alzheimer. Ne soffre la madre del protagonista, che nel corso del tempo cerca attraverso la ripresa di alcuni filmati di immortalare quanto più possibile il ricordo di lei, sperando di rallentare la malattia inducendo la madre a ricordare il proprio nome. Un corto tra i più emotivamente coinvolgenti. Dalla Cina arriva The Intruder – Rùqīn zhě, di Zhang Xueying, in cui una giovanissima ladra entra in una villa per derubare la proprietaria, restando però intrappolata in una situazione ad alta tensione: mentre si trova nella casa è commesso un assassinio e la ragazza dovrà così lottare per la propria sopravvivenza. Il corto turco Akif, del regista Harun Baysan, ci porta invece in un contesto completamente diverso, in cui un giovane per prendersi cura del padre decide di rinunciare alla leva militare. Per farlo troverà una soluzione disperata: fingersi omosessuale, grazie ai consigli dell’amico gay Uğur che è riuscito così ad evitare di essere chiamato dall’esercito. Cambio di tono con l’opera di animazione francese Stuck in the middle: corto ironico e inquietante al tempo stesso, in cui protagonisti sono un gruppo di amici in viaggio per il deserto. A loro si aggiungerà un elemento bizzarro, un autostoppista silenzioso che sembra portare con la sua sola presenza sventura e conflitto all’interno del gruppo. Segue Dhachka di Devik Rathod, opera indiana dal tono irriverente, in cui si racconta la disavventura di un nucleo familiare che sembra incapace di godersi un normale viaggio in macchina. Sarà la madre a perdere la pazienza e prendere in mano la situazione, mettendosi al volante senza saper guidare. Elephant in the Room di Chanelle Eidenbenz parla invece di una madre che nel tentativo disperato di riuscire a comunicare con il proprio figlio si affida ad un surrogato, una bambola gonfiabile chiamata Elias. Il figlio tenta di far sembrare ridicola l’iniziativa della madre, ma lei sembra ormai vivere in un mondo a parte. Si passa quindi al mondo del pugilato con il corto austriaco TNT Boxerstory di Mark Gerstorfer. Qui si racconta la storia di un ex-pugile professionista che ora si cimenta con sfide “a perdita programmata” per fare qualche soldo. Dopo essere stato truffato decide però che forse non è più il caso di perdere. Dai pugni alle magie con The Great Imogene, corto dagli Stati Uniti diretto da Rachel David, in cui una giovane scappa da un istituto per malati mentali per portare avanti una carriera come prestigiatrice. Prima meta, Las Vegas, in compagnia di una sua guardiana e delle muse ispiratrici. Un corto surreale e leggero, folle senza esagerazioni. Infine The Last Children in Paradise – Die letzten Kinder im Paradies, regia di Anna Roller, il cortometraggio tedesco che racconta l’ingresso nell’età adulta di un’adolescente, Leah, che vive assieme al fratellino di dieci anni in una fattoria isolata. La scoperta del sesso in un contesto sociale privo di controlli e ricco di responsabilità condurrà i due ad affrontare un’esperienza difficile.

Numerosi anche i programmi speciali, tra i quali l’appuntamento dedicato ai lavori realizzati lo scorso anno durante la Summer School Films in Venice and Filming Venice. Gli studenti partecipanti hanno potuto cimentarsi con la produzione di progetti cinematografici dedicati alla città di Venezia. Il workshop, inaugurato nel 2018, è un’iniziativa della Venice International University in collaborazione con Università Ca’ Foscari, IUAV, IULM e gli atenei di Tel Aviv (Israele) e Waseda (Giappone). Cinque i lavori realizzati e presentati allo Short, La Bauta, Mildness, Flyfight, Bound to Venice e Stranded. Scopo della scuola è spingere i suoi partecipanti a cimentarsi sia con la teoria che con la pratica cinematografica, realizzando lavori in grado di gettare una luce diversa sull’immagine di Venezia.

Un nuovo spazio all’interno del festival è dedicato alle opere selezionato dal catalogo del World Film Fair. Una realtà giovane e in crescita, il WFF nasce per promuovere il cinema indipendente e di genere, dando opportunità a tutti quei registi emergenti alla ricerca di produttori e finanziatori. La vetrina internazionale dei lavori promossi dal WFF ha sede tra New York e Los Angeles, ma i film vengono proiettati in tutto il mondo in sale e festival convenzionati, tra i quali il Ca’ Foscari Short Film Festival. Grazie a questo scambio al festival veneziano è presente una selezione di cinque cortometraggi, provenienti da cinque paesi diversi: Comrade Sebastian (Bulgaria), Three Men (Islanda), Ferruccio. Story of a (little) robot (Italia), The Children’s Mayor (Paesi Bassi).

Lo Short è un festival aperto agli incroci tra discipline e arti diverse, mantenendo sempre un occhio di riguardo per tutto ciò che può essere racconto audiovisivo. Quest’anno si rende protagonista il mondo videoludico, con la presenza di un evento speciale dedicato ad Assassin’s Creed, tra le più celebri e longeve saghe di videogiochi di sempre. Protagonista è Desmond Miles, discendente di una illustre famiglia appartenente alla confraternita degli assassini; attraverso una particolare tecnologia gli è possibile rivivere la vita dei suoi antenati, ricostruendo gli scontri tra templari e assassini che hanno influenzato l’andamento degli eventi storici. Circa venti titoli, spin-off inclusi, in cui la componente cinematografica (in gergo videoludico si parla propriamente di cinematic) non è lasciata in secondo piano. Allo Short il produttore Ubisoft presenta una serie di cortometraggi in live-action raccolti sotto il titolo Assassin’s Creed Lineage, realizzati da Yves Simoneau nel 2009. Ubisoft è un creatore di mondi, impegnato ad arricchire la vita dei giocatori con esperienze originali e memorabili”: questo è il motto aziendale della compagnia, perfettamente coerente con i prodotti che hanno reso celebre la casa nel corso degli anni.

In serata, l’incontro con uno degli ospiti di quest’anno, lo stimato animatore sperimentale italiano Leonardo Carrano, protagonista di una conversazione a cura di Paola Bristot, docente dell’Accademia di Belle Arti di Venezia.

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