Brizé, Un autre monde

Il regista chiude la trilogia sul mondo del lavoro. Con Vincent Lindon ancora protagonista: "Stavolta sono un dirigente che lavora sodo, soffre, si pone delle domande"
10 Settembre 2021
Festival, In evidenza
Brizé, Un autre monde
Credits: Nord Ouest Films France 3 Cinema

Dopo La legge del mercato (2015) su un disoccupato e In Guerra (2018) su un sindacalista, il regista francese Stéphane Brizé completa la sua trilogia sul mondo del lavoro con Un autre Monde. In concorso alla Mostra del cinema di Venezia il film racconta la storia di Philippe Lemesle, un manager costretto dai piani alti a licenziare molti dei suoi dipendenti.

Questa volta Brizé cambia prospettiva e si muove tra i vincenti della società, nell’ambiente dei dirigenti d’azienda.  Il punto di vista non è più lo stesso, ma il protagonista è sempre interpretato dal medesimo attore: Vincent Lindon. Nel cast anche Sandrine Kiberlain nel ruolo della moglie di Philippe.

“Questo film è un controcampo di In Guerra– dice il regista-. Lì c’era un sindacalista, qui invece c’è un dirigente che ha il compito di licenziare alcuni impiegati. Avevo voglia di sradicare questa dialettica fin troppo semplicistica per cui ci sono i cattivi dirigenti da un lato e gli operai buoni dall’altro. Il problema è sistemico”.

“Non è una trilogia questa- dice Vincent Lindon-. Per me questo è un nuovo film. In più il personaggio che interpreto in Un autre Monde è molto diverso dai miei precedenti. Qui sono un dirigente. Si parla del mondo del lavoro, ma anche dell’amore e del quotidiano. Philippe è un uomo che lavora sodo, soffre, si pone delle domande e alla fine arriva a un punto di rottura sia nel lavoro che nella coppia”.

In questo film, a differenza dei precedenti, Brizé dà dunque più spazio alla vita privata dei protagonisti. “Lei lascia un uomo che ancora ama proprio nel momento in cui avrebbe bisogno di protezione- dice Sandrine Kiberlain-. Fa in modo che suo marito apra gli occhi su una situazione che non vuole vedere. Sono due personaggi che si trovano sull’orlo di un precipizio e che a un certo punto hanno il coraggio di fermarsi”.  E il regista: “Voglio sottolineare il coraggio del personaggio interpretato da Sandrine. È la più coraggiosa del film. Il coraggio è quello di tirarsi fuori da situazioni che non ti piacciono”.

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