Bonifacio Angius, dell’anarchia

"È un film vitale, contro le regole e le leggi che non sempre sono giuste”, dice il regista. Che porta l'opera seconda Ovunque proteggimi a Torino
Bonifacio Angius, dell’anarchia

“È un film anarchico nello spirito, in senso positivo, vitale, contro le regole e le leggi che non sempre sono giuste”. Bonifacio Angius presenta al Torino Film fest 2018 il suo secondo lungometraggio, Ovunque proteggimi, storia di due personaggi – un alcolista e una donna psicolabile – che la società ha emarginato al punto di farli incontrare in una clinica psichiatrica dalla quale fuggiranno, per cercare di conquistarsi spazi di normalità o di felicità.

“Sono partito dai toni e dai colori con cui finiva Perfidia, il mio film precedente, e ho cercato di portarli in questo film con cui volevo raccontare qualcosa di completamente opposto. E allora ho scelto due personaggi impulsivi e istintivo, attivi fino all’estremo; ho lavorato su di loro fino quasi a farli diventare me e questo mi ha aiutato anche a raccontare un personaggio femminile: l’ho scritto come se fossi io”. Ovunque proteggimi mescola suggestioni e iconografie che guardano agli Stati Uniti, come il paesaggio, il road movie, il cantante folk tormentato (“Ho pensato al cinema americano degli anni ’70, a ‘Un uomo da marciapiede’ e ‘Qualcuno volò sul nido del cuculo’”), senza romanticismo anzi con vena grottesca che contrasta con lo spirito tenero dei personaggi.

“La forza principale del primo film era l’ambiguità del personaggio principale, con Andrea e Francesca invece ho giocato sulla totale trasparenza delle loro azioni e intenzioni, erano dei libri aperti, dei bicchieri d’acqua e questo mi ha permesso di fare un film più aperto, più diretto più ironico”. Più che alla patologia dei due, Angius ha guardato al loro modo di reagire a situazioni e contesti opprimenti che sono più simili a quelli di qualunque essere umano di quanto non si pensi.

Un film quindi che cerca di essere popolare cercando al contempo la sua originalità: “Ho cercato una struttura e un modo di racconto il più possibile lontano dal cinema da festival, volevo coinvolgere tanto il critico cinematografico quanto il mio salumiere. Mi spaventa che negli ultimi anni il cinema d’autore sia diventato impopolare, perché credo che debba tornare a esserlo come lo era nel passato: in fondo anche Antonioni era popolare, parlava a un pubblico e il pubblico lo ascoltava. Bisogna ripensare le modalità di realizzazione e fruizione del film.” E Ovunque proteggimi grazie alla vitalità dei suoi due protagonisti (Francesca Niedda e Alessandro Gazale) riesce a coniugare la personalità del suo autore con lo spirito del pubblico.

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