Babyteeth al bivio

"Abbiamo voluto far risaltare la dualità tra dolore e umorismo", dice l'australiana Shannon Murphy, seconda regista donna in Concorso
Babyteeth al bivio
Shannon Murphy - Foto Karen Di Paola

(Cinematografo.it/Adnkronos) – “Abbiamo voluto far risaltare la dualità tra dolore e umorismo. Nonostante la storia cupa, è un film pieno di umorismo. In ciascuna inquadratura drammatica volevamo un elemento ironico e in ogni momento ironico un’annotazione drammatica”. Così la regista australiana Shannon Murphy parla del ‘segreto’ di ‘Babyteeth’, presentato oggi in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Un film che, pur parlando di un’adolescente gravemente malata, si trasforma in un inno alla vita e all’amore.

La protagonista Milla Finlay (l’attrice Eliza Scanlen), proprio mentre attraversa un momento di fragilità estrema, si innamora del pusher Moses (interpretato da Toby Wallace), che vive per strada tra furti e solitudine, e per i genitori (Emily Barclay e Eugene Gilfedder) è un’ulteriore preoccupazione, che decidono di tenere a bada, contravvenendo ad ogni morale tradizionale, in nome della gioia che il rapporto con Moses dona alla figlia malata. “Tutti questi personaggi – dice la regista – sono imperfetti. Il loro mondo si sta sgretolando e tutti si rifugiano nelle droghe e nei farmaci come un’automedicazione. La più solida è proprio Milla”, la quale mostra a tutti coloro che gravitano nella sua orbita – i suoi genitori, Moses, un sensibile insegnante di musica, un piccolo violinista in erba e una vicina incinta dotata di un’onestà disarmante – come vivere quando non si ha niente da perdere.

Il Cast – Foto Karen Di Paola

Quanto alle tinte forti del suo stile, che attraverso momenti di rottura tra immagini, dialoghi e musica esalta le emozioni di tutti i personaggi, la regista spiega: “Non ci potevano essere mezze misure nel mio approccio per rappresentare in modo autentico la protagonista, che a quindici anni si trova sul punto di sentirsi più viva che mai, ma allo stesso tempo deve fare bruscamente i conti con la sua mortalità. IO non ho paura delle tinte forti, mi piace essere audace”, sottolinea.

La regista e gli attori riconoscono che gran parte del merito del film si deve alla sceneggiatura di Rita Kalnejais, “praticamente perfetta”. “Abbiamo aggiunto – spiega la regista – solo alcuni momenti più privati. Ma il resto c’era già tutto”. Per esempio, sottolinea l’attrice protagonista, “il fatto che il testo fosse molto lontano dal melenso e dal sentimentale, per me è stato molto importante. Così come lo è stato trovare la calma che contraddistingue Milla, che è forse la più matura e negozia con tutti gli altri tre protagonisti”.

Per Eugene Gilfedder, che veste i panni del padre distrutto dalla malattia della figlia ma anche divertito dalla sua scoperta dell’amore, ‘Babyteeth’ è un film “molto australiano: una delle cose belle dell’Australia è che vieni accettato qualsiasi problema tu possa avere. E c’è molta senso vitale in questo, come nel film”.

Infine qualcuno chiede a Shannon Murphy come si senta ad essere la seconda e ultima regista donna nel concorso veneziano di quest’anno, su una selezione di 21 film: “Credo che la vera cosa dura per noi registe sia quella di dover sempre rispondere a domande sulle registe donne. Perché credo che questo tolga qualcosa al nostro lavoro artistico e oscuri in qualche modo l’importanza del film. Comunque – conclude – non è stato difficile diventare regista in Australia perché abbiamo degli incentivi che favoriscono la parità di genere in tutti i ruoli di leadership”.

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