Avati come nuovo

Dal maestro de La casa dalle finestre che ridono un ritorno alle origini: "Col Nascondiglio ricomincio tutto da capo"
12 Novembre 2007
Avati come nuovo
Brio ed ottimismo del regista Pupi Avati

Foto Pietro Coccia

Pupi Avati torna all’horror di gioventù. A oltre dieci anni da L’arcano incantatore il regista bolognese recupera atmosfere e suggestioni del genere che l’ha reso celebre a partire dal ’76 con La casa dalle finestre che ridono e Zeder. Il nascondiglio è il titolo del suo nuovo film, con Laura Morante, Yvonne Sciò, Burt Young e un mostro sacro come Treat Williams, in sala dal 16 novembre: “Il cinema italiano frequenta sempre di meno il genere. Ostenta nei suoi confronti una diffidenza snob, assolutamente deleteria. Da parte mia, ho invece fatto questo film proprio per resettarmi nel rapporto con la macchina da presa. Dopo tanti film biografici e autoreferenziali è stato un modo per ricominciare tutto da capo e tornare a mettermi in discussione. Il patto con lo spettatore è semplice e dichiarato: il nostro unico impegno è spaventare. Niente di più”. Cast internazionale e riprese a cavallo fra Cinecittà e Stati Uniti, forniscono una misura della coproduzione con cui la Duea Film di Avati e Rai Cinema, lanceranno il film in 200 copie.
Alle spalle del film è l’omonimo romanzo Il nascondiglio, scritto dallo stesso Avati e pubblicato da Mondadori: “Io non so scrivere sceneggiature, ma racconti – spiega il regista -. Tutte le mie idee nascono in forma letteraria. E’ un modo più generoso e dettagliato di raccontare una storia, che evita tante incertezze e fornisce informazioni precise, al momento delle riprese”. Nello specifico si tratta della storia di una donna, che Avati ha liberamente ispirato a un fatto accaduto negli Stati Uniti: uscita dalla clinica psichiatrica dove era rimasta chiusa per anni, tenta di rifarsi una vita coronando il sogno di aprire un ristorante. Grazie all’intermediazione dell’agente immobiliare interpratato da Burt Young, la sua scelta cade su una vecchia casa isolata, su cui circolano strane storie. “Tutto nasce dalla sua contemporanea attrazione e repulsione per questo luogo – racconta Avati -. I percorsi sono abbastanza obbligati, ci muoviamo nel rispetto degli stilemi del genere, ma cercando di arricchirli con qualche intuizione”. Su tutte, come lui stesso fa notare, le spettrali vocine femminili che intonano Magic Moments dalle condotte di areazione, accompagnando i flashback, che illustrano gli antefatti della vicenda, avvenuti nel lontano 1957.
L’ultima volta al cinema nel francese Le avventure galanti del giovane Moliére, Laura Morante con Avati debutta ufficialmente in thriller: “E’ la prima volta? Teoricamente sì, ma non saprei. Non catalogo, né scelgo mai i film in base al genere. Mi sembra un pregiudizio. Se un film mi piace, lo faccio, punto e basta. A colpirmi è stata in questo caso la sceneggiatura: rendeva molto bene l’atmosfera sonnolenta della cittadina americana in cui si svolge la vicenda. E poi volevo recitare con Pupi Avati”. Complimenti e goliardici apprezzamenti al regista arrivano anche da Burt Young, lo storico “Paulie”, cognato di Sylvester Stallone in tanti Rocky: “L’ho incontrato un paio d’anni fa. Sapevo che era un regista importante, ma quando giravamo provavo ogni tanto anche a dire la mia. ‘Pupi, si potrebbe fare così, azzardavo. E lui: ‘Certo, ma si può fare anche come dico io’. E l’aveva sempre vinta lui”. Ulteriore incentivo a partecipare al film, conclude scherzando, è stata ‘la ragazza bellissima’ a cui allude, indicando col capo Laura Morante. Il segreto del film e di Pupi Avati è tutto in un apparente paradosso: “La mia ignoranza verso le cinematografie di altri paesi è abissale. Faccio troppo cinema, perché possa anche andare a vederlo. Proprio questo mi ha però forse consentito di rimanere ‘alternativo’. La forza che mi fa alzare la mattina per affrontare set o moviole è questa inconsapevolezza. L’unica cosa che conosco bene sono gli incassi. Inutile negarlo: la nostra creatività è tanto grande, quanto il budget che abbiamo a disposizione”. La considerazione è tutt’altro che casuale. Proprio in giornata la Duea Film di Pupi e Antonio Avati, fratello e produttore di tutti i suoi film, ha annunciato un accordo con il Gruppo Bancario di Credito Valtellinese, Mediocreval, che entrerà in partecipazione, rilevando una una quota del 15%: “E’ la prima volta che una banca interviene direttamente nella produzione cinematografica: un’operazione coraggiosa, di cui il cinema ha bisogno e che mi auguro crei un precedente per tante altre società”.

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