Argentina nella bocca del lupo

Il film di Marcello accolto trionfalmente al Festival di Buenos Aires. Il regista: "Qui grande educazione alla cultura"
13 Aprile 2010
Argentina nella bocca del lupo

Entusiasmo per La bocca del lupo di Pietro Marcello, unico italiano in concorso alla dodicesima edizione del BAFICI (Festival del cinema indipendente di Buenos Aires). Gli applausi bipartisan di stampa e pubblico hanno accolto la trasferta sudamericana del regista casertano, già premiato a Torino, Berlino e Parigi (Festival du Cinéma du Réel): “Sono molto felice della risposta che ha avuto il pubblico argentino. È un paese che dimostra di avere grande attenzione ed educazione alla cultura”. Il film, già comprato per la distribuzione in Argentina e in America meridionale durante l’ultima Berlinale, continua dunque a suscitare consensi, e il primo ad esserne sorpreso è lo stesso Marcello: “Ero un po’ timoroso inizialmente. Il film affronta la condizione degli emarginati, degli immigrati, nelle vie della Genova di oggi, ma con uno sguardo alla storia e allo sviluppo della città, del suo tessuto sociale. Sono stato molto felice dell’interesse dimostrato dal pubblico di Buenos Aires, dalla sua calorosa accoglienza”.
Nel ripercorrere la genesi del suo fortunato film, precisa che l’idea – raccontare la vita “degli ultimi” nella città – non è nata da una sua necessità, come nel caso del suo film precedente (Il passaggio della linea), ma da una committenza, la Fondazione San Marcellino dell’ordine dei gesuiti: “Devo ringraziare molto la Fondazione San Marcellino perché hanno voluto il progetto e vi hanno creduto molto. È una realtà importante a Genova, seria, che opera con quasi cinquecento volontari. Quando ho iniziato a fare le ricerche, a trovare il modo di raccontare la vita dei “naufraghi” nelle strade della città, sono stati i primi a capire la forza del film”.
La bocca del lupo racconta con delicatezza la storia di amore e speranza tra Enzo e il transessuale Mary, due solitudini che si incontrano in carcere e si aiutano, si sostengono, in un percorso di redenzione che si sposa al sogno di lasciare i vicoli oscuri di Genova per vivere in una casa di campagna. “Molti pensano che la seconda parte del film, l’incontro con Enzo e Mary, sia semplicemente un’intervista. In realtà, quella è una vera confessione, è un atto di fiducia. Sono stato, infatti, per mesi e mesi con loro, seguendoli, e lì è venuta fuori una confessione spontanea, sincera, e non un’intervista. Non amo farle, ho sempre la sensazione che rappresenti un’aggressione”.

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