Akin sconvolge la Berlinale

In concorso con The Golden Glove, ispirato alle gesta del serial killer di Amburgo Fritz Honka: "Non imito Tarantino. Volevo elaborare l'orrore, testarne i confini di genere, inserirlo in un contesto sociale e mettere alla prova anche questo", dice il regista
Akin sconvolge la Berlinale

Il regista turco tedesco Fatih Akin (Orso d’oro nel 2003 con l’indimenticabile La sposa turca), ha sconvolto il Festival di Berlino con il suo The Golden Glove.

Il regista Fatih Akin

Un film che come un guanto soffoca lo spettatore, portandolo in un mondo di violenza e bruttura dal quale non si riesce a uscire anche dopo la visione. Un horror dal tocco sociologico sul serial killer di Amburgo Fritz Honka, che negli anni Settanta uccise quattro donne, anziane prostitute alcolizzate come lui, conservandone i cadaveri in casa, da non consigliare a chi ha non nervi deboli.

Una storia nera, già venduta in tutto il mondo, che ha provocato però più di qualche perplessità tra i critici e gli estimatori del regista. C’è troppo Tarantino? È la critica più sentita. Per alcuni la pellicola potrebbe addirittura danneggiare l’immagine del Festival.

Violentissimo certo, fino all’insostenibile, e compiaciuto nella messa in scena dell’orrore, The Golden Glove, secondo molti critici (italiani) è probabilmente il peggior film di Akin.

E non tanto per la materia trattata – i serial killer sono spesso gli affascinanti protagonisti di eccellenti storie cinematografiche – ma per lo sguardo con il quale il regista osserva i suoi personaggi, uno sguardo di disprezzo che non permette allo spettatore di avvicinarsi e partecipare a nessuna emozione.

L’orrore è reale e così difficile da sopportare nella sua intensità che ci si chiede perché guardarlo. “Per fortuna posso ormai permettermi il lusso di non dover fare film che non voglio fare”, dice Akin.

Il film è tratto dal romanzo omonimo di Heinz Strunk, grande successo editoriale nei paesi di lingua tedesca e Regno Unito. “Ho comprato quel libro il giorno della pubblicazione e, dopo metà della lettura, sapevo già di volerne comprare i diritti. Volevo essere il primo e ho immediatamente chiamato la casa editrice”.

Le critiche negative Akin le commenta così: “Il film non è un’imitazione di Quentin Tarantino. Volevo elaborare l’orrore, testarne i confini di genere, inserirlo in un contesto sociale e mettere alla prova anche questo. Alla fine credo che il mio film sia più una riflessione sulla violenza patologica che spegne qualunque residuo di umanità”. Non c’è da stupirsi che il prossimo progetto horror di Akin sia già in corso. A Hollywood, Akin prevede di iniziare già entro l’anno le riprese  di “Fire Kid” di Stephen King. Un film riuscito e una regia sicura. Senz’altro un tre pieno.

 

 

 

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