Addio, caro Dino

Da Monicelli a Virzì, il commiato del mondo dello spettacolo al maestro Risi: "Grazie a lui orgogliosi di essere italiani"
9 Giugno 2008
Addio, caro Dino

(Cinematografo.it/Adnkronos) – Parenti, amici e tantissimi registi e attori hanno reso omaggio oggi alla Casa del Cinema di Roma a Dino Risi, uno dei padri della commedia all’italiana, scomparso sabato scorso all’etè di 91 anni. Ed è stato proprio nel corso della
cerimonia che il figlio Claudio ha annunciato che le ceneri del regista verranno disperse a Murren, nei pressi di Berna, dove Risi aveva conosciuto la prima moglie, Claudia Mosca. All’entrata della Casa del Cinema un’enorme corona di fiori da parte dell’ex sindaco Walter Veltroni, ad aprire la commemorazione laica è stato Armando Trovajoli, che ha suonanto al pianoforte un brano della colonna sonora di Profumo di donna.
Alcuni tra i più importanti protagonisti del mondo del cinema e della cultura, fra i quali il fratello Nelo e Mario Monicelli, hanno ricordato Risi come regista e uomo. “Eccomi qua, di nuovo a parlare con, e di, Dino. L’ultima cosa che abbiamo fatto insieme è stata un scommessa. Su chi sarebbe morto prima, non ricordo però se a vincere era chi “campava” di più o chi moriva prima, quindi non so neanche se ho vinto”, ha raccontato con la consueta ironia Mario Monicelli, che ha poi ricordato il loro primo incontro, avvenuto agli inizi degli anni ’30 a Milano, e di come Risi abbia saputo “fotografare” e raccontare l’Italia “generosa e operosa” del dopoguerra e del boom-economico.
In tanti lo hanno ricordato: divertente e dalla battuta sempre pronta e tagliente: “Purtroppo non ho mai lavorato con lui – ha detto Silvio Orlando – ma una volta in Francia, dove mi trovavo per ritirare un premio, sul palco mi chiese, guardando i miei pantaloni troppo lunghi: “Orlando, ma chi gliel’ha fatto l’orlo a quei pantaloni?”. Anche questo era Dino Risi, ironico, a volte spietato, “che per amore di battuta era capace anche di far piangere una persona”, ha aggiunto Carlo Vanzina. “Famose” appunto alcune sue battute, come quella raccontata da Vittorio Sgarbi su Nanni Moretti: “Quando vedeva i film di Moretti – ha raccontato il critico d’arte – Risi pensava sempre: “Nanni spostati e fammi vedere il film”. Ci legava un amicizia sincera, di slancio. Forse perchè avevamo una visione della vita molto simile: credo che in me lui vedesse un Risi più giovane”. In molti hanno ricordato poi la sua lunga attività di regista, e pellicole come Il sorpasso o I mostri che hanno segnato profondamente il cinema italiano, e hanno fatto di Risi uno dei padri della commedia all’italiana. “Ha insegnato questo ‘mestiere’ a tante generazioni di registi, in particolare a non essere “gotici”, e a pensare prima di tutto al pubblico – ha detto Francesca Archibugi – Pur non avendolo conosciuto a fondo, posso dire che era una persona unica”.
“Quello di Risi era il cinema per eccellenza: aristocratico e popolare – ha affermato Sergio Castellitto – non amava la retorica, come d’altronde non la amo io, e dobbiamo rispettarlo, ma credo che ci mancherà tantissimo”. Presenti alla commemorzione, fra gli altri, anche i figli Marco e Claudio, Carla Fracci, Giuliano Gemma, Alessandro Haber, Ettore Scola, Enrico Mentana e Paolo Virzì, che ha così ricordato il regista: “Con la sua modestia da persona intelligentissima è saputo entrare con incisione nella società italiana, di ieri e di oggi”. “Penso che lo stile di vita e di pensiero di una persona come Risi debbano essere di grande esempio alle nuove generazioni di registi, e non solo. L’orgoglio di sentirsi italiani – ha concluso Virzì – lo si deve ad una manciata di persone, tra le quali lui”.

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