Addio a Tonino Guerra

E' morto il poeta e sceneggiatore del cinema italiano. Amico di Fellini, collaboratore dei più grandi: da Antonioni a Rosi, da Angelopolous ai fratelli Taviani
21 Marzo 2012
Addio a Tonino Guerra
Tonino Guerra

E’ morto questa mattina Tonino Guerra, il poeta e sceneggiatore romagnolo collaboratore di tanti grandi registi, da Fellini ad Antonioni, da Rosi ai fratelli Taviani. Nato il 16 marzo 1920, aveva da poco compiuto 92 anni.
Nel 1944-45 viene fatto prigioniero nel campo di concentramento di Troisdorf in Germania, durante il quale inizia a comporre versi in lingua romagnola. Al suo ritorno a casa, parte di quelle poesie in lingua romagnola vengono raccolte nel primo libro “I scarabocc” del 1946, a firma Antonio Guerra con la prefazione di Carlo Bo. Questo ed altri successivi libri confluiranno nella raccolta “I bu” (1972), con introduzione di Gianfranco Contini, che segna una svolta nella poesia italiana e lo proietta tra i grandi della poesia. La vicinanza di Lorenzo Vespignani e di Elio Petri lo porta a capire che la vita di provincia è stretta per lui e quindi a decidere di lasciare Santarcangelo, dapprima saltuariamente per poi trasferirsi definitivamente a Roma. Qui inizia, nel 1953, a collaborare con Aglauco Casadio per la realizzazione di un film con Marcello Mastroianni, Un ettaro di cielo, che uscirà al cinema nel 1956. Nella capitale, seppur con iniziali difficoltà e delusioni, comincia per Guerra una prolifica attività di sceneggiatore e la collaborazione con molti tra i più grandi registi del nostro tempo, tra cui Vittorio De Sica, Mario Monicelli, Alberto Lattuada, i fratelli Taviani. Soprattutto, nel 1959, firmando la sceneggiatura de L’Avventura, avvia il fortunato sodalizio artistico con Michelangelo Antonioni che durerà fino al 2004, anno in cui i due autori lavorano insieme all’episodio “Il filo pericoloso delle cose” del film Eros presentato al Festival di Venezia nel 2004. Con Antonioni, ha la possibilità di approfondire, attraverso l’indagine psicologica, la crisi dell’individuo sviluppandola in una forma cinematografica meno legata alla narrazione tradizionale, più stilizzata e astratta (Deserto rosso, 1964; Blow-up, 1966; Zabriskie Point, 1970). Durante la prolifica attività di Guerra a emergere è soprattutto il suo eclettismo: l’esigenza di un cinema impegnato sul versante civile e ideologico lo portano a lavorare con registi come Elio Petri e Francesco Rosi; una sorta di affinità elettiva lo lega a scrittori-sceneggiatori che dedicano al cinema le loro maggiori energie come la collaborazione con Luigi Malerba nel redigere il copione umoristico de Lo scatenato (1967) in cui ricostruisce un Medioevo “sui generis” dove ambientare le vicende di Carmelo Bene; l’amore per la sua Romagna è trasmesso attraverso il mondo delle origini che dipinge in Amarcord (1973) di Federico Fellini, nascondendo dietro situazioni drammatiche e le figure stravaganti, una vena crepuscolare e languida. Artista a tutto tondo, Guerra esibisce la sua sconfinata creatività e genialità, anche nella pittura, nella scultura e nell’ideazione artistica, mantenendo inoltre sempre vivo l’impegno nella poesia. Le sue sceneggiature trovano spazio anche per il piccolo schermo, che lo vede collaborare al teatro televisivo e ad alcuni sceneggiati. Durante il corso della sua lunga carriera Tonino Guerra si è aggiudicato numerosi premi e menzioni speciali tra i quali ben tre David di Donatello per la migliore sceneggiatura (Kaos, 1984, Tre fratelli, 1981, dei fratelli Taviani, E la nave va, 1983, di Fellini) ) e quello alla carriera arrivato nel 2010. Premiato anche a Cannes, si è aggiudicato il premio alla migliore sceneggiatura e il riconoscimento ecclesiastico con il premio FIPRESCI per Voyage to Cythera (1984).

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