Addio a Franco Giraldi

Morto per Covid il regista triestino: dai western alla commedia, tra cinema e televisione, è stato un autore di frontiera. Tra i suoi film, La bambolona, Gli ordini sono ordini, La giacca verde
3 Dicembre 2020
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Addio a Franco Giraldi
Gli ordini sono ordini, diretto da Franco Giraldi nel 1972

È morto a Trieste, in una residenza per anziani dove era ricoverato perché affetto da Covid-19, il regista Franco Giraldi. Nato nel 1931 nell’allora italiana Comeno (oggi Komen, in Slovenia), aveva 89 anni.

Il suo percorso nel mondo del cinema comincia a vent’anni come giornalista e critico. Successivamente inizia a lavorare come assistente di registi come Gillo Pontecorvo in Giovanna (1956), Giuseppe De Santis in Uomini e lupi (1956) e La strada lunga un anno (1957), Carlo Lizzani in Il gobbo (1960), Valerio Zurlini in Le soldatesse (1965). Nel 1964 lavora con Sergio Leone dirigendo la seconda unità in Per un pugno di dollari.

L’anno successivo Giraldi debutta alla regia del western Sette pistole per i McGregor cui seguono Sugar Colt (1967) ed Escondido (1968), girato per il mercato americano e uscito in Italia con il titolo Un minuto per pregare, un instante per morire.

Nel 1969 Giraldi cambia genere e si cimenta nella commedia all’italiana con La bambolona, che valse a Ugo Tognazzi il Nastro d’Argento come miglior attore. L’attore torna nella commedia successiva Cuori solitari (1970), interpretata da Senta Berger, che scandaglia le nevrosi borghesi ancora una volta su un versante intimista, e in La supertestimone (1971), dominato dalla performance di Monica Vitti. L’attrice è protagonista anche di Gli ordini sono ordini (1972), trato da un racconto di Alberto Moravia, con Orazio Orlando, Gigi Proietti e Corrado Pani.

 

Nel 1973 dirige La rosa rossa, con Alain Cuny ed Elisa Cegani. Nel 1975 realizza, per la Rai e la TV di stato ungherese, una serie di quattro puntate intitolata Il lungo viaggio, ispirata a tre racconti di Fedor Dostoevskij. Del 1977 è Un anno di scuola, prodotto televisivo invitato in concorso al Festival di Locarno e che vince il premio come miglior film e migliore regia al Festival del Film Televisivo a Praga. Due anni dopo è la volta di La giacca verde, considerato da Mario Soldati il miglior adattamento di un suo testo: pensato per la tv, passa sul grande schermo nel 1981 e poi sul piccolo, permettendo a Renzo Montagnani (co-protagonsita con Jean-Pierre Cassel) la candidatura al David di Donatello come miglior attore.

Negli anni Ottanta realizza, sempre per la Rai, Il Corsaro, Mio figlio non sa leggere dal libro di Ugo Pirro e la serie Nessuno torna indietro, dal romanzo omonimo di Alba De Cespedes. Nel decennio successivo Giraldi lavora molto per la televisione, realizzando la serie L’avvocato Porta con Gigi Proietti (1997-1999) e la serie dedicata all’investigatore protagonista dei romanzi di Manuel Vazquez Montalban, Pepe Carvalho.

Nel 1996, per il cinema, firma La frontiera dal romanzo di Franco Vegliani, che vince una Grolla d’oro per la migliore fotografia a Saint Vincent e nel 2001 Voci, dal romanzo omonimo di Dacia Maraini, con Valeria Bruni Tedeschi e Gabriele Lavia.

Giraldi anche realizzato diversi documentari di carattere storico come La città di Zeno (1977), Trieste 1948 (1981), Ex-Jugoslavia, fogli di viaggio (1994) e un ritratto del sindacalista Bruno Trentin Con la furia di un ragazzo (2007).

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