Tom à la ferme

4/5
Nella vecchia fattoria spunta il fattore umano di Xavier Dolan: già in Concorso a Venezia 70 nel 2013, uno dei suoi migliori film

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CANADA 2013
Tom, un giovane pubblicitario, arriva in una zona di campagna per presenziare a un funerale. Giunto sul posto, però, scopre che laggiù nessuno ha mai sentito parlare di lui, né è a conoscenza del legame che aveva con il defunto. Durante un macabro gioco di ruolo imposto da uno dei familiari per proteggere la madre e l'onore della famiglia, tra lui e Tom ha inizio un perfida sfida che potrà terminare solo con l'affiorare della verità...
SCHEDA FILM

Regia: Xavier Dolan

Attori: Xavier Dolan - Tom, Pierre-Yves Cardinal - Francis, Lise Roy - Agathe, Evelyne Brochu - Sara, Manuel Tadros - Barman, Jacques Lavallée - Sacerdote, Anne Caron - Medico, Olivier Morin - Paul

Soggetto: Michel Marc Bouchard - opera teatrale

Sceneggiatura: Xavier Dolan

Fotografia: André Turpin

Musiche: Gabriel Yared

Montaggio: Xavier Dolan

Scenografia: Colombe Raby

Costumi: Xavier Dolan

Altri titoli:

Tom nella Fattoria

Tom at the Farm

Durata: 102

Colore: C

Genere: THRILLER PSICOLOGICO

Specifiche tecniche: 35MM/DCP (1:1.85)

Tratto da: opera teatrale omonima di Michel Marc Bouchard

Produzione: XAVIER DOLAN, NATHANAËL KARMITZ, CHARLES GILLIBERT PER MK2 PRODUCTIONS

Distribuzione: MOVIES INSPIRED (2016)

Data uscita: 2016-07-06

TRAILER
NOTE
- PREMIO FIPRESCI MIGLIOR FILM IN CONCORSO ALLA 70. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2013).
CRITICA
"Dolan si nega la via più facile, in una cornice western gay e sfoggia tecnica di ripresa interiore, cioè una giostra di sospetti e illusioni ma senza indicazioni di percorso: abbandonarsi a incontri scontri tra quattro personaggi (viene dalla commedia di Bouchard), indigestione di rancori e rimorsi nelle intenzioni sensuali della musica hitchcockiana, su fondali di campagna canadese, solitudine di vitellini." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 7 luglio 2016)

"(...) risvolti imprevedibili che sterzano dal mélo al thriller, senza escludere derive horror. (...) quarto titolo del canadese prodigio Xavier Dolan, classe 1989: il meno ambizioso ma molto 'entertaining' 'Tom à la ferme' (cioè 'Tom nella fattoria') visto a Venezia 2013, dove peraltro non vinse nulla, per lo stupore di molti. Realizzato subito prima di 'Mommy', il film che lo ha fatto tardivamente scoprire anche in Italia, è la sua quarta regia ed è tratto da una pièce del conterraneo Michel Marc Bouchard che Dolan ha ampliato e riscritto ritagliandosi il ruolo di Tom. Portando al contempo il suo cinema così apertamente gay in una direzione nuova. Che guarda con disinvoltura ai classici (da 'Un tranquillo weekend di paura' a 'Psycho', apertamente citato dalle musiche di Gabriel Yared) solo per liberarsi dalle ipoteche autobiografiche e dai vincoli più comuni nel cinema queer, anche se tutto ruota intorno all'inconfessata attrazione fra il tenero Tom e il violento Francis. Fino a farne un film discontinuo ma imprevedibile, sempre a cavallo fra ironia e sentimento. Con almeno una scena da antologia: un tango guarda caso, che sembra allacciare in un movimento turbinoso due mondi, due cinema, due età." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 7 luglio 2016)

"(...) Xavier Dolan (...) realizza film che dividono, dove affronta temi forti e provocatori, come rapporti transgender e morbose relazioni madre-figlio, con spericolato piglio stilistico. (...) Delle sue opere è la più appetibile per il pubblico perché a suo modo strizza l'occhio al genere thriller. (...) Nella sperduta casa di campagna, le dinamiche dei tre personaggi disegnano una situazione da teatro della minaccia, salvo che la violenza a tratti esplode concreta lasciando lividi e segni. Ispirato a una pièce del connazionale Michel Marc Bouchard che firma con Dolan la sceneggiatura, 'Tom a la ferme' è un mélo noir dai tratti sadomaso, splendidamente musicato in stile Bernard Herman da Gabriel Yared. Ma il tutto - eccessi e narcisismo inclusi - è riscattato dall'ironia, da un impeto vitalistico e da coraggiose intuizioni." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 7 luglio 2016)

"Il film è tratto da una pièce teatrale di Michel Marc Bouchard, ma l'ambientazione cinematografica approfitta per ingigantire con una visione dall'alto la campagna del Québec piatta a perdita d'occhio che diventa un luogo a parte dove fare esplodere pulsioni erotiche represse in uno scambio di vittima consenziente e carnefice che diventa poi vittima inaspettata e rende evidente al pubblico come in una danza, la presenza difficilmente distinguibile di genere. Eppure tutti gli elementi sono già delineati dal regista fin dall'inizio come ad indicare allo spettatore uno schema da seguire: la morte così dolorosa del compagno da creare il vuoto intorno, la campagna sterminata, la mancanza di campo per il cellulare, nessuno che viene ad aprire alla porta, il venir meno delle parole che non siano quelle di canzoni ascoltate insieme (...) o le prime scritte di getto su un fazzoletto di carta (...). Si ricompone come in una triangolazione psicanalitica un certo tipo di schema sessuale, o familiare: l'elemento materno, quello maschile o meglio rudemente macho-campagnolo, e un terzo in cui collocare lo stesso spettatore oltre che il protagonista. Ma ad ogni cambio scena la composizione è inaspettata, le alleanze significative. (...) le ombre del noir si affollano (...), gestite senza sottomissione ai generi. La padronanza di mélo, commedia, classici, appena un pizzico di horror (...) è notevole, condotta con una non comune sensibilità. Fa decollare un finale di grande maestria la scena ambientata nel bar locale, dove spicca notevolmente il barista Michel Tadros, padre del regista, interprete consumato anche di numerose serie televisive." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 7 luglio 2016)

"Partecipato dalle musiche fondamentali di Gabriel Yared, 'Tom à la ferme' è tante cose, soprattutto, un film d'amore, che conferma il talento di Dolan (...) e insieme il suo tallone d'Achille: conciliare poetica e stile senza prevaricazioni dell'uno (l'ultimo 'È solo la fine del mondo') o dell'altra ('Laurence Anyways')." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 14 luglio 2016)

"Tante chiacchiere morbose e oscene e una noia sbalorditiva." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 15 luglio 2016)

"Adattamento a basso costo di un testo teatrale, il film diserta (almeno in parte) il lirismo pop dei precedenti inoltrandosi nei territori del thriller psicologico con un occhio al cinema di Hitchcock e di Chabrol; soprattutto nel gioco di false identità, menzogne e transfert: un teatro derisorio rimanipolato con spirito anarchico e incartato in un'estetica 'queer'. (...) Il regista fa lo slalom tra i generi - dalla commedia famigliare all'horror, dal poliziesco al melodramma - trovando non di rado soluzioni affascinanti." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 28 luglio 2016)