Salón de Belleza

2/5
Nathalia Acevedo alle Giornate degli Autori con un’opera tanto crepuscolare quanto sovraccarica, che richiama l’incubo della pandemia e affastella metafore, dall’abbattimento dell’ordine precostituito all’approccio darwiniano

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MESSICO, FRANCIA 2026
In una città senza nome, un salone di bellezza diventa uno spazio di passaggio dove si radunano gli emarginati, sospesi tra la vita e la morte. Al centro c’è l’Individuo, una presenza solitaria che si prende cura di questo luogo senza promesse e spiegazioni. Nel film, il tempo e lo spazio si dissolvono l’uno nell’altro. Ciò che è vissuto, ricordato e immaginato coesiste in un movimento continuo, dove il significato emerge attraverso il rituale, l’andare alla deriva e il ritorno. All’interno di questo spazio, bellezza e morte si intrecciano. Il salone diventa una soglia dove presenza e memoria svaniscono e riappaiono e dove i confini tra realtà e visione iniziano ad allentarsi. Il mondo esterno è frammentato, con le sue tensioni che permeano silenziosamente lo spazio. Mentre tutto muta, ciò che emerge è un passaggio: una meditazione sulla fragilità dell’esistenza.
SCHEDA FILM

Regia: Nathalia Acevedo

Attori: Sam Louwyck - L'Individuo, Erwan Kepoa Falé - Juan

Sceneggiatura: Nathalia Acevedo, Diego Sepulveda

Fotografia: Balthazar Lab

Musiche: Lucy Railton

Montaggio: Olivia Neegaard-Holm

Scenografia: Nathan Parker

Durata: 110

Colore: C

Produzione: Paulina Valencia, Matt Porterfield

NOTE
- IN CONCORSO ALLA 23. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI' (VENEZIA 2026).