Rita la figlia americana

ITALIA 1965
Serafino Benvenuti è un patito della musica classica: ex direttore di banda a Torre Annunziata, acquistando l'eredità di un fiorente pastificio ha avuto la possibilità di realizzare, almeno in parte, i suoi sogni, dirigendo concerti sinfonici in sale prese in affitto con spettatori pagati e tacitati dal suo fedele Orazio. Dal Cile sta attendendo un'orfanella che egli ha adottato, confidando di indirizzarla alla musica classica come concertista di piano. L'unica spina nella vita di Serafino è la nuova musica in voga tra i giovani che gli giunge fin nel cuore della notte da un localetto che Franco, un giovane cantautore, ha aperto nello stabile di fronte e che i giovani frequentano allegramente. I dispiaceri del maestro, però, aumentano quando Rita, l'orfanella cilena, giunge e si rivela appassionata interprete di canzoni moderne. Anzi tra lei e Franco non tarda l'intesa, che diviene affetto, nonostante la sorveglianza di Greta, una specie di cerbero teutonico messa accanto alla ragazza come istitutrice. L'ingresso in sordina nel locale di Franco dà però a Serafino modo di essere attratto dalla nuova musica e di assaporare il successo in mezzo ai giovani.
SCHEDA FILM

Regia: Piero Vivarelli

Attori: Rita Pavone - Rita, Totò - Professor Serafino Benvenuti, Fabrizio Capucci - Fabrizio Carli, Lina Volonghi - Greta, Umberto D'Orsi - Orazio, Nino Fuscagni, Nino Nini, Veronica, Maria Teresa Di Pompeo, Maria Teresa Pompeo, The Rokes

Soggetto: Piero Vivarelli

Sceneggiatura: Tito Carpi, Luciano Gregoretti, Ugo Moretti, Bruno Corbucci

Fotografia: Emanuele Di Cola

Musiche: Shel Shapiro, Guycen

Montaggio: Enzo Micarelli

Scenografia: Giuseppe Bassan

Costumi: Marinella Giorgi

Aiuto regia: Mario Castellani, Giancarlo Di Fonzo

Durata: 95

Genere: MUSICALE COMMEDIA

Specifiche tecniche: PANORAMICA

Tratto da: un'idea di Piero Vivarelli

Produzione: GIANCARLO MARCHETTI E FABRIZIO CAPUCCI PER C.M.V.

Distribuzione: TITANUS

CRITICA
"(Il film) deve qualche momento di spasso alla vivificante presenza di Totò". (Anonimo, "Corriere della Sera", 4 dicembre 1965).