Race - Il colore della vittoria

Race

3/5
La velocità di Jesse Owens. Che “bruciò” le Olimpiadi naziste e l’America razzista dell’epoca. Tra storia e finzione, Hopkins rende giustizia ad un campione assoluto

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CANADA 2016
L'incredibile storia di Jesse Owens, il leggendario atleta statunitense che sotto gli occhi di Adolf Hitler vinse quattro medaglie d'oro e fu la stella dei Giochi Olimpici del 1936 a Berlino. Coraggio, determinazione, tolleranza e amicizia sono le parole chiave di questa parabola di un uomo divenuto una leggenda olimpica. Nonostante le tensioni razziali nell'America reduce dalla Grande Depressione, James Cleveland "Jesse" Owens, grazie al supporto del coach dell'Ohio University Larry Snyder, riesce a ottenere la convocazione alle Olimpiadi di Berlino. Il Comitato Olimpico Americano vorrebbe in realtà boicottare le Olimpiadi di Berlino in segno di protesta contro Hitler, ma gli Stati Uniti, grazie alla mediazione di Avery Brundage, infine partecipano all'evento e Jesse, grazie alla sua determinazione e alle sue capacità atletiche, riuscirà in un'impresa che ancora oggi ispira milioni di persone.
SCHEDA FILM

Regia: Stephen Hopkins

Attori: Stephan James - Jesse Owens, Jason Sudeikis - Larry Snyder, Jeremy Irons - Avery Brundage, Carice van Houten - Leni Riefenstahl, William Hurt - Jeremiah Mahoney, Eli Goree - Dave Albritton, Tony Curran - Lawson Robertson, Shanice Banton - Ruth Solomon, Amanda Crew - Peggy, David Kross - Carl 'Luz' Long, Barnaby Metschurat - Joseph Goebbels, Jonathan Aris - Arthur J. Lill, Tim McInnerny - Charles Sherrill, Nicholas Woodeson - Fred Rubien, Jesse Bostick - Ken Seitz, Giacomo Gianniotti - Sam Stoller, Kristina Sandev - MoCap, Larry Day - Francis Schmidt, Jon McLaren - Trent, Shamier Anderson - Eulace Peacock, Moe Jeudy-Lamour - Mel Walker, Tim Post - Phil Diamond, Jonathan Higgins - Dean Cromwell, Karl Graboshas - Adolf Dassler, Anthony Sherwood - Reverendo Ernest Hall, Arthur Holden - Rudolf Dassler, Jaa Smith-Johnson - Sylvester Owens, Bruno Bruni Jr. - Hans Ertl, Jeremy Ferdman - Marty Glickman, Manuel Sinor - Franz Miller, Chantel Riley - Quincella Nickerson, Dondre Octave - Ralph Metcalfe, Gaetan Normandin - Frank Wykoff, Vlasta Vrana - St-John, Michèle Lonsdale Smith - Emma Owens, Andrew Moodie - Henry Owens, Adrian Zwicker - Adolf Hitler, Marcus Bluhm - Wolfgang Furstner, Glynn Turman - Harry Davis, Justus Carrière - Carl Diem, Anian Zollner - Hans Von Tschammer, Rodney Ramsey - Henry Jr. Owens, Hank Palmer - Quincy Owens, Jacquy Bidjeck - Laverne Owens

Sceneggiatura: Joe Shrapnel, Anna Waterhouse

Fotografia: Peter Levy

Musiche: Rachel Portman

Montaggio: John Smith (II)

Scenografia: David Brisbin

Arredamento: Ingeborg Heinemann, André Valade

Costumi: Mario Davignon

Effetti: Digital Dimension, MELS, Raynault VFX, Vision Globale, Mist VFX Studio

Durata: 134

Colore: C

Genere: BIOGRAFICO SPORTIVO DRAMMATICO

Specifiche tecniche: ARRI ALEXA XT PLUS, CODEX ARRIRAW (3.4K), (2K)/HAWK SCOPE, D-CINEMA (1:2.35)

Produzione: JEAN-CHARLES LEVY, LUC DAYAN, LOUIS-PHILIPPE ROCHON, DOMINIQUE SÉGUIN, STEPHEN HOPKINS, KATE GARWOOD, KARSTEN BRÜNIG, NICOLAS MANUEL PER FORECAST PICTURES, ID+, SOLOFILMS, TRINITY RACE, TRINICA ENTERTAINMENT IN ASSOCIAZIONE CON JOBRO PRODUCTIONS & FILM FINANCE

Distribuzione: EAGLE PICTURES

Data uscita: 2016-03-31

TRAILER
CRITICA
"Non si può restituire in italiano l'ambivalenza della parola 'race' che in inglese significa gara, corsa, ma anche razza. Perfetta per riferirsi alla parabola agonistica e umana del leggendario atleta Jesse Owens (...). Perché Owens, che rubò la scena in quella che doveva passare alla storia come la glorificazione di un regime razzista, era non solo americano ma anche e soprattutto nero. A questo proposito però pare che il film enfatizzi le cose. (...) Non un gran film ma una grande storia." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 31 marzo 2016)

"Pur interessante, il complesso quadro dialettico non sempre è messo bene a fuoco: alla fine a risultare paradossalmente poco espressa è la figura del protagonista; e la diligente regia di Stephen Hopkins non riesce a compensare certe carenze del copione. Tuttavia alcune situazioni colpiscono forte il segno (...)." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 31 marzo 2016)

"Film biografico poco più che corretto per un personaggio - il grande atleta Jesse Owens - che avrebbe meritato di meglio. (...) La parte più interessante del film riguarda i tedeschi solidali con lui (...)." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 31 marzo 2016)

"(...) 'Race' inquadra il passo doppio di Owens (Stephan James, bravo) e del suo allenatore bianco Larry Snyder (Jason Sudeikis, super) dall'Ohio a Berlino: storia esemplare, racconto pulito ma senza guizzi, lascito sportivo e umano immarcescibile." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 31 marzo 2016)

"Strano, ma vero. Una figura leggendaria, dal punto di vista sportivo, come quella di Jesse Owens (...) non è mai stata celebrata al cinema. Arriva, quindi, questo biopic a porre rimedio a questa singolare dimenticanza, con il benestare delle figlie dell'indimenticabile velocista nero (...). Diciamo che il risultato, vista la lunga attesa di ottant'anni, poteva essere migliore di questa storia che non si discosta mai dai soliti luoghi comuni, pur mettendo in luce alcuni episodi poco conosciuti del campione olimpico. (...) Stephan James è un Owens credibilissimo, capace di tirar fuori un ritratto umano che piacerà anche alle signore al seguito." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 31 marzo 2016)

"Nel film è tutto un po' troppo romanzato (...). Il racconto in questo modo anziché arricchirsi sembra spuntarsi, disperdersi per accumulo eccessivo di elementi. Forse perché quando la leggenda incontra la realtà è la leggenda che prevale. (...) Per affrontare la storia di Jesse Owens così come ha fatto il regista Stephen Hopkins sulla base della sceneggiatura di Joe Shrapnel e Anna Waterhouse, sarebbe stato meglio puntare su una piccola serie tv, in modo da poter dare spazio e risalto adeguato ai diversi personaggi e alle diverse storie che si incrociano. (...) l'esordiente Stephan James (...) offre comunque un'interpretazione più che dignitosa di un personaggio strapazzato dagli eventi e dalle persone." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 1 aprile 2016)