Lunga vita alla Signora!

ITALIA 1987
Ogni anno, una vecchia Signora - ricca e potente - ama riunire a cena in un antico castello tra le montagne un gruppo di persone importanti. Sono esponenti della politica, dell'industria e della finanza, invitati per onorarla, con un rituale lussuoso ed elitario. Per dare una mano nei piccoli servizi al personale, vengono ingaggiati sei giovanissimi, provenienti da una scuola di formazione professionale alberghiera. Tra di loro (quattro ragazzi e due ragazze) Libenzio, un adolescente occhialuto e candido, che ha alle spalle la vita semplicissima di una modesta famiglia dei dintorni (il padre è un venditore ambulante) e che, come gli altri, pensa di aver trovato una eccellente occasione di lavoro. La cena si svolge secondo il cerimoniale previsto e gradito alla vecchia autoritaria e Libenzio è frastornato dal fasto e dalla ricchezza. Poi quel mondo perde poco a poco il suo smalto ed il suo fascino esteriore. Tra occhiate e bisbigli, piccoli incidenti, slittamenti di posto (qualcuno si direbbe, è caduto in disgrazia), succinte relazioni di dirigenti e dati statistici relativi ad affari, tra accenni a trattative, compromessi e forti pressioni, una realtà sempre sfuggente, ma spietata turba il ragazzo. Ciò che gli appariva importante e meraviglioso gli si rivela inquinato e deludente, forse anche rischioso. A cena finita e mentre la dama si ritira, Libenzio fugge, all'alba, a respirare fuori l'aria pura.
SCHEDA FILM

Regia: Ermanno Olmi

Attori: Marco Esposito (II) - Libenzio, Simona Brandalive - Corinna, Stefania Busarello - Anna, Simone Dalla Rosa - Mao, Lorenzo Paolini - Ciccio, Tarcisio Tosi - Pigi, Franco Aldighieri, Anna Maria Balestra, Lucia Bellucci, Oscar Ballardini

Soggetto: Ermanno Olmi

Sceneggiatura: Ermanno Olmi

Fotografia: Maurizio Zaccaro

Musiche: Georg Philipp Telemann

Montaggio: Ermanno Olmi

Durata: 109

Colore: C

Genere: SATIRICO

Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI

Produzione: GIUSEPPE CEREDA PER CINEMAUNDICI, RAI 1

Distribuzione: ISTITUTO LUCE ITALNOLEGGIO CINEMATOGRAFICO - DELTAVIDEO, VIDEO CLUB LUCE, BMG VIDEO (JOKER)

NOTE
- LEONE D'ARGENTO ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 1987.
CRITICA
"Il film di Ermanno Olmi è una satira dura, ma è anche favola e poesia ad un tempo. La inevitabile staticità di una tavolata di 'vip', presieduta da una dama decrepita non va certo a discapito dell'interesse sul piano culturale, né delle esigenze estetiche e filmiche. Lo spettacolo ci stimola a pensare: il cerimoniale è impeccabile, il rituale di un potere prevaricatore, onnipresente e inquinante è immediatamente percepibile e perfetto. Eppure, il film si rivela semplice e di estrema chiarezza nei suoi significati: quella società è priva di valori autentici, è un insieme di gente in apparenza potente, ma in realtà pietrificata nei sentimenti e a sua volta mummificata come per mostruoso contagio. La vecchia Signora a capotavola distribuisce a suo capriccio i ruoli e le gerarchie (i posti al desco scintillante di argenteria e cristalli preziosi) a coloro che essa ha destinato a slittamenti umilianti, a fortune subitanee, come a colpi apoplettici o a una dorata mediocrità. (...)
Il 'posto' cui aspira l'adolescente Libenzio, affascinato dall'ambiente pur nel suo compito di ausiliario retribuito è ben altra cosa. E il suo ruolo nella vita che è diverso per il quale incontrerà ostacoli, fatiche e dolore, ma che gli consentirà di restare vivo ed integro senza venire imbalsamato a sua volta come gli appare quella gelida e terribile dama velata di nero, tra l'altro sempre atrocemente muta. Libenzio prende all'alba una decisione e, fuggendo fa una scelta di libertà e di vita autentica, inorridito dai rituali del potere e da quel sentore di morte, per rientrare a casa, tra gente povera, sicuramente incolta ma pulita, custode di valori essenziali ed eterni. Il film è assai ricco, allusivo quasi ad ogni passo, ma senza faticati e ingombranti simbolismi, a momenti anche vivace e divertente. (...)Con notazioni finissime e pertinenti sempre ispirate a quel realismo magico (che in Olmi è ragione di stile, ma anche essenza di pensiero) il regista sorride e incide, gioca su ritmi di balletto ai limiti del surreale, non disdegna la beffa." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 103, 1987)