L'ultima spiaggia

2.5/5
Un'estate ai bagni La Lanterna di Trieste diventa occasione per raccontare un'Italia di confine: quadretto variopinto ma non sempre necessario. Proiezione speciale a Cannes

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FRANCIA 2016
Una spiaggia popolare a Trieste, dove un muro alto tre metri separa ancora oggi gli uomini dalle donne. Un anno di riflessioni su confini, identità e generazioni. Una tragicommedia sulla natura umana.
SCHEDA FILM

Regia: Thanos Anastopoulos, Davide Del Degan

Sceneggiatura: Thanos Anastopoulos, Nicoletta Romeo

Fotografia: Ilias Adamis, Debora Vrizzi

Montaggio: Bonita Papastathi

Suono: Francesco Morosini, Havir Gergolet, Kostas Varibopiotis - mix, Matteo Serman - montaggio

Altri titoli:

The Last Resort

La dernière plage

Durata: 135

Colore: B/N-C

Genere: DOCUMENTARIO

Specifiche tecniche: DCP

Produzione: NICOLETTA ROMEO, STELLA THEODORAKIS, GUILLAUME DE SEILLE, THANOS ANASTOPOULOS PER MANSARDA PRODUCTION, FANTASIA LTD, ARIZONA PRODUCTIONS, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA, GREEK FILM CENTRE

NOTE
- PROIEZIONE SPECIALE AL 69. FESTIVAL DI CANNES (2016).

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: FRIULI VENEZIA GIULIA FILM COMMISSION-FONDO AUDIOVISIVO DEL FRIULI VENEZIA GIULIA, ERT, CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE-AIDE À LA COPRODUCTION D'OEUVRES CINÉMATOGRAPHIQUES FRANCO-GRECQUES.
CRITICA
"Ognuno con una telecamera, i due registi hanno conquistato la fiducia dei triestini e li hanno filmati per un anno (...), senza far domande ma per catturarne l'umanità, le abitudini, il modo di stare insieme. Il muro favorisce la rilassatezza e le confidenze tra persone dello stesso sesso e così ha trasformato il Pedocin in una specie di «zona franca» che è anche una lente sulle identità sociali e culturali di una città che è sempre stata una specie di rifugio delle diversità e della differenza. E che il film fa emergere con ironia e delicatezza, spontaneità e sincerità." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 12 maggio 2016)

"(...) non un luogo di segregazione ma uno spazio di immaginazione, memoria e libertà. E' il glorioso Pedocìn di Trieste, una vera istituzione per gli abitanti della città. A prima vista una anacronistica scheggia dell'epoca austroungarica. In realtà una metafora perfetta, e perfettamente naturale, del nostro presente. (...) 2 ore e 15 magari sono troppe, anche se dev'essere dura ingabbiare in una struttura narrativa questa spiaggia animata come una commedia di Goldoni e seguita per più di un anno. (...) tanto ricco era il panorama umano a disposizione in questa città di frontiera carica di memoria, divisioni, sogni, rimpianti. Sciorinati o vissuti senza pudori da bagnanti di ogni età che (...) hanno dato davvero l'anima a questo film appassionante e diverso da tutti (con un occhio alle full immersion del grande Fred Wiseman)." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 maggio 2016)

"Riflessioni su confini e identità, sulle contraddizioni della natura umana e anche sulle differenze tra uomini e donne si intrecciano con grazia e divertimento in un film che traccia un adesco vivace dei frequentatori della spiaggia, isolando di tanto in tanto alcuni personaggi interessanti e coloriti." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 12 maggio 2016)

"Il senso ultimo del film sta in un paradosso, e cioè filmare la vita intorno a un muro per dire che bisogna cancellare i muri: «Da un soggetto molto locale, può nascere una riflessione universale»." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 12 maggio 2016)

"Poco a poco emergono personaggi e soprattutto storie e racconti del passato. Senza insistenza, il muro che separa uomini e donne viene collegato al carattere di frontiera della città: la guerra, la Jugoslavia di Tito, l'esodo degli istriani, la città divisa nel periodo dal 1947 al 1954, sullo sfondo addirittura l'Impero asburgico. Tutto questo in mezzo a chiacchiere, partite a carte, canzoni licenziose. A rischio di perdersi (dura due ore e un quarto) il film rende però una certa atmosfera, sospeso tra distanza e partecipazione." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 12 maggio 2016)