Donna d'estate

The Stripper

USA 1963
Quando aveva meno di vent'anni Lila Green ha lasciato il suo paese natale, Salinson, per andare in città a tentare di diventare un'attrice. Anni dopo, Lila, disillusa, esibendosi con la piccola e modesta compagnia di Madame Olga, ritorna a Salinson. Lì ritrova Helen, una sua amica d'infanzia rimasta vedova con il figlio Kenny, un ragazzo di vent'anni ribelle e sognatore. Lila viene assalita dai ricordi ma quando il suo fidanzato, Rick, l'amministratore della compagnia, fugge via portando con sè i loro miseri guadagni, Madame Olga la caccia. Non sapendo dove andare, Lila chiede ospitalità a Helen ma il tempo passa senza che lei riesca a trovare un lavoro per cui si arrangia dando una mano in casa. Quando però Kenny si innamora di lei, Lila deve lasciare la casa di Helen e finisce a fare la spogliarellista. Il ragazzo la raggiunge per chiederle di tornare a Salison e rimanere con lui, ma Lila è irremovibile. Ha trovato in sé la forza di rifarsi una vita.
SCHEDA FILM

Regia: Franklin J. Schaffner

Attori: Joanne Woodward - Lila Green, Richard Beymer - Kenny, Claire Trevor - Helen Baird, Carol Lynley - Miriam, Robert Webber - Ricky, Louis Nye - Ronnie, Gypsy Rose Lee - Madame Olga, Michael J. Pollard - Jelly, Sondra Blake - Edwina, Susan Brown - Mulvaney, Marlene De Lamater - Sandra Mulvaney, Gary Pagett - Dizzy, Ralph Lee - Sonny

Soggetto: William Inge

Sceneggiatura: Meade Roberts

Fotografia: Ellsworth Fredericks

Musiche: Jerry Goldsmith

Montaggio: Robert L. Simpson

Scenografia: Walter M. Simonds, Jack Martin Smith

Costumi: Travilla

Altri titoli:

A Woman in July

A Woman of July

Celebration

Woman of Summer

Durata: 95

Colore: B/N

Genere: DRAMMATICO

Specifiche tecniche: 35 MM, CINEMASCOPE

Tratto da: testo teatrale "Rose perdute" di William Inge

Produzione: JERRY WALD PER 20TH CENTURY FOX

Distribuzione: FOX

NOTE
- COREOGRAFIE DI ALEX ROMERO.
CRITICA
"La regia di Franklin J. Schaffner è riuscita solo a tratti ad affrancarsi dal testo di Inge e il racconto cinematografico ne risente soprattutto nel finale. Inibizioni e complessi caratterizzano infatti i personaggi e per risolverli narrativamente anche il regista si appoggia agli elementi 'scatenati' e 'liberatori', tanto cari a Inge e agli psicanalisti d'oltre oceano, a scapito della plausibilità dei personaggi e della coerenza del racconto. Pur con questi limiti e sia pure a tratti, il film riesce ad interessare per merito della Woodward, interprete sensibilissima che è riuscita non solo a riscattare dalla banalità il personaggio, ma a conferirgli anche una dimensione umana e drammatica." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 54, 1963)