Amelia

Non si alza da terra il biopic dell'aviatrice Earhart: tra dialoghi Harmony e il pupazzo Richard Gere, Mira Nair si conferma mediocre

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USA 2009
La storia di Amelia Earhart, la leggendaria aviatrice americana. Il suo spirito libero, il suo indomito coraggio, la notorietà, la tempestosa e intensa relazione con George Putnam, un legame che passa indenne anche attraverso la sua storia d'amore con Gene Vidal. Prima pilota ad attraversare il Pacifico, la vita di Amelia si chiude con un mistero: partita il 1° giugno 1937 per una trasvolata dell'intero globo terrestre, non fece mai ritorno a casa.
SCHEDA FILM

Regia: Mira Nair

Attori: Hilary Swank - Amelia Earhart, Richard Gere - George Putnam, Ewan McGregor - Gene Vidal, Christopher Eccleston - Fred Noonan, Virginia Madsen - Dorothy Binney Putnam, Joe Anderson - Bill Stultz, Aaron Abrams - Slim Gordon, Mia Wasikowska - Elinor Smith, Gord Rand - Sam Chapman, Dylan Roberts - Leo Bellarts

Soggetto: Susan Butler - libro, Mary Lovell - libro

Sceneggiatura: Ronald Bass, Anna Hamilton Phelan

Fotografia: Stuart Dryburgh

Musiche: Gabriel Yared

Montaggio: Allyson C. Johnson, Lee Percy

Scenografia: Stephanie Carroll

Arredamento: Gordon Sim

Costumi: Kasia Walicka-Maimone

Effetti: Brendan Carmody, Gentle Giant Studios Inc., Mr. X Inc.

Durata: 85

Colore: C

Genere: BIOGRAFICO DRAMMATICO

Tratto da: libri "East to the Dawn: The Life of Amelia Earhart" di Susan Butler e "The Sound of Wings: The Life of Amelia Earhart" di Mary S. Lovell

Produzione: AVALON PICTURES, AE ELECTRA PRODUCTIONS, FOX SEARCHLIGHT PICTURES

Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA - DVD: 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT (2010)

Data uscita: 2009-12-23

TRAILER
NOTE
- HILARY SWANK FIGURA ANCHE COME PRODUTTRICE ESECUTIVA.

- IN CONCORSO ALLA IV EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2009).
CRITICA
"Affidata alla regia diligente, forse "ideologicamente" appassionata al personaggio, ma incolore dell'indiana Mira Nair. E all'interpretazione, perfetta sotto il profilo del trucco (confrontate con le fotografie della vera Amelia) e tuttavia incolore pure essa, di Hilary Swank, superba partner di Clint Eastwood in 'Million Dollar Baby'. (...) Malgrado un certo sforzo di penetrare l'intreccio tra passione per "l'impresa" e ineluttabile fare i conti con la macchina americana della promozione e dei finanziamenti, il risultato è quello di una cinebiografia agiografica di gusto antidiluviano. Senza anima né necessità." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 23 dicembre 2009)

"Personaggio mitico più attori di rango più confezione lusso. La somma, però, produce un risultato inaspettato: alla regista Mira Nair «Amelia» è riuscito così tronfio e moscio da danneggiare la stessa titolare del feuilleton biografico. (...) L'indiana Nair, da tempo newyorkese d'adozione, puntualmente sopravvalutata quando incarnava un terzomondismo poco choc e molto chic ('Salaam Bombay!', 'Monsoon Wedding'), s'esercita in questo caso nel tipico package hollywoodiano, puntando molto sulla notevole somiglianza di Hilary Swank con la pilota leggendaria e affiancandole Gere e McGregor. La Swank resta una professionista straordinaria - come testimoniano i due Oscar già portati a casa - ma la sua fisicità qui appare sfruttata in modo meccanico e mimetico, condannata spesso a rinchiudersi nelle inquadrature in primo piano della cabina da dove può farsi tramite stupefatto delle meraviglie del paesaggio sorvolato, ma non esprimere le doverose sfumature psicologiche né la nota tragica intrinseca all'inestinguibile desiderio di primato. Nonostante l'esaltazione a tutto schermo - supportata dal prevedibile uso e abuso di riprese aeree - di una visione del mondo e dei rapporti umani, per così dire, prometeica, l'album per immagini scandito dalla colonna sonora a cascata e dalle solite finte citazioni dei cinegiornali d'epoca si risolve in una serie di tirate retoriche, magniloquenze sentimentali e colpi di scena telefonati. In particolare il viavai che si vorrebbe anticonformistico della cosiddetta 'dea della luce' tra il brillante marito editore George Putnam che il buon Gere interpreta con il minimo d'applicazione sindacale e lo sportivo, baldanzoso amante (un McGregor mai così sprecato) raggiunge i limiti dell'insopportabilità, anche perché giocato con il pesante corollario di una serie di dimenticabili dialoghi. Il piglio donchisciottesco del personaggio Earhart finisce insomma per sfuggire del tutto allo spettatore, fatalmente ben più attratto dalla silhouette del suo Ronzinante, il rutilante aereo Lockheed Electra 10E destinato a inabissarsi per sempre nei flutti del Pacifico." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 dicembre 2009)

"Hilary Swank poteva orientare diversamente dalla retorica questo film, da lei stessa prodotto e interpretato? Forse no, se voleva trovare una distribuzione (...) il ruolo della Swank rimane il solito - l'androgina dalla brutta fine - anche quando lei avrebbe potuto darsene un altro. L'idea di rendere brillante l'interminabile prologo non ha sfiorato né la Swank, né la Nair, sebbene il triangolo fra la Earhart, il marito George Putnam (Richard Gere) e l'amante Gene Vidal (Ewan McGregor) offrisse l'occasione di metterla, talora, sul ridere. Invece le ipocrisie di Hollywood hanno prevalso ancora: non si può far ruzzolare in un paio di letti un'eroina attesa dall'estremo sacrificio. E poi Hollywood si sottrae, sì, lentamente alla condanna dell'adultera, ma le mancano i fondamentali per la pochade. E non sa rinunciare agli stereotipi, li capovolge soltanto: mostra sistematicamente eroici e buoni i personaggi che prima mostrava sistematicamente vili e cattivi. Col solo risultato di renderli più stucchevoli." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 21 dicembre 2009)

"Tanto per sgombrare il campo da dubbi, diciamo subito che la bellezza del fflm bisogna andarsela un po' a cercare. (...) Per converso per c'è un valore intrinseco della pellicola che va al di là dei suoi meriti estetici, Se da una parte mettere in risalto un personaggio femminile sembra un atto già di per sè rivoluzionario, farlo con un'eroina dell'aria che si muove nello scenario occidentale del primo trentennio del ventesimo secolo suona quasi come una piacevole provocazione. E per di più la mano registica dl Mira Nair alle prese con aerei 'd'antan' che fluttuano nell'aria con moti non propri uniformi è un valore aggiunto che riesce a cogliere angolazioni che danno grazia a velivoli che proprio aggraziati non erano, e che oggi, complice anche un certo cliché in bianco e nero, appaiono nel loro essere demodè più confacenti ad un immaginario da film comico che non epico. E invece la Nair ribalta questo clichè ed entrando in consonanza con lo spirito del personaggio riesce a dare forma e grazia, secondo una prospettiva tutta femminile che mai ci si aspetterebbe (maledetto pregiudizio maschilista) in un film di genere aeronautico. Ma quel che più conta è che il film della Nair va ad affrontare un tema con cui il cinema americano dopo l'11 settembre, 'ça va sans dire', ha qualche problema. Ebbene, guardando Amelia, pur nelle sue spigolosità mascoline, pur nelle sconfitte, sembra quasi che il cinema stia raccontando qualcosa, ovvero stia tentando di dire che il trauma del gesto terroristico più spettacolare della storia è stato metabolizzato e digerito, sia stato consegnato alla memoria ma non al futuro." (Walter Vescovi, 'Secolo d'Italia', 18 dicembre 2009)