ZOO

ITALIA - 1988
ZOO
La undicenne Martina vive sola con il padre in una casetta all'interno dello Zoo di Roma, dove lui ha trovato lavoro come guardiano notturno. Una notte sentendo dei rumori, va a dare un'occhiata fuori e scopre che un quattordicenne sporco e trasandato ha superato la recinzione per rifugiarsi in una cella abbandonata. Si tratta di uno slavo, venduto dai genitori (egli ricorda solo qualcosa della madre) ad un padre-padrone zingaro, che il ragazzo detesta. Poco alla volta Martina ne vince il silenzio e la ritrosia, e poi gli acconcia i capelli. Anche lei è abbastanza sola, né il padre, che vede poco, le ha parlato mai della madre. Con il trascorrere dei giorni i due ragazzi fanno amicizia con Bania, un'elefantessa reclusa in un locale isolato, cui accudisce un anziano guardiano, amico di tutti gli animali. Una sera in cui occasionalmente rientra nel suo alloggio, il padre di Martina vi trova il nomade addormentato accanto alla ragazza tutta abbigliata da zingarella. Spaventato, il ragazzo fugge per i viali dello zoo, mentre i poliziotti chiamati sul posto lo cercano invano; poi libera Bania dalla catena e, salito con Martina sul dorso del pachiderma, se ne va con la piccola amica fuori dallo zoo, verso la libertà.
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: ISTITUTO LUCE ITALNOLEGGIO CINEMATOGRAFICO - VE. GA. PRODUZIONI - RETEITALIA
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE - I.N.C. - PENTAVIDEO, MEDUSA VIDEO (PEPITE)

NOTE

- IL FILM E' STATO GIRATO AL GIARDINO ZOOLOGICO DI ROMA.

CRITICA

"Gli spunti volutamente ecologici, la condizione di adolescente equiparata a quella di animale in gabbia sono naturalmente palesi. Eppure il film, opera prima di Cristina Comencini, funziona meglio quando meno si evidenzia il costrutto, per così dire, ideologico: le atmosfere notturne, il clima di horror trattenuto, le trasgressioni infantili. Cosicché 'Zoo' stupisce per il suo sguardo puro e per l'immagine semplice ma si offre con tale fragilità visiva da risultare, in conclusione, fin troppo impalpabile. Spontaneo e sensibile il (quasi) debutto di Asia Argento, densa ed elaborata la fotografia di Alfio Contini." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 20 Novembre 1988)

"Nei modi di rappresentazione, comunque, qualcosa la si può apprezzare. Cristina Comencini, anche là dove sembra non riuscir bene a raccontare, almeno riesce ad evocare attorno ai suoi personaggi un certo clima accattivante e un po' magico cui abbandonarsi senza troppe riserve: soprattutto quello notturno dello zoo dove, grazie a una bella fotografia firmata sia da Alfio Contini sia da Giuseppe Lanci (due nomi di pregio), palpitano echi sempre un po' misteriosi e gli animali, tra gli alberi e sotto le stelle, arrivano a proporsi come presenze reali solo a metà, nelle cifre e secondo il gusto dei sogni. Mentre attorno le musiche un po' astratte di Marco Werba riempiono la colonna sonora di vibrazioni sottili. La piccola protagonista è Asia Argento, un faccino minuto ed intenso, il suo amichetto è Marco Parente, volutamente asciutto ed irsuto, senza smancerie. Nelle vesti del padre c'è addirittura Daniele Olbryhski, ma umiliato dal personaggio si tiene visibilmente in disparte." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 22 Novembre 1988)

"In realtà l'effetto speciale c'è ed è costituito dallo Zoo di Roma, in cui il film è stato ambientato: uno Zoo antico e fatiscente che costituirebbe lo sfondo ideale per un film dell'orrore. E 'Zoo', infatti, è una favola moderna che, come tutte le favole che si rispettano contiene un alto tasso di orrore. Senonché, siccome si tratta appunto di una favola moderna, l'orrore viene represso e confinato nel background. Se Cristina Comencini, anziché in quello di Roma, avesse girato il suo film nello Zoo di Berlino, magari nell'insettario dove belle ragazze in divisa di cameriere servono alle cavallette della verdura contenuta in appositi vassoi, ne sarebbe probabilmente uscita una commedia sofisticata, a immagine e somiglianza delle screwball comedies che a Hollywood si giravano negli anni Trenta." (Callisto Cosulich, 'Paese sera', 21 Novembre 1988)
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