Wim Wenders Ritorno alla vita

Every Thing Will Be Fine

CANADA, FRANCIA, SVEZIA, NORVEGIA, GERMANIA - 2014
4/5
Wim Wenders Ritorno alla vita
Dopo una banale lite domestica Tomas, uno scrittore, inizia a guidare senza meta intorno alla periferia della città. Lungo il tragitto, l'uomo colpisce accidentalmente un bambino che rimane ucciso. L'evento scatenerà nella vita e nella psiche di Tomas drammatiche conseguenze...
  • Durata: 118'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: NEUE ROAD MOVIES, IN ASSOCIAZIONE CON HANWAY FILMS, WARNER BROS. GERMANY, IN CO-PRODUZIONE CON MONTAUK PRODUCTIONS, BAC FILMS, GÖTA FILM, MER FILM, FILM I VÄST, FUZZ, ZDF/ARTE
  • Distribuzione: TEODORA FILM
  • Data uscita 24 Settembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Marina Sanna
Chi si aspettava un Herzog di qualità e temeva invece per il nuovo lavoro di Wim Wenders, rimarrà sorpreso. Nonostante Wenders abbia dato prova di versatilità e ingegno (Pina 3D, Il sale della terra), era tanto che il regista di Il cielo sopra Berlino non aveva più il golden touch per i film di finzione. Sulla carta poi sembrava una follia: uno scrittore (ancora James Franco) che ha un incidente in macchina, di cui porterà le cicatrici per anni, pur rimanendo illeso, perdipiù in 3D. E difatti Every Thing Will Be Fine, fuori concorso a Berlino e distribuito in Italia dalla Teodora, è un film spiazzante. In cui l'uso del 3D ha il senso che immaginavano gli americani anni fa: primi piani che non cedono mai, pomeriggi e notti con una consistenza che non abbiamo mai visto, oggetti polverosi che acquistano peso e dimensione, campi di girasole di vividezza stordente. Basterebbe questo per farne un grande film, se non fosse che c'è molto di più della sceneggiatura originale di un giovane norvegese Bjørn Olaf Johannessen (che Wenders aveva a sua volta premiato a un'edizione passata del Sundance) e la bellissima, malinconica, struggente musica di Alexandre Desplat. Ci sono gli attori, tra cui proprio Franco, che se in Herzog non regge la parte, qua la indossa perfettamente fino alla fine.
Charlotte Gainsbourg, a cui non dobbiamo aggiungere nulla tanto è magnifica, ma anche Rachel McAdams, Marie-Josèe Croze e il giovane Patrick Bachau. E c'è la trama, che si potrebbe esaurire in poche righe e invece si dispiega in dodici anni, con Tomas che vive in una roulotte tra i ghiacci alla ricerca dell’ispirazione e ha una fidanzata (la McAdams), che sta per lasciare. E mentre torna a casa investe un bambino. Quello che succede subito dopo è talmente imprevedibile e potente da levare il fiato a noi e far precipitare nell’abisso lui. Ma è uno scrittore e questa tragica esperienza, pur rimanendogli appiccicata, lo fa diventare migliore. Un romanziere di successo. Wenders semina indizi per depistare lo spettatore, non manca la suspense, è la storia che si imbroglia e si fa thriller? No, è solo un melodramma.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: FFA, EURIMAGES, MEDIENBOARD, SODEC, CAVCO, BKM, DFFF, CNC, NORSK FILMINSTITUTET, SVENSKA FILMINSTITUTET; CON LA PARTECIPAZIONE DI: ILB, CANAL+, THE MOVIE NETWORK, MOVIE CENTRAL.

- FUORI CONCORSO AL 65. FESTIVAL DI BERLINO (2015).

CRITICA

"Melodramma a voce bassa, in interni poco illuminati cui il 3D non offre particolare introspezione, 'Ritorno alla vita', il nuovo film di Wenders parla non tanto della mortal ferita, ma della cura per guarire l'uomo la cui vita va a pezzi, (...) Avevamo la sciato Wim nei panorami grandiosi del 'Sale della terra', pieni di tutto il dolore del mondo, lo ritroviamo qui in un suo classico iter esistenziale con colpa, perdono e catarsi. E anche se ci sono molti cartelli segnaletici nella traiettoria morale (tra cui la musica di Desplat che sottolinea in rosso e blu i momenti clou) l'autore di 'Paris Texas' e 'L'amico americano' è prodigo di umanità, dubbi, silenzi intrisi di un nuovo senso della vita che si trasmettono in platea con star che sposano la sua causa, da James Franco alla Gainsbourg, un gran O.K. Corral di sofferenze." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 24 settembre 2015)

"(...) Il Tempo che scorre e ci trasforma è - ancora una volta per Wenders - il vero soggetto del film (...). Ci sono film che catturano dalla prima scena e altri che chiedono più attenzione, ma ripagano germogliando nella memoria. 'Ritorno alla vita', il miglior lavoro narrativo di Wenders da molti anni in qua, in 3D come 'Pina', appartiene alla seconda categoria. Anche perché maneggia una materia impalpabile che oggi ossessiona molti registi (pensiamo agli ultimi Bellocchio e Moretti, o al 'Boyhood' di Linklater, il più esplicito al riguardo). Il Tempo, per l'appunto. (...) Anche Wenders infatti racconta 12 anni del suo protagonista. Ma anziché filmarlo davvero per 12 anni, come Linklater, gioca sullo stile. Distillando immagini lavoratissime che scandiscono l'evoluzione del protagonista attraverso una serie di momenti forti (forti in senso interiore: il tono ovattato e il ritmo costante non aiuteranno chi vuole montaggi serrati e colpi di scena, ma vale la pena fare uno sforzo). Basterebbe il modo in cui è costruito l'incidente a dire la grandezza di questo grande paesaggista che non riprende mai solo gli eventi visibili ma ciò che essi provocano dentro i personaggi. Ne esce un film personalissimo e imperfetto, cigolante ma fitto di immagini memorabili, che dal privatissimo senso di colpa di uno scrittore estrae un sentimento una musica - universale." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 settembre 2015)

"(...) 'Ritorno alla vita' è un film freddo sotto più punti di vista. Fredde le immagini, spesso inquadrate dietro superfici riflettenti (finestre, vetrate, parabrezza) come a significare la solitudine dei personaggi. Fredda la messa in scena, precisa e distaccata (strana la scelta del 3D...). Fredda la recitazione del bel cast: James Franco, Charlotte Gainsbourg, Rachel McAdams. Tutte cose ben consapevoli e volute ma che rendono difficile, per lo spettatore, 'entrare' nel film." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 24 settembre 2015)

"Wim Wenders, dai Settanta, è di certo una delle glorie del cinema tedesco. (...) Da anni, però, dal 'Cielo sopra Berlino' nell'87, e dal suo seguito nel '93 con 'Così lontano così vicino', ha mostrato di privilegiare per i suoi film cornici e ambienti americani, mietendovi successi eguali, da 'Lo stato delle cose' (...). Anche questo 'Ritorno alla vita', 2015, non è realizzato in Germania, sia pure con finanziamenti tedeschi e anche canadesi, francesi, svedesi e norvegesi, ma in Canada, con interpreti soprattutto americani e inglesi. Una storia molto complessa, sia dal punto di vista psicologico sia per i temi molteplici affrontati. (...) con tutte le sfaccettature psicologiche abilmente costruite per ogni personaggio. Le vivifica con maestria soprattutto il protagonista, James Franco, grande attore californiano." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 24 settembre 2015)

"È stato il documentario su Pina Bausch a introdurre Wim Wenders al 3D, suggerendogli l'idea di usare il mezzo in modo alternativo a Hollywood: ovvero non per enfatizzare l'azione, ma per dare un respiro tridimensionale a un mondo interiore, che nel caso si configura come un tunnel di angoscia lungo undici anni, in attesa di un ritorno alla vita. (...) Quanto la vita attinge all'arte? Quanto è giusto che ciò avvenga? Queste le domande senza risposta che aleggiano nel film; domande che Wenders pone a se stesso, mentre cerca di dare consistenza spaziale a un sospeso stato di coscienza. Una sfida formale che resta a metà strada; e tuttavia interessante, a tratti ipnotica." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 24 settembre 2015)

"Wim Wenders, e chi era costui? Un già grandissimo regista di finzione che oggi grandissimo può esserlo solo cambiando genere: documentario. Chi ha visto 'Pina' 3D sulla Bausch, 'Il sale della terra' con Salgado sa di che parliamo: Wim ha ancora occhio, e cuore, da vendere. Purtroppo, la fiction non fa più per lui e nemmeno un titolo benaugurante quale 'Every Thing Will Be Fine' - da noi 'Ritorno alla vita' - cambia le cose (...). A Wenders, si capisce, non frega quasi nulla della storia: si bea del 3D tra tagli e guizzi prospettici; cincischia tra il mélo suggerito dalle musiche di Alexander Desplat e il detour esistenziale affidato al sorrisino ebete di Franco. Soprattutto, dice in ogni inquadratura quel che gli manca davvero: il ritorno alla realtà." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 24 settembre 2015)

"Piacerà a patto di scordare il Wenders di un tempo ('Paris Texas', 'Il cielo sopra Berlino'). E vi ricordiate che Wim è stato per decenni ammiratore del cinema in sottrazione di Michelangelo Antonioni. Il recupero dei sentimenti è raccontato seguendo i moduli del regista ferrarese (campi lunghi, dialoghi filtrati e volutamente banali). Wim pretende di prendere per mano lo spettatore. Assecondatelo." (Giorgio Carbone, 'Libero', 24 settembre 2015)

"Che stecca per il maestro Wenders, molto più a suo agio, ultimamente, con i documentari. Accompagnata da un inutile 3D, è la storia di Tomas, scrittore che uccide accidentalmente un bimbo. (...) Si può creare arte sul dolore altrui? Non aiuta un ingessato James Franco, imbarazzato da una sceneggiatura a dir poco risibile." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 24 settembre 2015)

"È il primo mélo d'autore dove il 3D esprime conflitti e sentimenti in una particolare fotogenia materica: le albe, i pomeriggi, gli interni, la neve, le notti fanno presa intorno ai volti. (...) Wenders quasi riuscito: con una Ferrari a disposizione, dosa la potenza per l'andatura di una morbida limousine." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 25 settembre 2015)

"Alle prese con una vicenda che sembrerebbe essere più prossima a un soggetto di Susan Bier messo in scena da Atom Egoyan (la neve, il lutto), Wenders compone un credibile ritratto di una menomazione interiore che si scioglie solo nel finale. Intriga del film l'indifesa morbidezza del tratto, segno sì di un accademismo diventato maniera, ma anche di un desiderio di continuare a orientarsi nel mondo. 'Ritorno alla vita' non riesce a porre in prospettiva il passato remoto wendersiano. E vano sarebbe entrare in sala sperando in uno scatto visionario. Eppure è proprio l'insostenibile fragilità dell'insieme che in qualche modo riesce a trasmettere qualche baluginante segnale di vita. Come resistere alla tentazione di vedere lo stesso Wenders nella figura di Tom? L'ansia di dire e le difficoltà di continuare a stare nel mondo in quanto artista in grado di fare la differenza sono i segni distintivi del Wenders giramondo, cineasta glocal no global ma suo modo completamente calato nei meccanismi della comunicazione contemporanea. La dolce insistenza con la quale la macchina da presa tenta di cogliere anche i minimi movimenti dello sguardo di James Franco ci sembra il segno di un tentativo non riuscito ma comunque degno di rispetto di stare nel mondo come differenza, accettandone le contraddizioni e assumendole responsabilmente. 'Ritorno alla vita' in questo senso è la cronaca fedele del tentativo di Wenders di continuare a sfidarsi e a porsi domande. Il parziale fallimento di questo processo è la paradossale misura della sincerità dell'impresa." (Giona A. Nazzaro, 'Il Manifesto', 25 settembre 2015)
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