WALL-E

USA - 2008
WALL-E
WALL·E (Waste Allocation Load Lifter Earth-Class) è un robottino che da centinaia di anni conduce un'esistenza solitaria sulla Terra perché gli esseri umani hanno abbandonato il pianeta, ormai invivibile. Un giorno, mentre WALL·E compie le sue consuete mansioni, una misteriosa astronave atterra sul pianeta. Da quel momento il piccolo automa avrà un nuovo scopo nella vita: seguire attraverso la galassia EVE, la robot-ricercatrice che, grazie a lui, ha scoperto una nuova chiave per il futuro dell'umanità.
  • Altri titoli:
    WALL·E
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: ANIMAZIONE, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: PIXAR ANIMATION STUDIOS, WALT DISNEY PICTURES
  • Distribuzione: WALT DISNEY STUDIOS MOTION PICTURES, ITALIA
  • Data uscita 17 Ottobre 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Anna Maria Pasetti
Silenzio, parla il cinema. Essenziale, magico, semplicemente Pixar. Che con Wall•E corre un unico rischio: superare se stessa, ovvero l'eccellenza del linguaggio d'animazione. Dopo il viaggio nella Parigi culinaria, i geni della lampada cambiano rotta e si spingono sulla radicalità delle immagini: il nono lavoro della factory californiana è – di fatto – un blockbuster muto. Sorprendente ossimoro che, scardinando le regole del mainstream, ha già conquistato critica e popolo in madrepatria. Il ritorno alla regia di Andrew Stanton, uscito in Usa il 27 giugno, ha totalizzato 215 milioni di dollari in meno di due mesi, piazzandosi al sesto posto tra i migliori incassi Pixar (il primo resta Nemo).
Equilibrio di modernità estrema e sofisticata leggerezza, la tenera vicenda del robottino Wall•E è una sinfonia di giustapposizione tra bellezza visiva e sonora, perché, a differenza della scarsità verbale, i "rumori" nel film sono molti e densi di significato, complice la straordinaria colonna sonora di Thomas Newman.
Nell'anno 2700, Wall•E (acronimo di Waste Allocation Load Lifter Earth-class, in altre parole "spazzino") è l'unico e inspiegabile sopravvissuto all'esodo dalla Terra dell'intera umanità, relegata invece in un fluttuante interspazio, dove galleggia obesa e mentalmente regredita. Unico modo per rientrare sul pianeta verde è un germoglio, che però sembra introvabile sulla Terra, sterile e ridotta a fantasmagorico condensato di ecoballe. Di queste si occupa il piccolo eroe di ferraglie, raccogli-immondizia, perseverante nel suo lavoro e allietato nella quotidianità dalla sola compagnia di uno scarafaggio e del VHS di Hello, Dolly! da cui apprende la gioia della danza e del corteggiamento. L'approdo terrestre di EVE (alias Extra-terrestrial Vegetation Evaluator), robot "femmina", sconvolge l'esitenza di Wall•E, novello Will "Legend" Smith ma di costui assai più docile. Le due macchine non verbalizzano ma gradualmente riescono a comunicare alla perfezione, dando vita ad un'inverosimile e alquanto dolcissima storia d'amore. Finché la piantina in germoglio che Wall•E offre in dono ad EVE non scatena eventi inattesi e direttamente legati al destino dell'umanità. La vicenda si eleva negli spazi siderali, l'ironia assume ritmi più dinamici ed evidenti diventano i temi di emergenza su cui la Pixar decide di puntare il dito in questo suo nuovo capolavoro, ossia il rispetto dell'uomo verso se stesso e dunque verso l'ambiente circostante. E nessuna indulgenza è riservata a chi trascura il richiamo: testimone è l'invalidante obesità in cui versano gli umani (americani in primis, ma non solo…), fonte di ilarità ma denuncia di un processo di grave portata sociologica. La salvezza è un chiaro ritorno alle origini avvalorato dalla saggezza del senno di poi. A fronte della penuria di parole, emerge l'abbondanza di metafore, tutte sublimi e stratificate e che portano Wall•E non solo nella rosa dei migliori prodotti Pixar, ma tra i più apprezzabili esempi di animazione degli ultimi anni: una prodigiosa espressione di momenti audio-visivi, arricchita da nobili citazioni della cine-fantascienza (2001: Odissea nello spazio, E.T., Blade Runner, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Metropolis) magnificamente restituite.

NOTE

- NELLA VERSIONE ORIGINALE LA VOCE DEL COMPUTER DI BORDO E' DI SIGOURNEY WEAVER.

- GOLDEN GLOBE 2009 COME MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE. ERA CANDIDATO ANCHE PER LA MIGLIOR CANZONE ORIGINALE.

- OSCAR 2009 COME MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE. ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE, COLONNA SONORA, CANZONE ORIGINALE, MONTAGGIO E MISSAGGIO SONORO.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2009 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2009 COME MIGLIOR FILM EXTRAEUROPEO.

CRITICA

"La storia d'amore lascia il campo alla lezione ecologica e il film perde in tenerezza e fantasia, ma soprattutto abbandona i toni più infantili (e comprensibili da un pubblico infantile) per rivolgersi a uno spettatore un po' più avvertito. Le trovate sono ancora tante, compresa una specie di rilettura ad usum delphini della rivolta contro lo strapotere della tecnologia già raccontata in 2001 in 'Odissea nello spazio'. Il messaggio ecologico si trasforma in un atto d'accusa contro l'umanità responsabile di aver trasformato la Terra in un'enorme pattumiera e di non voler difendere la Natura, ma la poesia di quell'amore inter-robotico perde un po' della sua magia iniziale. Resta la straordinaria sapienza produttiva della Pixar e del suo regista e vicepresidente Andrew Stanton (già regista di 'Alla ricerca di Nemo' e produttore di 'Ratatouille') che con questo film hanno compiuto un ulteriore passo in avanti nell'evoluzione dell'animazione computerizzata. Da notare, questa volta, la straordinaria cura nel restituire una qualità cinematografica agli sfondi terrestri, non più definiti e precisi come sono solitamente gli sfondi digitali ma per una volta più 'sporchi, e indistinti, proprio come se fossero ripresi da una normale cinepresa, con tutte le 'imperfezioni' del caso. Se pensiamo che 'Toy Story, il primo film d'animazione interamente digitale, era di solo i3 anni fa, possiamo ben
dire che ormai le differenze sono diventate quasi impercettibili e che il cinema è pronto per intraprendere le strade di qualunque nuova rivoluzione tecnologica." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 17 ottobre 2008)

"Se la prima parte del film è poesia assoluta la seconda vira un po' di più sul convenzionale: l'astronave è una specie di Eden popolato di esseri umani obesi che vegetano sotto il controllo di un Grande Fratello; i robot dovranno guidare la lotta di liberazione. In ogni caso il divertimento è assicurato, grazie a una quantità di gag molte delle quali di gusto cinefilo: a cominciare da '2001: odissea nello spazio'. Perfino i titoli di coda (vietato uscire dalla sala senza vederli), che riassumono la storia della civiltà umana attraverso le rappresentazioni artistiche, sono una piccola squisitezza in più dopo il lauto pasto. Realizzata grazie a una nuova tecnologia (sigla PRMarr), l'animazione tridimensionale conferisce alle immagini una bellezza da sbalordire. Quanto alla morale della favola, qualcuno potrà trovarla risaputa: l'umanità sta andando alla rovina, tra consumi dissennati che devastano l'ambiente e deformano i corpi, il sentimento dominante è la solitudine, per restituire un senso alle nostre vite non ci sono che il coraggio, l'altruismo, lo spirito di sacrificio e, soprattutto, la riscoperta della capacità d'amare. Quel che conta, però, è che queste cose vengano declinate in modi nuovi. E chi avrebbe mai detto che, a farcele sentire in modo più convincente degli altri sarebbe stato un piccolo robot dagli occhi languidi come quelli di E.T.? (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 17 ottobre 2008)

"Un acronimo ci disseppellirà. E' Wall¿E (Waste Allocation Load Lift Earth-class), robot spazzino lasciato su una terra deserta di uomini e sommersa da rifiuti, unica macchina ancora erroneamente in funzione, forse per la sua dipendenza dall'energia solare, fonte primaria e incorruttibile dall'ottusa ingordigia dell'uomo. E questa è solo una delle tante sottili ma evidenti metafore che popolano la fiaba d'animazione più bella degli ultimi decenni. Andrew Stanton regista e cosceneggiatore, il boss e deus ex machina della Pixar John Lasseter, produttore esecutivo, c'è tutto il gruppo storico che la Disney ha sì inglobato ma saggiamente neanche sfiorato, una factory di visionari che da una quindicina d'anni domina la scena: quattro miliardi e mezzo di dollari di incassi complessivi, Oscar come se piovesse, da 'Nemo' a 'Ratatouille' non hanno sbagliato un colpo. Un predominio imbarazzante, seriale, gli ex pionieri squattrinati ora fanno blockbuster, ma non sanno cos'è la furba routine. Cambiano continuamente soggetti, tecniche, ispirazioni e soprattutto linguaggi. Wall¿-E è la vetta di questo percorso: favola elementare e romantica, parabola e lezione di vita di limpida chiarezza, muto monito al mondo. Avete letto bene, se si eccedono le pubblicità olografiche che spiegano perché la Terra è disabitata e qualche parola nel finale, il silenzio qui è d'oro." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 17 ottobre 2008)


"La magia del film è tutta nei due robot protagonisti e negli straordinari primi quaranta minuti, dove nessun umano parla e la 'space-opera' tra Philip Dick e Stanley Kubrick si fonde con la costruzione di gag alla Buster Keaton, che vedono il mattatore il piccolo Wall-E. Poi parte il film con la sua storia. Ma a quel punto il robottino e i suoi occhini a binocolo hanno già vinto." (Marco Giusti, 'Il Venerdì di Repubblica', 17 ottobre 2008)

"Il film diretto da andrei Stanton ('Little Nemo') e prodotto da John Lasseter riesce a convertire i pixel in cellule viventi, ricorre al disegno a mano e alla computer graphic rimodellando l'architettura visiva. Cyborg e Charlie Chaplin, ibridi di creature di carta e automi, galleria di 'mostri', surrogati emozionali dell'umanità perduta. Senza, nostalgia, il film mette in relazione la meccanica del vecchio robot con l'hi-tech (...) ." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 17 ottobre 2008)

"Sicuramente educativo per i più piccini, che qui ameranno gli scarafaggi domestici del futuro, questo gradevole ma non memorabile eco-cartoon firmato dal premio Oscar Andrei Stanton ('Alla ricerca di Nemo'), continua a girare dalle parti di 'E.T.', occhioni e goffaggine comprese." (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 17 ottobre 2008)

"Non era facile conciliare una fiaba apocalittica - il pianeta discarica, i nostri discendenti obesi e svuotati, il consumismo trionfante su scala galattica - con la levità dell'animazione. Ma 'Wall-E' come 'Nemo', 'Toy Story' o 'Monster & Co.' crea un mondo di rara perfezione formale e insieme di solida tenuta metaforica grazie a un'inventiva continua e a un'intelligenza vibrante. Non si contano le astronavi e i robot che hanno fatto la storia del cinema. Ma nessuno aveva mai espresso tanta consapevolezza e insieme tanta malinconia. Il 3D non è più solo uno dei tanti linguaggi del cinema. E' la sua sintesi, forse il suo destino." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 ottobre 2008)

"La quotidianità di 'Wall-E' e, intento ad accumulare detriti salvando dalla distruzione malinconici reperti della civiltà che fu, è raccontata come in un film muto intessuto di uno struggente umorismo alla Chaplin. E il resto della favola in cui, sulle ali dell'amore, Wall-E ritroverà l'umanità emigrata nelle galassie, è comunque delizioso per raffinatezza grafica e divertimento. Non ci stupirebbe che ne sortisse una candidatura all'Oscar per il miglior film." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 17 ottobre 2008)

"Non c'è, invece, ombra di dubbio sull'Oscar, annunciato e strameritato, a Wall-E come miglior film di animazione. Si tratta di un vero e proprio capolavoro, una pellicola fantastica ed ecologica con momenti di commovente poesia e un messaggio di grande speranza per l'umanità dinanzi a un futuro presentato come disastroso se non si porrà rimedio allo scempio ai danni della natura." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 23-24 febbraio 2009)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy