Villafranca

ITALIA - 1933
Le vicende storiche che hanno segnato la fine della II Guerra d'indipendenza: dalla storica seduta deI Parlamento subalpino, il 10 gennaio 1858, con l'intervento di re Vittorio Emanuele II e gli incontri del sovrano con il conte di Cavour, fino alla pace di Villafranca di Verona dove, per iniziativa di Napoleone III, venne stipulato l'armistizio tra gli Austriaci e i Franco-Piemontesi, cui seguì il trattato dell'11 luglio 1859 che pose definitivamente fine al conflitto.

CAST

NOTE

- GIRATO NEGLI STABILIMENTI 'FERT' DI TORINO. LE RIPRESE DI ALCUNI INTERNI SONO STATE INVECE EFFETTUATE NEL PALAZZO REALE E PALAZZO MADAMA DI TORINO, TEATRO REGIO E TEATRO ALLA SCALA.

CRITICA

"[...] Le grandi figure rievocate da questo dramma fanno balzare il periodo più eroico e leggendario del nostro Risorgimento; e soltanto con il loro apparire determinano entusiasmo e commozione. [...] II film non vuole ricorrere soltanto a valori cinematografici puri, dà il massimo rilievo ai dialogati e alla battuta, ne fa sovente l'elemento predominante, che è un'altra sana, vasta, importante opera di esaltazione nazionale, dal Forzano compiuta con una lena dall'ampio respiro. II rievocare momenti della nostra più recente e gloriosa storia è compito altissimo; e un film che a questo compito s'ispirasse doveva essere tenuto in toni volutamente popolari, in un'atmosfera leggendaria e familiare insieme. [...] La cura e lo scrupolo dedicati alla messinscena di 'Villafranca' sano davvero esemplari, soprattutto per quel che riguarda ambienti e sfondi. [...] l'obiettivo che si sposta per i saloni del Palazzo Reale ci fa assistere a una serie d'interni assai rari da scorgere in qualsiasi film, dall'Armeria alla sala del trono, specialmente nella sequenza che accompagna la principessa Clotilde alla preghiera. L'uscita del conte, in carrozza, per recarsi a palazzo, ha il sapore d'una stampa dell'epoca; e il lungo "carrello" aereo, d'una trentina di metri, che parte dalla ribalta del Regio e giunge alla balaustra del palco reale, per l'ambiente nel quale procede, per il momento che vuole ricordare, e davvero memorabile negli annali del nostro cinema. [...] il film interrompe finalmente la serie delle melense commediole che pareva dovessero essere quasi un monopolio della nostra cinematografia; ed è anche, tecnicamente, un'impresa che impensierirebbe qualsiasi agguerrito e potente produttore [...]." (M. Gromo, 'La Stampa', 20 gennaio 1934).
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