Viale del tramonto

Sunset Blvd.

USA - 1950
Viale del tramonto
Joe Gills, sceneggiatore e soggettista cinematografico, si trova in difficili condizioni economiche. Per sfuggire ai creditori lancia a gran velocità l'automobile e, dopo una lunga corsa, giunge ad una vecchia villa, apparentemente abbandonata. Nella villa abita invece una vecchia diva del cinema muto, Norma Desmond. L'attrice è rimasta fedele, in cuor suo, alla sua antica arte e ignora deliberatamente tutto quello che s'è fatto di nuovo nel campo cinematografico. Ella propone a Joe di trasferirsi nella villa per lavorare con lei ad un grande soggetto cinematografico che lei si propone d'interpretare. Joe finisce con l'accettare l'offerta ma quando s'accorge che la vecchia attrice è innamorata di lui, cerca la salvezza nella fuga. Il tentato suicidio della donna l'obbliga a ritornare e ad accettare la situazione. Il copione viene ultimato e sottoposto al celebre regista Cecil B. De Mille; ma intanto succede che Joe viene invitato da una ragazza, sua conoscente, a lavorare ad un altro soggetto. Ricomincia per Joe una vita in partita doppia: di giorno si dedica a Norma Desmond, di notte scappa dalla villa. Quando se ne accorge, la vecchia diva chiede una spiegazione: Joe decide d'abbandonarla per sempre, ma lei l'uccide.
  • Altri titoli:
    A Can of Beans
    Sunset Boulevard
  • Durata: 110'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO, NOIR
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: PARAMOUNT PICTURES
  • Distribuzione: PARAMOUNT - CIC VIDEO

NOTE

- TRE PREMI OSCAR 1951: MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE, MIGLIOR SCENOGRAFIA E MIGLIOR COLONNA SONORA.

- I TRE SOGGETTISTI-SCENEGGIATORI DURANTE LA LAVORAZIONE DEL FILM, PER NON FAR COMPRENDERE IL DELICATO TEMA CHE POTEVA PROVOCARE CONTESTAZIONI NELL'AMBIENTE DEL CINEMA, LO CHIAMAVANO TRA LORO 'A CAN OF BEANS' (UNA LATTINA DI FAGIOLI').

CRITICA

"Si tratta di un lavoro, artisticamente e tecnicamente, assai pregevole." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 29, 1951)

"Affascinante, crudele dramma sulla putrefazione del cinema, premiato con un doppio Oscar. Billy Wilder scava senza pietà nel dolore e nell'illusione, variando di continuo i toni, ora grotteschi, ora patetici. Semplicemente superbi Gloria Swanson e Eric von Stroheim che rifanno se stessi con encomiabile autoironia; William Holden è il monumento al cinismo". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 26 luglio 2000)
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