Valley of Love

FRANCIA - 2015
3/5
Valley of Love
Dopo aver ricevuto una lettera postuma dal figlio Michael, morto sei mesi prima, Isabelle and Gérard, due genitori separati da tempo, si rivedono e decidono di esaudire l'ultima, incredibile richiesta del ragazzo: incontrarsi tutti e tre nella Death Valley, nel cuore degli Stati Uniti...
  • Durata: 91'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANAVISION XL, 35 MM (1:2.50)
  • Produzione: LES FILMS DU WORSO, LGM CINÉMA SAS, IN COPRODUZIONE CON FRANCE 3 CINÉMA

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Due famosi attori francesi, un tempo sposati, si incontrano dopo molti anni. Luogo dell’appuntamento la Death Valley: entrambi stanno esaudendo la richiesta del figlio, avuto 25 anni fa, ora morto suicida. Una doppia missiva, ricevuta qualche mese dopo la morte, li invita a trascorrere una settimana in quel luogo, ogni giorno una tappa diversa, perché – solamente così – avranno modo di poterlo “incontrare” per l’ultima volta.

Le premesse di Valley of Love – ultimo dei cinque film transalpini in concorso a Cannes, diretto da Guillaume Nicloux – non lasciavano presagire molto di buono. Tuttavia, pur chiedendo tanto allo spettatore in termini di sospensione dell’incredulità, il film riesce a sviluppare una sorta di fascino fantasmatico, vuoi per le atmosfere rarefatte di un luogo ormai radicato nell’immaginario collettivo, vuoi per la grande prova offerta dai due protagonisti, Isabelle Huppert (e con questo sono tre i titoli in cui è presente al Festival, dopo Asphalte e Louder than Bombs) e un gigantesco – letteralmente e non – Gérard Depardieu.

È a loro che Nicloux si affida per trasformare passo dopo passo, tappa dopo tappa, il significato di questa insolita reunion: Gérard e Isabelle (i loro nomi anche nel film) ritroveranno in un certo senso loro stessi, riscoprendo un’intimità (non carnale) che il corso del tempo aveva semplicemente impolverato, mai sepolto del tutto.

Il senso di colpa – più accentuato in Isabelle, che non si perdona di aver trascurato quel figlio per troppi, lunghi anni – viene giustapposto alla pragmaticità di Gérard, fatalista e affaticato dal peso dell’esistenza, accaldato oltre ogni limite e dedito all’alcolismo. Ed è soprattutto grazie alla prova di Depardieu che il film di Nicloux riesce anche a trovare momenti di buon umorismo: su tutti, l’autografo concesso al marito di una sua fan americana, firmato Bob De Niro…

Fantasmi, evocati dal film anche nella scelta del 35mm e del cinemascope 2.35:1. Un cinema che non esiste quasi più, che di tanto in tanto riappare per stringerti i polsi, o le caviglie, per poi scomparire di nuovo. Ed è qui che forse voleva arrivare Nicloux, in questa valle (di morte) d’amore dove lo sguardo saprà perdersi di nuovo, per sempre.

NOTE

- IN CONCORSO AL 68. FESTIVAL DI CANNES (2015).
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy