Vai e vivrai

Va, vis et deviens

FRANCIA, BELGIO, ITALIA, ISRAELE - 2005
Vai e vivrai
In Etiopia, durante la carestia del 1984-85, la popolazione di religione ebraica poté contare sull'aiuto di Israele e degli Stati Uniti ed ebbe la possibilità di raggiungere la Terra Promessa per il progetto denominato "Operazione Mosè". Schlomo, benché non sia ebreo e non possa vantare una discendenza semita, viene convinto dalla madre a mentire e a fingersi ebreo per sfuggire alla morte. Arrivato in Israele il ragazzo si finge orfano e viene adottato da una famiglia di ebrei sefarditi provenienti dalla Francia. Si può crescere con il continuo timore che la propria doppia menzogna venga scoperta? Si può dimenticare la propria terra e la propria madre? Crescendo Schlomo scoprirà la cultura occidentale, i pregiudizi razziali e la guerra nei territori occupati. Né ebreo, né orfano, in fondo non è che un nero come tanti altri, con una profonda nostalgia della madre che spera un giorno di ritrovare...
  • Altri titoli:
    Live and Become
    Go, See, and Become
    Live & Become
  • Durata: 140'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, CINEMASCOPE
  • Produzione: DENIS CAROT E MARIE MASMONTEIL PER ELZEVIR FILMS, FRANCE 3 CINEMA, K2 PRODUCTIONS, BACKUP FILMS, CATTLEYA, OI PRODUCTIONS, SCOPE INVEST, TRANSFAX FILM PRODUCTIONS
  • Distribuzione: MEDUSA (2005)
  • Data uscita 4 Novembre 2005

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Monteleone

Semi-documentaristico, drammatico e realista (anche se qua e là affiora una paradossale ironia) e con pagine di struggente intimismo. A livello di stile, l’ultimo film dell’ebreo franco-rumeno Radu Mihaileanu – Vai e vivrai – è diverso dal precedente Train de vie – Un treno per vivere (1998), che era un apologo grottesco, una favola tragicomica. Ma i temi sostanziali sono simili. La fuga degli ebrei rumeni di Train de vie, che si fingono deportati da altrettanto finti nazisti, così da sfuggire alla morte e raggiungere la Terra Promessa, in Vai e vivrai si riflette nel moderno esodo degli ebrei etiopi (i “falasha”) che scappano dalla carestia e dalla violenza raggiungendo i campi profughi sudanesi, e che l'”Operazione Mosè” (promossa dagli USA e Israele fra il 1984 e l’85) porta il più possibile in salvo in Israele. La necessità di salvarsi sotto falsa identità segna l’avventura del piccolo etiope, che la madre cristiana – per amore – decide di far partire con i “falasha” facendolo passare per ebreo, ma separandosi da lui con un mandato: “vai, vivi e diventa”. Col nome di Schlomo (lo stesso del matto di Train de vie), il bambino in Israele tace con tutti la doppia impostura (non è ebreo e neanche orfano) e viene adottato da una famiglia di Tel-Aviv, non praticante e pacifista. Il film intreccia la maturazione del protagonista con la storia sociopolitica israeliana degli ultimi 20 anni. Schlomo cerca d’integrarsi ma scopre che là non è il paradiso. Mentre è accolto da persone aperte senza pregiudizi (i genitori adottivi, un rabbino, un poliziotto) subisce pure il razzismo di estremisti religiosi, ebrei “bianchi” che considerano gli ebrei di pelle nera come inferiori, o contestandone a livello biblico la discendenza dal re Salomone e dalla regina di Saba. Ma lo sradicato Schlomo – né ebreo, né israeliano, né palestinese, né poi francese (la laurea in medicina a Parigi) – cresce come uomo responsabile nonostante le proprie e altrui contraddizioni. Col desiderio di rivedere la madre naturale (esaudito nel finale), pregando verso la luna di notte, egli scopre di aver avuto altre amorevoli figure materne. In risposta allo schematismo xenofobo di arbitrarie interpretazioni delle Scritture, c’è la bellissima sequenza della disputa dottrinale, in cui Schlomo spiega che Adamo non era né bianco né nero, ma rosso come la creta su cui Dio soffiò per creare lui e tutti gli uomini a sua immagine.

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO AL 55MO FESTIVAL DI BERLINO (2005) NELLA SEZIONE 'PANORAMA' E VINCITORE DEL PREMIO DEL PUBBLICO.

- CONSULENTE SCIENTIFICO: RABBI MENASCHEM WALDMAN.

- PREMIO CESAR 2006 PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE A ALAIN-MICHEL BLANC E RADU MIHAILEANU.

CRITICA

"A circa sette anni dall'exploit di 'Train de vie', il regista rumeno/giramondo Radu Mihaileanu - che nel frattempo ha firmato solo il semiamatoriale 'Ricchezza nazionale' - dimostra di non aver perso il tocco personale, la vocazione ad affrontare temi esplosivi o polemici con uno stile insieme emotivo e brillante. (...) Il taglio si mantiene, peraltro, limpido e delicato, in modo che il sostrato metaforico - le difficoltà dell'integrazione culturale, la persistenza dei pregiudizi di classe, la questione palestinese - non finisca, deo gratias, con lo schiacciare lo spettacolo o renderlo petulante." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 5 novembre 2005)

"Il regista del tragicomico gioiello yiddish 'Train de vie', Radu Mihaileanu, ci rammenta l'exodus degli etiopi ebrei in Terra Santa coi falasha (emigrati in lingua abissina), i discendenti di Salomone e la regina di Saba. Autore anche del romanzo, propone una lettura in chiave privata, la fatica della doppia identità di un ragazzino cristiano, Schlomo. (...) Il faticoso rapporto umano è raccontato senza troppa emotività rischiando di sottovalutare il calore della psicologia, ma interessanti sono gli interni progressisti di Israele, il kibbutz e il rabbino, le lotte interne e le varie forme di razzismo. Una storiona, con fin troppo melò ma anche sincera partecipazione per tutti quelli costretti a fuggire." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 novembre 2005)
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