Vacanze ai Caraibi

ITALIA - 2015
Ambientato nella Repubblica Dominicana, segue tre storie.
Le vicende di Mario Grossi Tubi, imprenditore sull'orlo del fallimento e in cerca di un rimedio prima che la moglie se ne accorga, e di Ottavio Vianale, "maturo" fidanzato della figlia di Mario, apparentemente ricchissimo ma in realtà anche lui in cerca di risolvere i propri problemi economici.
La (dis)avventura di Adriano Fiore, giovane digital addict, finito su un'isoletta deserta dove scopre di essere senza campo.
La folle passione tra Fausto e Claudia, irrefrenabilmente attratti l'uno dall'altra che però ben presto scoprono di essere assolutamente incompatibili.

CAST

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON: BANCA SANFELICE E IMPREBANCA AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT; CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO; IN COLLABORAZIONE CON MEDIASET PREMIUM.

CRITICA

"Equivoci a non finire, ma non propriamente della stoffa di un film di Lubitsch. Intorno alla storia centrale ne ruotano altre due. Sulla breccia da oltre tre decenni e mezzo, fitti di quaranta e passa titoli da regista, Neri Parenti resta fedele alla formula di un divertimento farsesco e di grana grossa, non immemore del modello antico delle torte in faccia. Dunque, malgrado la sua personale devozione ai maestri come Monicelli, distante dallo zoccolo duro della vera e propria commedia italiana." (Paolo D'Agostini', 'La Repubblica', 17 dicembre 2015)

"Neri Parenti, il recordman del filone, rivoltosi ad altri lidi produttivi e forte dell'adesione dell'Icona Suprema Christian DS non si fa mancare niente nell'allestimento del solito girotondo di gag scurrili, situazioni farsesche, prese per il sedere dell'italiota medio e assortimenti variegati e supercalorici dei peggiori viziacci del Belpaese. Mettersi a fare i moralisti costa poco e non produce niente: acclarato che di un film simile non appenderemmo poster sulla parete di casa, si prende atto volentieri che di rinnovamenti, variazioni di tono o bagni nella comicità «corretta» Parenti e company non vogliono sentire parlare neppure per telefono. (...) De Sica è sempre in forma, Ghini lo asseoonda con una verve parimenti incontenibile e la Spada si scatena con un occhio alla Gerini verdoniana: il cinismo e la cattiveria hanno una logica sui generis e pazienza se a noi sembra che il film abbia il fiato corto e in vista del finale si ripeta come sulla catena di montaggio." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 dicembre 2015)

"L'idea è fare un vecchissimo cinepanettone volgare e grossolano dichiarandolo esplicitamente in una gag finale con Parenti, De Sica e Ghini intenti a scherzare sul quantitativo di parolacce da usare in uno sketch. Per alcuni potrebbe essere mèta-cinema. Per altri, più severamente, 'excusatio' di peti 'non petita'. Un simpatico spreco di talenti (anche Brizzi e Martani in sceneggiatura) minimamente salvato da un'autoironia di fatto autolesionista." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 17 dicembre 2015)

"Piacerà a chi ritiene che da quando il cinepanettone non è più rito, obbligo sociale, ci ha guadagnato in qualità. De Sica-Ghini sembravano ormai bolliti. Qui invece girano che è una meraviglia." (Giorgio Carbone, 'Libero', 17 dicembre 2015)

"Ritorno al passato del cinepanettone, tra doppi sensi e volgarità di bassa lega. Ma si ride." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 17 dicembre 2015)
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