UNICO TESTIMONE

DOMESTIC DISTURBANCE

USA - 2001
Danny è un ragazzo di undici anni. Da quando i suoi genitori Frank e Susan Morrison hanno divorziato si comporta in modo strano e vive in un mondo fatto di bugie, ma Frank e Susan gli vogliono molto bene e cercano in ogni modo di aiutarlo e comprenderlo. Quando Susan incontra Rick Barnes (un filantropo benestante da poco giunto in città) e decide di sposarlo, Frank si ingelosisce ma ammette che potrebbe essere una cosa buona per suo figlio, che così avrebbe l'opportunità di vivere in una famiglia normale con due genitori accanto. Le cose si complicano quando Danny racconta strane storie che riguardano Barnes al padre che, visti i trascorsi del figlio, stenta a credergli. Quando il ragazzo gli parla di un omicidio, Frank decide di indagare per scoprire la verità.

CAST

NOTE

GIRATO PRESSO GLI 'SCREEN GEMS STUDIOS' DI WILMINGTON (NORTH CAROLINA). PER GLI ESTERNI LE RIPRESE SONO STATE EFFETTUATE NEL CENTRO DI WILMINGTON E IN ALCUNE ZONE DEI DINTORNI TRA CUI HAMPSTEAD, BERGOW E SOUTHPORT.
DVD (COLUMBIA TRISTAR 2002).

CRITICA

"Variazione sul tema del pericolo in famiglia (l'archetipo resta l'hitchcockiano 'L'ombra del dubbio'): un padre divorziato (John Travolta), una madre che si risposa, un figlio che dovrà vivere con un nuovo patrigno: benestante e riverito, ma con parecchi scheletri nell'armadio... Diretto da un ingrigito Harold Becker, 'Unico testimone' è un onesto thriller con la sua buona dose di suspense, cliché (papà fabbrica, tutte a mano, barche a vela di legno) e inverosimiglianze. Il cast è di lusso, ma a Travolta serve un nuovo Tarantino per ri-risorgere". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 aprile 2002)

"Certo, involontariamente o inconsapevolmente, il film si trova a far parte di quella tendenza che, prendendo ispirazione dalla realtà peggiore, analizza il crimine nel cuore della famiglia, e gli affetti famigliari come origine di criminalità. John Travolta è sempre irresistibile". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 5 aprile 2002)

"Malgrado la meritevole stringatezza, l'anello debole del film è proprio la sceneggiatura di Lewis Colick, che sembra tagliata per un tv-movie. Ogni personaggio fa la sua parte come da copione, in una totale assenza di definizione. Vale il meccanismo e solo quello, il resto è di convenzionale efficienza. Gli spettatori più esigenti, non senza un certo benemerito spirito di iniziativa, potrebbero ravvisare in questo racconto giallo alcune problematiche legate all'effettivo domino causato dall'istituto del divorzio, che ha trasformato il matrimonio nel prologo del suo epilogo": (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 7 aprile 2002)
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