Una Vita in Fuga

Flag Day

USA - 2021
2,5/5
Una Vita in Fuga
John Vogel è stato un personaggio straordinario. Sua figlia Jennifer, da bambina era affascinata dal suo magnetismo e dalla sua capacità di rendere la vita una grande avventura. Il padre le ha insegnato molto sull'amore e sulla gioia. Poi, Jennifer ha scoperto la vita segreta di suo padre come rapinatore di banche e falsario. Basato su una storia vera, è il ritratto di una giovane donna che lotta per guarire le ferite del proprio passato, mentre cerca di ricostruire il rapporto padre-figlia.
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Tratto da: romanzo autobiografico "Flim-Flam Man: The True Story of My Father's Counterfeit Life" di Jennifer Vogel
  • Produzione: WILLIAM HORBERG, JON KILIK, SEAN PENN, FERNANDO SULICHIN PER INGENIOUS MEDIA, NEW ELEMENT MEDIA, WONDERFUL FILMS, RAHWAY ROAD PRODUCTIONS, CLYDE IS HUNGRY FILMS, MONITOBA FILM & MUSIC, ROCKET SCIENCE, IN ASSOCIAZIONE CON BUFFALO GAL PICTURES
  • Distribuzione: LUCKY RED (2022)
  • Data uscita 31 Marzo 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Flag Day di e con Sean Penn. Due notizie. Prima la buona: non è il precedente, il tremendo The Last Face, la cui devastante accoglienza da parte della stampa nel 2016 a Cannes costrinse l’anno dopo il festival francese a embargare recensioni e commenti social fino alla fine della proiezione di gala. Poi la cattiva: non è, comunque, un grande film.

Basato sulla vera storia di John Vogel, rapinatore e falsario tra i più grandi della storia americana, trasposta nel libro Flim-Flam Man dalla figlia Jennifer, Flag Day racconta il rapporto ambivalente tra la stessa Jennifer (Dylan Penn, avuta da Robin Wright) e il padre, personaggio larger than life e quintessenza del sogno, seppur deviato, americano, che per la prima volta in una sua regia Sean interpreta egli stesso. A rincarare il formato famiglia è anche l’altro figlio, Hopper Jack Penn, che interpreta quello di Vogel Nick.

Il gioco di specchi tra verità e finzione, o meglio persona e personaggio, riverbera pesantemente sul film, giacché senza nulla togliere a Dylan Penn che non è solo figlia d’arte ma attrice più che promettente viene il sospetto che, rapine e falsificazioni a parte, stiamo vedendo un filmato di famiglia, in cui Sean riflette il proprio narcisismo – gli piacerebbe – maudit e i figli godono di luce riflessa, sfruttando, Dylan, l’assertività e l’autonomia di Jennifer.

Case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale, o giù di lì, la memoria del magnetico e pericoloso, imprevedibile e tenero, generoso e assente padre informa il film nel ricordo di Jennifer, ma è come se sfogliassimo l’album della famiglia Penn, che non sarà necessariamente un danno, ma un limite e una diminutio un po’ sì.

Se non mancano sequenze fascinose, scene indovinate (la finta telefonata di John al concessionario), il film è lungo, ripetitivo, perfino stucchevole nel ritratto del papà tanto amato, e osteggiato, quanto maledetto: c’è di che compiacersi, qui e là, anche per lo spettatore, ma la terapia familiare avrebbe giovato di più.

NOTE

- IN CONCORSO AL 74. FESTIVAL DI CANNES (2021).

- NEL FILM RECITANO I VERI FIGLI DI SEAN PENN: DYLAN E HOPPER, RISPETTIVAMENTE NEI RUOLI DI JENNIFER E NICK VOGEL.

CRITICA

"Il settimo film di Sean Penn regista (...) è un dichiarato omaggio al talento della figlia Dylan, vittima nella storia di incidenti familiari che la rendono vittima di un padre volgare, malfattore e imbroglione (...). Il mistero dei sentimenti è infatti una specie di incantamento infantile che neppure menzogne, fughe e rapine, riescono a intaccare, cercando un lato oscuro del rapporto che sviluppa on the road secondo la più americana convenzione cine letteraria, mentre la ragazza alla fine si libera dalla schiavitù diventando giornalista. L'altro figlio di Penn, il fratello, è solo una comparsa e lo stesso attore appare sempre più stanco, fra le vestigia di vecchio un american way of life su cui sta in bilico." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 31 marzo 2022)

"(...) il film racconta il rapporto tra i due, ispirato al romanzo biografico della ragazza. Verrebbe da dire: tale padre, tali figli. La cosa più bella di questo film, ispirato a una storia vera, è la recitazione della famiglia Penn, ovvero papà Sean e i figli Dylan e Hopper. Convince meno la regia, sempre dello stesso Penn, troppo egocentrica, tra patriottismo e narcisismo, mancanza di idee e di equilibrio. Eastwood, per capirci, è altra cosa." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 31 marzo 2022)
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