Una strada chiamata domani

Bloodbrothers

USA - 1978
I fratelli siculo-americani De Coco, Tommy e Chubby, lavorano a New York come elettricisti in un'impresa edilizia. Sono uomini di mezza età che dividono il loro tempo tra lavoro, famiglia e banali divertimenti con gli amici nel bar del paralizzato Banion. Tommy è sposato all'isterica Marie ed è padre dell'incerto Stony e di Albert, un fanciullo che, terrorizzato dalla madre incosciente e dal padre rissoso, soffre d'inappetenza sino a rischiare un mortale deperimento. Chubby, sposato con Phyllis, ha perso tragicamente un figlio e vive in funzione di Stony. Questi, un giovanottone che non fatica a conquistare le ragazze del quartiere, sa che il padre e lo zio vorrebbero che li seguisse in un mestiere sicuro e redditizio, ma ambirebbe istintivamente a qualcosa di meglio. Fantasioso e sensibile, scopre la sua strada nell'ospedale pediatrico dove assiste il fratellino nel corso di una crisi. Assunto dall'avveduta dottoressa Harris come animatore dei giuochi, Stony conquista i piccoli clienti che avvia ai segreti del "naka, maga, walla", una poetica e fantastica famiglia spirituale detta dei "fratelli di sangue". Indotto dal padre a fare un'esperienza di due settimane in cantiere, Stony si lascerebbe quasi attrarre, ma i consigli dell'amica sensata Annette e le reazioni feroci di Tommy per una scappatella di Marie lo inducono a fuggire con Albert.
  • Altri titoli:
    Les chaînes du sang
    A Father's Love
    Heisses Blut
    Stony, sangre caliente
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, VISTAVISION - TECHNICOLOR
  • Tratto da: romanzo omonimo di Richard Price
  • Produzione: KING ROAD ENTERTAINMENT, WARNER BROS. PICTURES
  • Distribuzione: PIC - WARNER HOME VIDEO

NOTE

- CANDIDATO ALL'OSCAR 1979 PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE.

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 3 SETTEMBRE 2007 HA ELIMINATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI.

CRITICA

"Il privato, tutti i bilanci di fine anno ce l'hanno ripetuto, vince sul pubblico. E non è vero che questo sia solo un lusso dei ricchi. Contrasti generazionali, incomprensioni, competitività, distruzione e autodistruzione, scontri fra padri e figli, mariti e mogli che non riescono proprio a ricordarsi perché mai si sono sposati non sono privilegio, o dannazione, di chi ha i soldi. Ce lo conferma, molto bene, "Una strada chiamata domani" film di Robert Mulligan sulle lacerazioni di una famiglia operaia italo-americana di Bronx. E dove ad odiarsi sono un padre che vuole il figlio elettricista perché si guadagna di più e quel figlio Stony, che vuol far l'infermiere in un ospedale per dare una mano ai bambini infelici. Vincerà Stony, ma che proprio sia vincitore, come assicura la pubblicità, non c'è da giurarci. Robert Mulligan è un piccolo specialista nel binomio intimismo e violenza. Tutti i suoi film fanno perno su questa doppia chiave, sia quando affronta il poliziesco. "Il mediatore", la metapsichica, "Chi è l'altro?" il western, "La notte dell'agguato", la commedia sentimentale, "Quell'estate del '42". In lui la violenza non è mai scatenata da esteriori conflitti di denaro o interesse ma la reazione a drammi interiori, insoddisfazioni,insicurezze (...) A tratti un po' fastidioso per l'eccesso di strepiti e di trivialità nel linguaggi, "Una strada chiamata domani" è un buon campione di cinema contemporaneo americano. Conferma la sua capacità di guardare al presente e di raccontarlo com'è, evitando le consolazioni del cinema troppo levigato e i travestimenti delle cattive ideologie. Nella galleria del cinema "operaio" il film ha il suo bravo posto in una galleria lunghissima ma tutta da visitare e che va da "Cristo fra i muratori" di Dmytrykc a "Una moglie" di Cassavetes. Con Paul Sorvino, Tony Lo Bianco e Lelia Goldoni caratteristi di lusso, c'è Richard Gere che, fra le nuove leve di Hollywood ci sembra fra quelli meno lontani dalla bravura e dalla gloria di DeNiro e Al Pacino." (Paolo Valmarana, 'Il Popolo')

"(...) Il conflitto, con quel Bronx coloratissimo di sfondo, con quella famiglia di sangue meridionale esagitata e sempre sopra le righe, soprattutto, con certe soluzioni ultime di tono eccessivamente patetico (la decisione del giovanotto di imboccare da solo la propria strada, tronfiamente chiamata "domani" nella versione tradotta) rischiava di proporsi con accenti un po' retorici, ai margini del sentimentalismo facile; invece il testo di Walter Newman e la regia di Robert Mulligan, pur sfiorando questi rischi, li hanno quasi sempre superati approdando a un dramma secco e risentito dai toni aspri e dagli echi umani asciutti e convincenti. L'azione è serrata, i personaggi sono nitidi e precisi, coloriti solo quel tanto che serve ad illustrarli, ma senza sbavature nonostante i timbri alti dei caratteri e i fuori di certi contri resi anche più ruvidi dall'asprezza dei dialoghi. Non ci sono situazioni stonate (nemmeno tra le più urlate e esteriori) né ci sono salti e fratture in quell'itinerario psicologico, spesso molto sofferto, che ciascuno imbocca nel tentativo di arrivare alla propria verità. E questo anche perché la regia di Mulligan, quasi con le stesse intuizioni di cui aveva dato prova in film come "Quell'estate del '42" ha risolto sempre quei rapporti familiari (anche i più tesi) con i tempi giusti, puntando molto sul gridato ma non trascurando per questo le reazioni interiori, Con concessioni, qua e là, al sentimento scoperto, con un sospetto di gratuito in alcuni passaggi psicologici troppo svelti ma, in genere, con un ritmo vibrato e una corrusca tensione visiva di molto effetto; specie nella descrizione realistica del Bronx, e dei suoi bar e delle sue strade costantemente popolate da facce concrete, quasi da cronaca dal vero (...)." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo')
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