Una donna fantastica

Una mujer fantástica

CILE, USA, GERMANIA, SPAGNA - 2017
3/5
Una donna fantastica
Marina e Orlando sono innamorati e pianificano di passare le loro vite insieme. Lei lavora come cameriera e adora cantare. Il suo compagno, di 20 anni più grande, ha lasciato la sua famiglia per lei. Una sera, però, tornati a casa dopo aver festeggiato il compleanno di Marina in un ristorante, succede l'imprevedibile: Orlando improvvisamente diventa pallido e smette di rispondere. In ospedale, tutti i medici confermano la morte dell'uomo. Gli eventi si susseguono veloci: Marina si trova di fronte alle domande sgradevoli da parte di un'ispettrice di polizia, mente la famiglia di Orlando le mostra solo rabbia e sfiducia, la esclude dal funerale e le ordina di lasciare l'appartamento, che apparteneva ad Orlando, il più presto possibile. Marina, infatti, è una donna transessuale e la famiglia del defunto si sente minacciata dalla sua identità. Ma Marina è forte, e con la stessa energia che ha utilizzato per il diritto a essere donna decide di combattere, a testa alta, per il diritto di vivere il proprio lutto.
  • Altri titoli:
    A Fantastic Woman
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE, DCP (1:2.39)
  • Produzione: JUAN DE DIOS LARRAÍN, PABLO LARRAÍN PER FABULA, IN COPRODUZIONE CON KOMPLIZEN FILM, MUCHAS GRACIAS, SETEMBRO CINE
  • Distribuzione: LUCKY RED IN ASSOCIAZIONE CON 3 MARYS ENTERTAINMENT
  • Data uscita 19 Ottobre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Emanuele Rauco

Giocare con lo sguardo su un corpo, metterlo al centro di un film, lavorare sullo spettatore è un grande rischio che Sebastian Lelio, nel suo nuovo film Una mujer fantàstica in concorso a Berlino 2017, corre con consapevolezza e spavalderia sufficienti per superarlo o almeno per renderlo uno spettacolo interessante.


 Il film racconta di Marina, donna transessuale la cui vita è sconvolta dall’improvvisa morte del compagno, 20 anni più grande di lei e che per lei ha lasciato la famiglia: una famiglia che non ha perdonato l’affronto e che farà sentire a Marina il peso di un’identità sempre in divenire. Scritto dal regista con Gonzalo Maza, Una mujer fantàstica è un dramma intimo in cui i cambi di tono e registro servono a riflettere stilisticamente sulla percezione del sé e di quella da parte degli altri.


 Il film racconta il modo in cui una società - e la famiglia come suo nucleo - si rapporta con i corpi estranei (“Quando ti guardo, non so cosa sto guardando”, dice a Marina l’ex-moglie del defunto): prima della comprensione o del rigetto anche violento, c’è lo sguardo, il desiderio incomprensibile, la curiosità morbosa. Per questo Lelio lavora costantemente sul legame tra la protagonista Daniela Vega (rivelazione) e la macchina da presa, per far vivere allo spettatore - tra figure intere, inquadrature che la seguono, immagini che la squadrano e la scrutano - il peso dello sguardo degli altri, la semplice esistenza come fonte di curiosità e continua inquisizione.


Una mujer fantastica assume completamente su di sé la fascinazione per quel corpo - esaltato dal suo amore per la musica lirica o popolare -, non si pone moralisticamente lontano da esso e contro gli sguardi, ma nemmeno è ipocrita da titillare gli atteggiamenti che racconta e in parte condanna: accompagna il pubblico nella comprensione di una donna che deve prendere coscienza di una nuova molteplice identità (con qualche didascalismo simbolico qua e la) attraverso il cinema e il suo linguaggio, come nel precedente Gloria. Per questo, il tono noir elegante e almodòvariano (sottolineato dalla partitura di Matthew Herbert) oppure le aperture oniriche e gli strappi al racconto, che paiono sulle prime eccessi inutili, sono il corrispettivo stilistico del viaggio che Marina compie dentro i mutamenti del suo io, le variazioni della propria percezione per sopravvivere agli altri. Come se gli occhi e le parole (la lotta per farsi chiamare con il nome da donna) fossero più violente di qualunque pugno.

NOTE

- ORSO D'ARGENTO PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA, MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA ECUMENICA (CONCORSO), TEDDY AWARD COME MIGLIOR FILM AL 67. FESTIVAL DI BERLINO (2017).

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2018 COME MIGLIOR FILM IN LINGUA STRANIERA.

- OSCAR 2018 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"Se il titolo non sembra aver dubbi sulle qualità della sua protagonista - 'Una donna fantastica' - il film gioca maggiormente sull'ambiguità. (...) avanza come su due binari paralleli: da una parte le reazioni che l'identità sessuale di Marina scatena in chi non è disposto ad accettarla, si tratti della famiglia del defunto o di una commissaria di polizia, e dall'altra la volontà della regia (di Sebastián Lelio) e della sceneggiatura (sempre di Lelio e di Gonzalo Maza) di «difendere» il diritto alla riservatezza - se così vogliamo chiamarlo - della protagonista e non rispondere mai alla domanda che aveva fatto il figlio di Orlando. Un modo, questo, per sottolineare da una parte il razzismo e il disprezzo che la buona borghesia cilena (ma evidentemente il discorso vuole andare al di là dei confini geografici) riserva a chi non rientra nelle categorie mentali dei benpensanti, ma dall'altro per non fermarsi al solo discorso moralistico sull'accettazione di chi è considerato «diverso» e spingere invece lo spettatore a identificarsi con Marina e, soprattutto, a farsi carico della sua sensibilità ed entrare nella sua psicologia. Se le scene di violenza verso Marina formano la parte melodrammatica ma anche più prevedibile del film (...) la forza e il cuore del film stanno piuttosto nelle scene in cui una sessualità che non sappiamo bene come definire viene ribadita con belle intuizioni di regia. (...) un film che sa spingere lo spettatore a superare i luoghi comuni per confrontarsi con le prove e i misteri dell'ambiguità, e che l'ultimissima scena con la protagonista che intona l'aria 'Ombra mai fu' dal 'Serse' di Händel suggella con il fascino ineffabile di una musica che infrange le regole dell'identità sessuale." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 19 ottobre 2017)

"Il cileno Sebastián Lelio prosegue dopo il premiato 'Gloria' la sua esplorazione della dignità e dell'orgoglio femminili con un nuovo film, anch'esso premiato (...) al festival di Berlino, e un nuovo forse un po' meno indimenticabile ma altrettanto ben inciso personaggio. (...) Coprodotto dal regista cileno Pablo Larraín, con il cui formidabile stile Lelio condivide solo in parte l'asciutta crudezza. Qui la sua mano si rivela più incerta nell'alternare l'impianto realistico del suo fiero ritratto femminile a divagazioni gratuitamente estetizzanti." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 19 ottobre 2017)

"Un'altra struggente storia di identità femminile raccontata da Sebastián Lelio (...) un intreccio sempre più drammatico e nello stesso tempo intimo poiché il genere transgender di Marina (la interpreta Daniela Vega, una celebre cantante lirica transgender) si svela un po' alla volta come a mettere lo spettatore di fronte a un essere continuamente flagellato per la sua condizione. E mette Marina stessa di fronte alla sua identità, forte e decisa, persona che non si lascia intimidire. La messa in scena procede in modo che lo spettatore possa osservare ogni suo comportamento, ogni lato della sua persona (...). Un turbamento lungo tutto il film coglie lo spettatore invitato a identificarsi, poi ad allontanarsi, a porsi le stesse domande che vengono formulate, a subire l'empatia suggerita dalla trama, a reagire di fronte alla mancanza di pietà. (...) E' un film che parla a tutti, ma è piuttosto interessante cogliere le aperture di una società piuttosto conservatrice, dove conta soprattutto il nome di famiglia e il vero scandalo non è tanto avere una relazione, ma averla con qualcuno di classe inferiore." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 19 ottobre 2017)

"A 4 anni dall'applauditissimo 'Gloria', Lelio torna, con 'Una donna fantastica' (...), a parlare di figure femminili in lotta contro un sistema che tende a emarginare tutto ciò che appare diverso. Eroina fiammeggiante, un fiore d'acciaio nella tradizione di certe protagoniste almodovariane, Daniela Vega (...) è il simbolo perfetto di una crociata più attuale che mai (...)." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 19 ottobre 2017)

"Dal pupillo di Pablo Larraín (che lo produce), è un appassionato mélo di denuncia sul punibile amore tra una trans e un maturo professionista papà ed ex marito. Giusta la sofferenza ribelle di Marina, eroina con cui ci si identifica in crescendo, anche quando emerge la parte maschile. Incompleto lo script, che non sviluppa quanto necessario il grande amore con Orlando. Ma è un passo vero, per lo spettatore duro di comprendonio, sui diritti di passione e sentimento." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 19 ottobre 2017)

"(...) un trans-gender movie ad ogni livello, capace di travalicare etichette formali di cine-genere così come riesce a dar conto di un personaggio/persona a tutto tondo, a prescindere dalla sua identità sessuale. II 42enne Lelio, tra i principali esponenti della nuova ed esplosiva generazione di cineasti cileni, si conferma abile narratore di esistenze funamboliche, perennemente incrociate in un caparbio tentativo a migliorarsi." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 19 ottobre 2017)

"Film che, a volte, pecca di surrealismo ed eccessi, compensati dalla straordinaria interpretazione di Daniela Vega." (A.S., 'Il Giornale', 19 ottobre 2017)

"(...) impossibile non appassionarsi alla lotta messa in scena in uno dei migliori film del Concorso, il cileno 'Una mujer fantástica', di Sebastian Lelio (...) una Daniela Vega da premio (...) film, mai urlato, sempre sorprendente (produce Pablo Larraín), non prende mai la strada facile dell'indignazione puntando invece sulla coerenza e la fierezza di questa protagonista davvero fantastica. Il cinema cileno continua la sua stagione d'oro." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 febbraio 2017)

"Lelio restituisce un ritratto feroce della classe borghese e delle sue rivendicazione mai affrancata dai legami coi poteri anche quelli più sanguinari della dittatura, ma il suo centro rimane lei, Marina splendidamente incarnata da Daniela Vega, è la sua presenza che permea il film di fascino e di mistero rovesciando i cliché potrebbero soffocarlo. L'ambiguità sessuale di Marina diviene l'ambiguità del film, ne modella la sostanza spostando ogni riferimento nella dimensione del desiderio in un modo per tutti gli altri insostenibile. Estranea a quel mondo Marina mantiene il suo segreto, e con lei il regista che la filma senza mai mostrarne il sesso, quello che tutti vogliono sapere volgarmente. E' questa dimensione che le permette di essere donna e uomo insieme, di passare da una parte e dall'altra, di essere quasi hitchcockianamente una «vertigo», una donna che visse due volte, diviene quella del film, fantasmagoria intelligente di crudeltà e tenerezza." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 14 febbraio 2017)
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