Un tassinaro a New York

ITALIA - 1987
Pietro Marchetti è un tassinaro romano che, una notte, per sua disgrazia, assiste all'assassinio di un importante uomo d'affari, appena disceso dal suo taxi: è l'unico testimone di un delitto mafioso. Inseguito immediatamente in macchina dall'assassino, egli riesce fortunatamente a far perdere le sue tracce e poi non racconta nulla a nessuno di quanto è accaduto. Il giorno dopo parte, secondo i precedenti programmi, con la moglie Teresa per raggiungere a New York l'unico figlio Francesco, che sta per laurearsi negli Stati Uniti. Qui ha la sorpresa di venire arrestato dalla polizia americana, che però vuole solo proteggerlo dalla mafia, decisa ad ucciderlo. Il poliziotto italo-americano Favretto in realtà vuole usarlo come esca per attirare in trappola i mafiosi, e finisce col dirlo a Pietro, il quale accetta il grosso rischio, spinto dalla promessa di un buon posto di lavoro per il figlio. Cosicchè non potrà tornare per un certo periodo di tempo a Roma, come vorrebbe; Favretto gli fa dare un taxi, e, sotto falso nome, Pietro farà il taxi driver a New York. Poi quando il pericolo per lui cresce troppo, viene spedito dalla polizia a Miami, sempre come tassinaro, con generalità diverse, e sempre accompagnato dalla moglie. Alla fine, nonostante la sua notevole ingenuità, e dopo aver rischiato molte volte di morire, magari con una bomba nell'auto, Pietro causerà l'arresto di tutta la banda mafiosa, compresi i boss, e dopo breve tempo tornerà a Roma, dove comincerà ad insegnare il suo mestiere al figlio, laureato in America, sì, ma ancora senza lavoro, malgrado le molte promesse di raccomandazione ricevute.

CAST

CRITICA

"Alberto Sordi fa tutto da solo, soggetto, sceneggiatura, regia e ruolo principale in un film insulso e banale come pochi: la satira fa acqua, di giallo c'è solo il taxi, di divertente nulla. Non mancano i debortdanti piatti di spaghetti all'amatriciana, né il patetico yankee che canta in italiese. Che pena, soprattutto ripensando all'irresistibile Nando Moriconi di 'Un americano a Roma' ". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 25 giugno 2000)
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