Un posto sicuro

ITALIA - 2015
Sullo sfondo della cittadina di Casale Monferrato, in fermento per l'avvicinarsi della sentenza del processo Eternit, si svolgono le vicende di Luca, un trentenne senza più sogni che si guadagna da vivere come clown per animare le feste private, che riceve una notizia drammaticamente improvvisa: suo padre Eduardo, ex operaio Eternit, sta morendo di mesotelioma. Padre e figlio iniziano così un percorso di riavvicinamento dovuto anche al rapido corso della malattia che li costringe anche al confronto...

CAST

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE, IN ASSOCIAZIONE CON, AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT, STAC-SOCIETÀ TRASPORTI AUTOMOBILISTICI CASALESI, BANCA DEL PIEMONTE, AZZEROCO2, CON LA CONSULENZA SUL TAX CREDIT DI FIP-FILM INVESTIMENTI PIEMONTE.

- NASTRO SPECIALE DEI 70 ANNI A MARCO D'AMORE (INSIEME A SABRINA FERILLI PER "IO E LEI" DI MARIA SOLE TOGNAZZI) PER L'IMPEGNO SUI TEMI DELLA SOCIETÀ. IL FILM ERA CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2016 PER: MIGLIOR SOGGETTO E PRODUTTORE (FABRIZIO DONVITO, BENEDETTO HABIB E MARCO COHEN SONO STATI CANDIDATI ANCHE PER "ALASKA" DI CLAUDIO CUPELLINI).

CRITICA

"Questa storia richiama tutti alla riflessione sui principi di sviluppo e progresso. Il film di Francesco Ghiaccio parla di questo, documentato ma non didascalico, trovando la chiave poetica per farlo. (...) Le scelte di stile, che ci sono e hanno una marcata identità, possono sorprendere per il loro antinaturalismo di convenzione più teatrale che cinematografica. Ma l'effetto è potente, emozionante e commovente. Un plauso speciale al giovane Marco D'Amore la cui notorietà è soprattutto legata a ruoli di 'cattivo' assai diversi da questo ('Gomorra' la serie) che esaltano la sua versatilità di interprete destinato a fare strada." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 30 novembre 2015)

"(...) un documento, non documentario, gonfio di vergogna, mescolato alla gente «vera» con intelligente uso metaforico del teatro come cura omeopatica di rivalse private e civili, da quando gli attori di 'Amleto' fecero cadere la coscienza del re. Dramma ancora in fieri, dove la parola posto, celebre dal 60 di Olmi, diventa maledizione: l'ottimo, appassionato, commovente risultato è merito anche di quel bravissimo villain di Marco D'Amore, che viene dai miasmi di «Gomorra»." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 3 dicembre 2015)

"(...) nel film, che qualche decennio fa avrebbe potuto avere la firma di registi come Rosi, Petri o Damiani, si avverte il pathos del grande cinema civile." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 3 dicembre 2015)

"Passabile dramma, che rievoca, con il pedale troppo schiacciato sul patetico, uno dei più recenti disastri ambientali italiani. (...) Meglio il tossicchiante Giorgio Colangeli del malrasato Marco D'Amore, affetto da tremendo torcicollo." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 3 dicembre 2015)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy