Un posto sicuro

ITALIA - 2015
3/5
Un posto sicuro
Sullo sfondo della cittadina di Casale Monferrato, in fermento per l'avvicinarsi della sentenza del processo Eternit, si svolgono le vicende di Luca, un trentenne senza più sogni che si guadagna da vivere come clown per animare le feste private, che riceve una notizia drammaticamente improvvisa: suo padre Eduardo, ex operaio Eternit, sta morendo di mesotelioma. Padre e figlio iniziano così un percorso di riavvicinamento dovuto anche al rapido corso della malattia che li costringe anche al confronto...
  • Durata: 107'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: FABRIZIO DONVITO, BENEDETTO HABIB, MARCO COHEN, MARCO D'AMORE, FRANCESCO GHIACCIO, SERENA CHIARAVIGLIO, GIULIANO D'AMORE PER INDIANA PRODUCTION, PICCOLA SOCIETÀ CON RAI CINEMA, IN COLLABORAZIONE CON SKY CINEMA
  • Distribuzione: PARTHÉNOS
  • Data uscita 3 Dicembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Casale Monferrato, anno 2011. Eduardo e Luca, padre e figlio, si sono allontanati da molto tempo. Si riavvicinano quando il padre, da tempo ammalato, si aggrava e viene ricoverato. Luca sa che si tratta di una malattia causata dalle esalazioni dell'amianto respirate dall'uomo in trenta anni di lavoro in fabbrica. Luca è oggi disilluso e pessimista, uno sconfitto anche perché ha dovuto rinunciare alla passione per il teatro che amava tanto. Tuttavia Eduardo, prima di morire, gli fa la sorpresa di mettergli a disposizione un palcoscenico, dove Luca potrà riprendere il rapporto con il pubblico.
Vengono ripercorse le tragiche vicende che hanno segnato la vita della Eternit, uno degli stabilimenti di produzione di cemento-amianto più grandi d'Europa, al cui interno, alla fine degli anni Settanta, si fece strada la consapevolezza che le esalazioni dell'amianto provocavano terribili e letali tumori. Se il punto di partenza è autentico, la scelta di Francesco Ghiaccio va nella direzione di mettere insieme verità, finzione, cronaca, storia, poesia e dramma sociale. Ricorrendo anche al recupero di spezzoni di cinegiornali d'archivio e alle testimonianze dei sopravvissuti. Esordiente, dopo un diploma alla Scuola Paolo Grassi di Milano, in sintonia artistica con Marco D'Amore, con cui scrive il copione, Ghiaccio si accorge di avere molti materiali da utilizzare e sembra in difficoltà sulle scelta da compiere in senso espressivo.
Il binario del cinema di denuncia (che sembrerebbe il più logico) viene scavalcato, dalle amarezze del rapporto padre/figlio, dalle forte stato di destabilizzazione di Luca ragazzo alla deriva nella vita, nelle passioni, negli affetti. Il dolore pubblico dei cittadini si confonde con quello privato tra Eduardo e Luca, e il riscatto resta un po' fine a se stesso, lasciato come sospeso a mezz'aria da immagini non sempre coerenti o robuste. Ne esce alla fine un'opera di belle intenzioni umane e solidali, che ricorda eventi e vittime per molti oggi dimenticati, e tuttavia resta alquanto sospeso tra decisione e incertezze. Giorgio Colangeli è Eduardo, come sempre intenso, e capace di trasmettere una forte carica drammatica; Marco D’Amore è Luca, con qualche eccesso di compiacimento interiore. Di sfondo Matilde Gioli, la ragazza che si innamora di Luca.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE, IN ASSOCIAZIONE CON, AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT, STAC-SOCIETÀ TRASPORTI AUTOMOBILISTICI CASALESI, BANCA DEL PIEMONTE, AZZEROCO2, CON LA CONSULENZA SUL TAX CREDIT DI FIP-FILM INVESTIMENTI PIEMONTE.

- NASTRO SPECIALE DEI 70 ANNI A MARCO D'AMORE (INSIEME A SABRINA FERILLI PER "IO E LEI" DI MARIA SOLE TOGNAZZI) PER L'IMPEGNO SUI TEMI DELLA SOCIETÀ. IL FILM ERA CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2016 PER: MIGLIOR SOGGETTO E PRODUTTORE (FABRIZIO DONVITO, BENEDETTO HABIB E MARCO COHEN SONO STATI CANDIDATI ANCHE PER "ALASKA" DI CLAUDIO CUPELLINI).

CRITICA

"Questa storia richiama tutti alla riflessione sui principi di sviluppo e progresso. Il film di Francesco Ghiaccio parla di questo, documentato ma non didascalico, trovando la chiave poetica per farlo. (...) Le scelte di stile, che ci sono e hanno una marcata identità, possono sorprendere per il loro antinaturalismo di convenzione più teatrale che cinematografica. Ma l'effetto è potente, emozionante e commovente. Un plauso speciale al giovane Marco D'Amore la cui notorietà è soprattutto legata a ruoli di 'cattivo' assai diversi da questo ('Gomorra' la serie) che esaltano la sua versatilità di interprete destinato a fare strada." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 30 novembre 2015)

"(...) un documento, non documentario, gonfio di vergogna, mescolato alla gente «vera» con intelligente uso metaforico del teatro come cura omeopatica di rivalse private e civili, da quando gli attori di 'Amleto' fecero cadere la coscienza del re. Dramma ancora in fieri, dove la parola posto, celebre dal 60 di Olmi, diventa maledizione: l'ottimo, appassionato, commovente risultato è merito anche di quel bravissimo villain di Marco D'Amore, che viene dai miasmi di «Gomorra»." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 3 dicembre 2015)

"(...) nel film, che qualche decennio fa avrebbe potuto avere la firma di registi come Rosi, Petri o Damiani, si avverte il pathos del grande cinema civile." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 3 dicembre 2015)

"Passabile dramma, che rievoca, con il pedale troppo schiacciato sul patetico, uno dei più recenti disastri ambientali italiani. (...) Meglio il tossicchiante Giorgio Colangeli del malrasato Marco D'Amore, affetto da tremendo torcicollo." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 3 dicembre 2015)
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