Un fiume di dollari

Un fiume di dollari
Alla fine della guerra di secessione, Jerry, reduce da un fortunato furto compiuto insieme a un commilitone, si lascia catturare per permettere all'amico di mettersi in salvo con la refurtiva. Dopo cinque anni di carcere, quando ritorna al paese natale per riprendere contatto con l'amico, Jerry constata con sorpresa che è divenuto un famoso malvivente, ricco e potente, con uomini al suo servizio. Inoltre, deve fare i conti con la terribile scoperta che sua moglie è morta alcuni anni prima di stenti e che suo figlio è costretto a fare il mozzo di stalla. Aiutato da un misterioso straniero, Jerry entra nella schiera degli uomini del tiranno e ha finalmente la possibilità di compiere la sua vendetta. Ma chi è in realtà il suo nuovo amico?
  • Altri titoli:
    The Hills Run Red
    River of Dollars
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: WESTERN
  • Specifiche tecniche: TECHNISCOPE TECHNICOLOR
  • Produzione: ERMANNO DONATI E LUIGI CARPENTIERI PER DINO DE LAURENTIIS CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: DEAR DE LAURENTIIS - UNITED ARTISTS

NOTE

- INTORNO ALLO PSEUDONIMO DI DEAN CRAIG CI SONO MOLTE PERPLESSITA'. FONTI ATTENDIBILI ASSICURANO SI TRATTI DI PIERO REGNOLI. ALCUNI INVECE PROPENDONO PER PIERO PIEROTTI, MA SAREBBE DA ESCLUDERSI POICHE' LA FIRMA DEAN CRAIG APPARE ANCHE DOPO LA SUA MORTE.

CRITICA

Dalle note di regia: "Un filmetto, girato per provare il nuovo villaggio western di De Laurentiis e un nuovo attore, Thomas Hunter, che pensavamo fosse un Henry Fonda, mentre poi non fece un granché".

"Un western della stessa forza-violenza di 'Per un pugno di dollari' (...). Un clima di autenticità (...) [anche] se predomina l'elemento italiano. Ma due specialisti americani (Duryea e Silva) sono a loro agio (...). Regia vivace e pittoresca che rende il tono giusto (...). Fotografia ottima (...)". (Anonimo, "Cinérevue", n. 14, 6 aprile 1967).

"Si tratta di un western all'italiana, abbastanza denso di interessi spettacolari per il vigoroso piglio impresso alle sequenze d'azione, in cui i motivi tipici del genere, anziché deformati, vengono solo esasperati. Non privo di qualche spunto originale e di qualche momento narrativamente felice, il film è diretto con corretto mestiere." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 62, 1967)
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