Tutto sua madre

Les Garçons et Guillaume, à table!

FRANCIA - 2013
4/5
Tutto sua madre
Adattamento cinematografico dello spettacolo di Guillaume Gallienne, ispirato a fatti della sua vita. Grande successo di pubblico e critica, gli è valso il premio Molière 2010 come rivelazione teatrale maschile.
Fin da bambino, Guillaume è stato considerato da tutti diverso da come è. Un malinteso durato circa trenta anni, soprattutto con sua madre, fino all'incontro con quella che diventerà la seconda donna più importante della sua vita...
  • Altri titoli:
    Me, Myself and Mum
  • Durata: 85'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: LGM CINÉMA, RECTANGLE PRODUCTIONS, DON'T BE SHY PRODUCTIONS, GAUMONT, FRANCE 3 CINÉMA, IN COPRODUZIONE CON NEXUS FACTORY, UFILM, CON LA PARTECIPAZIONE DI CANAL +, CINÉ + ET FRANCE TÉLÉVISIONS
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2014)
  • Data uscita 23 Gennaio 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Volle, sempre volle, fortissimamente volle prima essere una donna, poi un omosessuale, corrispondendo alle altrui aspettative, ma chi è davvero Guillaume? Risponde Guillaume stesso, ovvero Guillaume Gallienne, attore (due ruoli, pure la madre), sceneggiatore e regista di Tutto sua madre, titolo nostrano del pluripremiato francese Les Garçons et Guillaume, à table!.
Divertissement su identità e inclinazioni sessuali? Non solo. Autobiografia mascherata d'artista? Non proprio. Commedia tinta di tragedia? Non tanto. Discorso di genere? No. Tutto sua madre è un travolgente ribaltamento di parole, opere e omissioni, dismissione di maschere goffmaniane accarezzate e lungamente indossate e, infine, elogio della libertà, contro il conformismo, anche quello al contrario del “gay è bello”, se non “gay è meglio”.
Non politically correct con i tempi che corrono, ma esistenzialmente – e vitalmente – ineccepibile, con una sceneggiatura di derivazione teatrale che non ne sbaglia una, e frulla Wes Anderson e Ferreri, nonché Almodovar e tanti altri con il sorriso sulle labbra, la mente e il cuore. Applausi, e tanti, per Galienne, attore metamorfico, spirito libero e confessore confesso: una tavola imbandita di verità.

NOTE

- ART CINEMA AWARD (CICAE) E PREMIO SACD ALLA 45. QUINZAINE DES RÉALISATEURS (CANNES 2013).

CRITICA

"Ispirato a una performance teatrale che ha spopolato a Parigi, il film scritto, diretto e interpretato da Guillame Gallienne è una spiritosa variazione sul coming out. Originale storia di un adolescente che pare gay (si traveste da Sissi) e invece alla fine si dichiara etero. Interno borghese familiare con la bella nonna Françoise Fabian e con Gallienne che fa se stesso e anche sua madre (...), somigliando un po' alla Deneuve." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 gennaio 2014)

"Il film è con ogni evidenza, conclamata e rivendicata, l'adattamento di una pièce, che ha incontrato grande successo. In palcoscenico Guillaume forniva una prova di estremo virtuosismo indossando tutti i ruoli, nel film si limita ai due principali: se stesso e la madre. Confermando la fede nella rappresentazione come via alla conoscenza anzitutto di sé. Con impressionante credibilità. Ed è vero che, tra le malinconie, prevale un tono giocoso, e l'effetto è soprattutto comico. Almodovariano, senza la stessa allegra sfacciataggine. Con un occhio, dichiarato dall'autore, al grande riferimento di Billy Wilder. Tutto molto interessante, molto ammirevole, tuttavia il risultato non è così emozionante, appassionante, coinvolgente come si vorrebbe. E la capacità di trasformare il teatro in cinema - quella che ha Polanski - è di pochi." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 23 gennaio 2014)

"Certi film sono come formule matematiche. Prima non c'erano, poi ci sono. E tutto cambia. Più che invenzioni (finzioni), sono insomma scoperte (verità). Ma nella vita capita anche di scoprire se stessi, a volte. E se oltre alla fortuna, rara, di scoprirsi (c'è chi va anni in analisi senza riuscirci), si ha il dono di saperlo raccontare, ecco il miracolo: un film unico come 'Tutto sua madre', in originale 'Les garçons et Guillaume, à table!', ovvero 'I ragazzi e Guillaume, a tavola!'. La signora Gallienne 'sapeva' da sempre, infatti, che il suo terzo figlio era gay, e Guillaume Gallienne è cresciuto così, nell'ammirazione (e nell'emulazione) sconfinata di questa mamma ingombrante e un po' rigida, come capita nelle famiglie altoborghesi. Ma comunque amatissima se tanti anni dopo, diventato un grande attore della Comédie Française, e scoperto chi era veramente (la madre aveva torto...), Guillaume ha deciso di rievocare gli anni della sua crescita in uno spettacolo in cui ricopriva tutti i ruoli. Per poi trarne un film in cui fa 'solo' se stesso e sua madre, lasciando ad altri i ruoli dei familiari e dei tanti personaggi che incrocia nel suo esilarante percorso. Fratelli indifferenti, zie terrificanti, compagni di college, medici militari, massaggiatori tedeschi, naturalmente psicanalisti (molti psicanalisti). Tutte figure che a elencarle sembrano cliché, ma vengono illuminate da una luce insieme garbata e fortissima, gentile e spietata, come la doppia interpretazione del paffuto, intrepido, adorabile Guillaume. Che, ormai 40enne dà a se stesso adolescente e a sua madre (ai suoi sguardi, ai suoi gesti, ai suoi silenzi) accenti e movenze di finezza unica. Mai visto nessuno mettere a nudo con tanta grazia e umorismo non solo la propria storia intima, ma quel balletto invisibile, quel caleidoscopio di figure non sempre geometriche che chiamiamo identità. Non una forma ma un susseguirsi vorticoso di forme, tutte provvisorie. Che spesso, come dimostra in modo clamoroso Guillaume, servono solo a adeguarci alle aspettative altrui, fino a perderci completamente di vista. Una storia molto singolare, insomma, che alla fine riguarda ognuno di noi. Qualcuno, in patria, gli ha rimproverato un eccesso di leggerezza. Gli lasciamo volentieri tutta la pesantezza del mondo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 gennaio 2014)

"'Tutto suo madre' è l'adattamento cinematografico di uno spettacolo scritto e interpretato (assumendo, sul palcoscenico, tutti i ruoli) da Guillaume Gallienne, attore della Comédie Française: un comico quanto allarmante «oneman show» che, sul filo dell'autobiografia, racconta un travagliato percorso di formazione sessuale sotto le grinfie di una dispotica genitrice. Nevrotica e autoritaria signora alto-borghese, la cara mamma lo appella «mia cara» e quando la cena è pronta grida «I ragazzi e Guillaume - a tavola!» (il titolo, intraducibile, francese). E lui, da lei irresistibilmente sedotto, si sente fin da piccolo femmina, identificandosi nella principessa Sissi, apprendendo a danzare con mosse da ballerina e rifuggendo con scorno del padre ogni virile attività, finché tramite l'amore non scoprirà il suo vero io. Forse non nella vita vera, ma senz'altro in un immaginario cine-teatrale dove magicamente si ricompongono Edipo e contro-Edipo, lato maschile e lato femminile. Non sempre ben controllata nei suoi slittamenti fra realtà e fantasia, e a tratti un po' narcisistica, la commedia ha tuttavia un'indubbia originalità e suggerisce in Gallienne un talento da tener d'occhio." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 23 gennaio 2014)

"Un film curioso e molto divertente per la gioia appena ieri delle platee parigine. Prima c'era stato un monologo teatrale scritto da un attore della Comédie Française, Guillaume Gallienne, che vi aveva interpretato tutti i ruoli, restando sempre solo in scena. Lo spunto, decisamente autobiografico, era l'adolescenza dell'autore che, adorando la propria madre, la imitava in tutto, abiti, acconciature, voce, venendo istintivamente incontro al desiderio di lei di avere a che fare con una figlia, anziché con un figlio, tanto che il titolo del monologo e dell'edizione originale francese del film era un invito ai figli da parte della madre di passare a tavola così concepito: 'Les Garçons et Guillaume, à la table!' e cioè 'Ragazzi e Guillaume, a tavola', separando forse inconsciamente Guillaume dai suoi fratelli maschi. Lo spunto e l'origine teatrale hanno fatto sì che il film, andando oltre, ci evocasse con garbo e con finezza quello che l'autore teneva a farci sapere su se stesso e sulle sue vicissitudini adolescenziali; con un susseguirsi di situazioni ora all'insegna della vita vissuta ora nell'ambito di una comicità gentile espressa con segni sottili ma anche espliciti dalla recitazione di Gallienne in favore di un personaggio che si fa notare ad ogni passo per le sue timidezze fragili e i suoi impacci (...). Vincendo pienamente (...) nello studio complesso ma sempre molto colorito del personaggio di Guillaume che quasi per sfida ci propone disegnando sul suo volto non una età sola con una molteplicità di effetti ora dichiaratamente comici ora lasciando spazio anche a sfumature serie per quel che riguarda le conseguenze di certi sistemi educativi. Evitando però sia le polemiche sia il più lontano sospetto di caricatura. Perché infondo Gallienne è la sua stessa madre che ci racconta." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo - Roma', 23 gennaio 2014)

"Il cinema francese - benché ignobilmente penalizzato dalle nomination agli Oscar - è vivo e vegeto soprattutto perché sperimenta storie e stili senza sosta né censure. Come dimostra l'ennesimo caso d'oltralpe incarnato da 'Tutto sua madre' (titolo infelice, ancorché più plausibile per le nostre platee dell'originale 'Les Garçons et Guillaume, à la table!'), una commedia singolare e non manichea dedicata all'accidentata conquista di una definitiva identità sessuale da parte di un adolescente effeminato che ama travestirsi da principessa Sissi. Guillaume Gallienne, regista e sceneggiatore, ha il fegato di mettersi in scena anche come protagonista di un girotondo di spiccato gusto teatrale in cui combatte contro una madre possessiva e ossessiva, un padre virilista allo spasimo e fratelli ben poco collaborativi e affettuosi. Le disavventure del giovane ritenuto inguaribilmente gay sono esilaranti, ma non cadono mai nella volgarità fine a se stessa e costeggiano gli infiniti cliché (per così dire pro e contro) della tematica valorizzando un cast come di consueto spumeggiante. Con almeno uno scambio di battute cult «Mamma, io non credo di essere gay» e la politically correct genitrice di rimando: «Ma sei sicuro? Non sarà solo una fase?»." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 23 gennaio 2014)

"Uscito lo scorso novembre, 'Tutto sua madre' è diventato in Francia (con oltre 2 milioni di spettatori) il 'caso' della stagione. (...) Tutto gira intorno a Guillaume. Il Guillaume del titolo originale, che sarebbe stato bello lasciare intatto, o tradurre fedelmente (anche se 'Tutto sua madre' è una bella trovata): 'Les Garçons et Guillaume, à la table!' significa letteralmente «i ragazzi e Guillaume, a tavola!». La mamma, nel film, chiama così a raccolta per la cena i tre figli... tutti maschi! Solo che due di loro sono belli atletici e un po' fessi, quindi sono indiscutibilmente «garçons», maschi; mentre il terzo, Guillaume, è bruttino, non ama gli sport ed è un po' effeminato... Si tratta di una frase pronunciata davvero dalla madre del Guillaume protagonista e regista, e veniamo al dunque: 'Tutto sua madre' è scritto, diretto, pluri-interpretato, vissuto, partorito da Guillaume Gallienne (...) attore/autore di straordinario talento, che racconta la genesi del film più o meno così: «Un giorno, durante una seduta di psicoanalisi, mi sono ricordato all'improvviso quella frase gridata da mia madre e tutti i tasselli della mia esistenza hanno cominciato ad andare al loro posto»: La grande domanda esistenziale - sei miei due fratelli sono «les garçons», io cosa sono? - ha dato origine prima a un monologo teatrale andato in scena nel 2008, e poi al film. A teatro Gallienne interpretava tutti i personaggi, un po' come Alessandro Benvenuti nella mitica messinscena di 'Benvenuti in casa Gori', al cinema fa se stesso... e la mamma, un ruolo en travesti nel quale è spettacoloso. La cosa paradossale - ed è il paradosso sul quale, in fondo, si regge tutto il film - è che Gallienne recita in modo molto «femminile» il ruolo del figlio, mentre nei panni della madre è ruvido, sprezzante e mascolino come un vecchio sergente in un western di John Ford. I «duetti» del doppio Guillaume - che in scena si duplica grazie agli effetti digitali - sono il cuore del film, e sono spassosi. Il «raddoppio» dell'attore protagonista potrebbe sembrare una strizzata d'occhio alla moda degli effetti speciali, in realtà è una trovata vecchia quanto il cinema: il primo a moltiplicarsi sullo schermo fu Georges Méliès, nell'Ottocento, e rimane epocale la comica 'Playhouse' in cui Buster Keaton interpretava, nella scena di un concerto, tutti i musicisti... e tutti gli spettatori! Questo per dire che 'Tutto sua madre', oltre che divertente e sociologicamente interessante, è anche amabilmente cinefilo: un mix nel quale i francesi sono maestri (pensate anche al premio Oscar 'The Artist') e sul quale noi italiani, sempre più spesso, caschiamo fragorosamente. La scarsa qualità cinematografica delle nostre commedie, per quanto buffe, è uno dei motivi che le rende inesportabili (...). Tutto sua madre è un sapiente andirivieni fra la messinscena teatrale e le avventure di Guillaume in giro per il mondo (e per la propria coscienza in divenire). Da giovane va in Spagna come «ragazzo alla pari», e per venti minuti il film diventa una farsa alla Almodovar; poi i genitori, disperati, lo spediscono in un college inglese - e l'atmosfera è a metà fra 'Another Country' e un film di Ivory. E così via. Il ritmo e l'intelligenza delle trovate non vengono mai meno. La cura del doppiaggio (di Francesco Vairano) e la voce di Gallienne (affidata a Paolo Macedonio) sono una garanzia, ma se vi capita sott'occhio l'edizione originale non fatevela sfuggire." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 23 gennaio 2014)

"Dal teatro al cinema, mettendo in scena il proprio vissuto: difficile, 'vergognoso', ambiguo, irrisolto, dannatamente divertente. È 'Tutto sua madre' ('Les garçons et Guillaume, a table!'), scritto, diretto e doppiamente interpretato da Guillaume Gallienne, a partire dalla sua pièce omonima che in Francia conquista pubblico e critica da 15 anni. Applausi confinati Oltralpe, s'intende, ma questa trasposizione, già premiata alla 'Quinzaine des Réalisateurs' di Cannes 2013, arriva nelle nostre sale per scoprire l'arcano: la commedia i francesi la fanno meglio. Sono più versatili, coraggiosi, disinibiti e, senza quasi inventare nulla, sanno innovare come pochi, aprire il compasso dei registri e dei sottogeneri e trovare la quadratura del cerchio: 'Tutto sua madre' quanti nostri registi/drammaturghi/attori potrebbero farlo? Sulla carta tanti, sullo schermo nessuno. (...) siamo dalle parti dell'Almodóvar meno fracassone e più intimo, ma Gallienne imbarca anche tonalità (anti)borghesi già care a Marco Ferreri e diorami esistenziali à la Wes Anderson, sciorinando una chicca dopo l'altra, sempre tenuto sotto osservazione dalla mamma (la interpreta lui stesso in versione drag, immaginatevi una Catherine Deneuve algida e imperativa): dalle lezioni di flamenco in Spagna, dove impara la parte della donna, alla clinica per ricchi e malmessi in cui la teutonica Diane Kruger gli serve un clistere che non si dimentica. Si parte dal palcoscenico, ma l'eredità teatrale non è un cappio; si dribblano le tentazioni sit-com e i tranelli confessionali; si apre - l'analisi retrospettiva di Gallienne non deve essere stata indolore - al lavaggio pubblico dei privati panni sporchi, mettendo in centrifuga identità sessuale, confusione e riappropriazione di genere, narcisismo d'attore e macerazione di uomo. Senza appesantire di un solo grammo un film ilare, lieve e stilisticamente ineccepibile, già concluso nel titolo sintomatico e perfido: 'I ragazzi - i due fratelli maggiori - e Guillaume, a tavola', con cui la madre imbandiva la sua categorica divisione dei ruoli. Che farà Guillaume, si ostinerà nella parte in cui le altrui aspettative l'hanno relegato o resetterà per scoprirsi da 'Me, Myself and Mum' (titolo internazionale) a 'Me, Myself and I?' La solita gran bella domanda, ma nulla potrebbe la risposta se non fosse calata anima e corpo - anzi, due corpi - in Guillaume Gallienne della Comédie Française, istrionico e contenuto, fusionale e metamorfico, ma sempre con misura. 'Tutto sua madre', insomma, e non suoni minaccioso. Guillaume che volle farsi Guillaume: da vedere." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 23 gennaio 2014)

"Piacerà a chi ama le commedie francesi quando sono sostenute da un bel numero di gags. Questa è sostenutissima e piacevolmente politicamente scorretta." (Giorgio Carbone, 'Libero', 23 gennaio 2014)

"Nato come pièce teatrale, 'Tutto sua madre', una volta trasformato in film, vincitore a Cannes nella sezione Quinzaine, è diventato un vero e proprio caso cinematografico in Francia raccogliendo due milioni di spettatori e 7 milioni di euro in due settimane. Le ragioni del successo? La commedia autobiografica scritta, diretta e interpretata da Guillaume Gallienne, attore trasformista della prestigiosa Comédie-Française, che nel film veste i panni di se stesso in diverse età, ma anche quelli della madre (a teatro recita addirittura in tutti i ruoli) è ben scritta e ben recitata, ma soprattutto racconta una surreale ricerca di identità che sfocia in un coming out al contrario in una Francia scesa in piazza per manifestare contro il 'matrimonio per tutti'. 'Condannato alla diversità' dalla sua borghesissima famiglia francese del XVI arrondissement parigino che ha decretato la sua omosessualità solo perché non corrisponde ai tradizionali canoni di virilità, Guillaume cavalca la sua propria confusione: farà di tutto per essere una donna, esplorandone tutte le sfumature possibili, sotto lo sguardo benevolo se non incoraggiante di una madre desiderosa di una presenza femminile in casa e gratificata comunque all'idea che non ci sarà per lui nessun'altra all'infuori di lei. Ma Guillaume non smetterà mai di interrogarsi davvero sulla propria identità incrociando nel suo immaginario le donne di Almodóvar con le atmosfere alla Ivory, mettendo in scena la propria vita e anche la nascita della vocazione di attore. Quando incontra Amandine, però, le cose cambiano. Si innamora di lei, decide di sposarla. «Magari è solo una fase passeggera», protesta sua madre incapace di accettare l'imminente perdita del figlio. Invece Guillaume quella donna l'ha sposata e ora la coppia ha un figlio di sette anni. Ma se a Parigi qualcuno ha voluto vedere in quel gay per sbaglio il simbolo di una normalità riacquistata, il segno che non tutte le speranze sono perdute, in realtà l'autore si prende gioco di stereotipi e cliché che riguardano ambo le parti: 1'omofobia del padre, l'ottusità dei fratelli eterosessuali, ma anche la ridicola promiscuità dei gay con i loro riti e miti. L'unica a uscirne indenne, malgrado tutto, è proprio lei, sua madre: il film è un affettuoso omaggio alla donna che è all'origine di ogni ricerca, di ogni scoperta e ogni ritrovata consapevolezza." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 24 gennaio 2014)

"Chissà che ci avranno trovato i francesi in questa commediola, più noiosa che buffa, travolta da inspiegabile successo in patria. È la storia di un ragazzo, che emarginato dal papà e dai due fratelli, vive in simbiosi con la mamma. Sarà gay? Il goffo protagonista, che parla sempre a un'immaginaria platea, è già insopportabile di suo, figuriamoci moltiplicato per due." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 24 gennaio 2014)
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