TUTTI PAZZI PER MARY

THERE'S SOMETHING ABOUT MARY

USA - 1998
A diciassette anni Ted aveva conosciuto Mary Jenson, la ragazza che tutta la scuola sognava, la quale in maniera del tutto imprevedibile, aveva chiesto proprio a lui di farle da cavaliere al ballo dei diplomandi. Ma quella sera, andando a prenderla a casa, a Ted era successo un goffo incidente che aveva mandato tutto all'aria. Al termine dell'anno scolastico la famiglia di Mary si era trasferita in Florida e Ted l'aveva persa di vista. Oggi, dopo dodici anni, Ted continua a pensare a lei e vorrebbe sapere dove è finita e cosa fa. Dietro le insistenze di Dom, suo buon amico, Ted ingaggia Pat, detective privato, per ritrovare il perduto amore. Pat rintraccia Mary a Miami, ma ne rimane talmente colpito da mentire a Ted sull'esito della ricerca. Mary ha un'avviata carriera medica e una particolare sensibilità per la condizione dei portatori di handicap. Pat vuole conquistare Mary e l'avvicina, mentendo anche stavolta sulla propria identità. Quando Ted scopre di essere stato ingannato, si precipita a Miami per chiarire le cose. Ritrova Mary che lo rivede con piacere e i due stanno per uscire insieme, quando la ragazza scopre che è stato Ted ad ingaggiare Pat e per questo lo odia. La situazione si complica per la presenza, oltre a Dom, anche di Tucker, architetto, e di Sully, un alcolizzato collega di Pat. Tutti ruotano intorno a Mary, vogliono conquistarla, ma alla fine il premio è per quello più meritevole. Quando gli equivoci si chiariscono, Ted e Mary possono dichiararsi amore reciproco.

CAST

CRITICA

"I fratelli Farrelly, già 'scemi e più scemi', non sono registi sopraffini, ostaggi della comicità più bieca, ma la sceneggiatura è ricca e l'incastro delle storie corrisponde a una pazzia che ha del metodo, almeno manda in tilt la finta moralità del cittadino medio. Come si diceva, politically più scorretto, grottesco ed eccessivo di così 'Mary' non potrebbe essere: cagnolini vengono addormentati, drogati, elettrizzati e agli handicappati viene fatto lo sgambetto. Come dicono, nei modi e momenti più impensati i cantastorie che tramandano un amore che fa rima con bugia: Mary e Lewinsky sono un
po' parenti". (Maurizio Porro, 'Il corriere della sera', 17 ottobre 1998)

"Assolutamente irresistibili gli episodi in cui prima Dillon, poi Stiller sono alle prese con un piccolo ma ringhioso terrier, odiosa bestiola sulla quale la sceneggiatura infierisce senza ritegno. Possiamo dirlo? Il pregio maggiore del film è proprio la mancanza di ritegno. Nel panorama così politically correct del cinema Usa d'oggi, il film di 'Scemo & più scemo' Farrelly è totalmente incorrect, una pecora nera piena di situazioni sfrontate, impudenti e kitsch. Ce n'è abbastanza da fare arrabbiare animalisti e parecchie associazioni a difesa delle minoranze. Ma ci auguriamo proprio che questo non accada. Basta ricordare che l'assenza di correttezza è, da sempre, un ingrediente essenziale e irrinunciabile del comico". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 17 ottobre 1998)

"Avrete capito che ce n'è per tutti: per gli omosessuali, i disabili, gli animalisti. Magari qualcuno si offenderà e spedirà qualche querela. Ma farebbe male. Se è vero che anche a 'Paperissima' - complice l'ex ministro Antonio Guidi - si può fare una gag su un handicappato senza per questo offendere la sfortunata categoria". (Michele Anselmi, 'l'Unità', 16 ottobre 1998)

"Sei pretendenti: il Perso, il Pazzo, l'lmballato, lo Stravolto, l'Accanito, il Malato. A ciascuno una scena comica che, a dispetto delle attese, strappa la risata. L'incriminata sequenza dello spenna appeso ai capelli è esilarante. Incomincia come una ordinaria commedia romantica, finisce come una farsaccia. Ma in mezzo si fa un buon esercizio di muscoli facciali. La Diaz? Gli sceneggiatori si sono dimenticati di scriverle il personaggio. Da ridere e da dimenticare". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 17 ottobre 1998)

"Finalmente una commedia 'politicamente scorretta'. Parliamo del film dei fratelli Farrelly 'Tutti pazzi per Mary', con Cameron Diaz, Matt Dillon e Ben Stiller (tutti e tre assai convincenti). Nel filone brillante-demenziale di John Landis (e dunque da questo punto di vista niente di nuovo!) la commedia ha il suo maggior pregio nella sceneggiatura (piuttosto che nella regia) che prende di mira, con una buona dose di cinismo, tutto e tutti: donne grasse, handicappati, ragazzi down, animali, uomini di colore, senza offendere nessuno". (Pietro Calderoni, 'Ciak', 29 ottobre 1998)
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