Transformers 3

Transformers: Dark of the Moon

USA - 2011
Shockwave governa Cybertron mentre gli Autobot e i Decepticon sono impegnati sulla Terra. Nel frattempo, Sam Witwicky è diventato adulto e la sua amicizia con il robot Optimus Prime continua a registrare alti e bassi e non pochi ripensamenti. Sam verrà, però, richiamato in azione a causa dei contrasti tra Usa e Russia per la conquista dello spazio, in cui un Transformer segreto avrà un ruolo strategico.

CAST

NOTE

- PRODUTTORI ESECUTIVI: STEVEN SPIELBERG E MICHAEL BAY.

- VOCI DELLA VERSIONE ORIGINALE: HUGO WEAVING (MEGATRON), FRANK WELKER (SOUNDWAVE), PETER CULLEN (OPTIMUS PRIME), JAMES AVERY (SILVERBOLT).

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2012 PER: MIGLIOR MONTAGGIO E MISSAGGIO SONORO ED EFFETTI VISIVI.

CRITICA

"Primo film della serie girato in stereoscopia. (...) Coprodotto, fra gli altri, da Steven Spielberg, il film ha molte new entry di rilievo nel cast, da John Malkovich a Frances McDormand, e una 'sostituzione' che ha fatto discutere, quella di Megan Fox, star femminile dei primi due 'Transformers', nei panni della fidanzata di Sam, con Rosie Huntington-Whiteley, diretta da Michael Bay in alcuni spot di intimo di Victoria's Secret. (...) La colonna sonora è dei Paramore, che hanno dovuto parte del loro successo a quella della saga di 'Twilight'. II titolo del nuovo singolo della band statunitense è 'Monster', un titolo decisamente di impatto per una canzone dedicata ad un film come 'Transformers 3'. Il mostro di cui parla la canzone, però, non ha a che fare con la fantascienza bensì con il desiderio di fermare il mondo prima che sia lui a diventare un mostro." (Francesca Cavalieri, 'Secolo d'Italia', 21 giugno 2011)

"Riuisciranno i giocattoloni giganteschi e costosissimi di 'Transformers 3' a risollevare le sorti del 3D cinematografico? È attorno a questa scommessa che la Paramount, così come le altre major che hanno puntato tutto sul rinnovamento tecnologico, giocano le proprie strategie future. Nella speranza che questo blockbuster tutto effetti e adrenalina, terzo capitolo di una saga che coi precedenti episodi ha guadagnato un miliardo e mezzo di dollari, risulti ancora vincente: non solo, come in passato, nelle cifre degli incassi totali: ma anche nella capacità di attrarre gli spettatori nelle sale con visione tridimensionale. (...) L'augurio delle major è che la pellicola vada in controtendenza, rispetto agli altri kolossal usciti quest'anno. Che hanno registrato, almeno in America, una flessione della vendita di biglietti nelle sale 3D (quelle in 2D riguadagnano quota)." (Claudia Morgoglione, 'Repubblica Venerdì', 24 giugno 2011)

"Non era vero niente. La corsa allo spazio degli anni 60 non era una gara tecnologica fra Usa e Urss. Arrivare primi sulla Luna non serviva a vincere la Guerra fredda, ma a indagare su un'astronave aliena precipitata sulla faccia invisibile del satellite (con echi simil-horror dal primo 'Alien', ma molto edulcorati: gli anni 70 e il loro radicalismo sono finiti da un pezzo). Ed ecco i veri John Kennedy, McNamara, l'astronauta Neil Armstrong e perfino l'anchorman Walter Cronkite, mobilitati a rendere 'vero' il prologo di 'Transformers 3', diretto come sempre dall'incontenibile Michael Bay. E l'imperativo categorico dei nuovi blockbuster: più fantasiosa e fracassona è la trama, più precisi sono i riferimenti storici, con relative dietrologie. (...) Un campionario di effetti, più che un film solido e coerente, che saccheggia allegramente storia del cinema e storia vera (c'è anche un episodio ambientato a Chernobyl), senza diventare davvero racconto e tantomeno costruire una vera mitologia. Ma è inutile fare paragoni. L'estetica di 'Transformers' è quella dei nostri anni. L'ingorda disinvoltura con cui ogni nuovo capitolo della saga distrugge tesori di arte e cultura (...) è il vero tessuto connettivo del film." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 29 giugno 2011)

"Un concerto heavy metal. Non si va a un concerto heavy metal in cerca di trine e merletti. Si sa cosa ci si può aspettare. (...) Andare a vedere 'Transformers 3' è un po' come assistere a un concerto heavy metal: ritmo, decibel, elettricità. Anche se al terzo capitolo della saga gli autori si sono permessi raffinatezze narrative insospettabili, come avere arruolato un Eric Clapton, per proseguire nella metafora rock. Chissà: forse per rimediare all'assenza della starlette Megan Fox, tanto sexy da diventare uno dei punti di forza dei due precedenti episodi, a quel che si dice licenziata dal produttore Steven Spielberg per aver paragonato il regista Michael Bay a Hitler, o forse per motivi inconfessabili che nessuno ci dirà mai. E qui sostituita dall'inespressiva Rosie Huntington-Whiteley. Per giustificare la chiassosissima e effettatissima battaglia di novanta minuti che occupa l'intera seconda parte del racconto, gli autori di 'Transformers 3' riscrivono addirittura la storia del dopoguerra americano: ingaggiano due presidenti, J.F. Kennedy e Nixon, miscelando filmati d'epoca e falsi girati appositamente, chiamandoli ad autorizzare un'operazione segreta sulla 'darkside of the moon' (definizione richiamata nel titolo originale e citata in alcune battute) affidata all'Apollo 11 di Armstrong e Aldrin. (...) Su tutto domina il 3D, spesso pretestuoso ma con qualche momento davvero entusiasmante: i paracadutisti che planano fra i grattacieli di Chicago uscendo dallo schermo valgono il biglietto. Il resto è rumore. Splendido peraltro. Con gli effetti curati dalla ILM di George Lucas sempre più mirabolanti, al servizio di sentimenti basici e antropomorfi, nonostante si parli di cyborg: amico/nemico, lealtà/tradimento, amore/odio. Gli umani, a cominciare dal protagonista Shia LaBeouf, sono esseri grotteschi, moralmente inferiori alle macchine che affiancano. La cornice è un videogioco miliardario in cui si distrugge pezzo per pezzo lo skyline della povera Chicago, come fossero le torri di 'Angry Birds'." (Aldo Lastella, 'La Repubblica', 29 giugno 2011)

"La star c'è (Shia La Beouf, bravo), la nuova star pure (Rosie Huntington-Whiteley, bella e molto statuina), ma potremmo farne a meno: 'Transformers 3' è puro cinema futurista, sinfonia meccanica e rapsodia visuale, una 'Metropolis 2.0', dove tutto è macchina, clangore e furore. Le fortunate creature della Hasbro la fanno da padrone, ma le ambizioni di Michael Bay vanno oltre, fino a portare sullo schermo un Boccioni 3D, un Carrà anima e cinghia, perché l'evoluzione della specie è l'estinzione dell'attore in carne e ossa. Se il supergenere hollywoodiano del kolossal a effetti speciali non ha mai puntato sugli attori, questo è il definitivo upgrade, meccanicamente bello ma umanamente funesto: 'Transformers 3' decreta l'annichilimento di Shia & Co. e la riduzione della storia stessa a mero piano cartesiano con l'ascissa Autorobot e l'ordinata Decepticon. Tra citazioni ('Inception', 'The Dark Knight', 'Dune', etc.) e eccitazione, un Rap futuristico, per dirla con Fabri Fibra, dove la figura chiave è il robot vortice, il manifesto sempre lo stesso del 1909: «Non v'è più bellezza, se non nella lotta». L'ha vinta Bay, l'hanno persa gli attori. Anzi, gli umani." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 30 giugno 2011)

"In un salotto più o meno buono sarà sconsigliabile citarlo, ma il terzo episodio della saga dei 'Transformers' aspira a ottenere qualche merito supplementare rispetto al tintinnio del box-office. Vale la pena, quindi, valutare come il supergenere dei blockbuster(che non sono uguali né interscambiabili) s'industri a perfezionare l'equilibrio tra il costante aggiornamento degli effetti speciali e la dimensione avventurosa tradizionale assegnata alle sequenze 'soltanto' recitate. In linea di massima la critica internettiana, più sensibile al gusto dei patiti dei giocattoli Hasbro, si ritrova oggi a dare il lieto annuncio di un netto miglioramento rispetto al capitolo 2, effettivamente e irrevocabilmente impresentabile; non perdendo, peraltro, l'occasione di rimarcare come il prototipo resti un caposaldo dell'action cibernetico anni Duemila. Può essere. 'Transformers 3', coprodotto da Sua Maestà Spielberg, ci appare in ogni caso un filmaccione dedicato alle platee estranee ai distinguo cinefili e corazzate contro la sordità da frastuono e l'emicrania da 3D: la fusione tra coinvolgimento emotivo e visionarietà allucinogena vi è perseguita con un accanimento maniacale finora trascurato dagli artisti della computergrafica digitale e i personaggi cercano d'emergere dalle anguste dimensioni dello schermo con una prepotenza davvero impressionante. Certo il riferimento che viene facile è sempre quello del mega-videogioco per adolescenti, ma l'interazione dei robot con l'elemento umano, del bullone con la carne arrivano stavolta a sfidare la diffidenza dello spettatore più smaliziato." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 luglio 2011)

"Due ore e mezza di assalti robotici, sconquassi di lamiere, voli galattici, metamorfosi metalliche, carneficina di esseri umani, dialoghi insensati... il tutto fuso in una trama complicatissima che unisce la Storia vera (il primo sbarco sulla luna) con una contro-storia falsa ('Transformers' ricorre allo stesso espediente di 'X-men', laddove il fantasy intreccia e determina il reale storico). È come stare dentro un frullatore ed essere tagliati da lamiere affilate ad ogni velocissimo giro di motore. Non c'è mai, quasi mai, una scena che non abbia un sussulto, un'aggressione, un'esplosione, un suicidio... un atto di violenza gratuita e legittimata solo dalla follia di una sceneggiatura incomprensibile. Guardiamo con stupore queste macchine impazzite e la sparizione dell'essere umano, ridotto a militari armati fino ai denti o ragazzi improbabili fidanzati con modelle da sturbo. Ogni tanto, durante la proiezione, ci togliamo gli orrendi occhialini 3D e guardiamo la platea immobile (tanto forsennata è l'azione sullo schermo tanto è rigida la reazione dello spettatore sulla poltrona) quella platea di ragazzini ipnotizzati, e ci diciamo: ma questa messe di violenza e orrore come incide sul loro immaginario e sul loro quotidiano?" (Dario Zonta, 'L'Unità', 1 luglio 2011)

"Piacerà certamente a un numero di spettatori più folto (e adulto) del secondo 'Transformers'. Non che il due sia stato un insuccesso di pubblico (è tra i primi cinque incassi del decennio). Ma la trama era da quarta elementare, e la critica mondiale non aveva mancato di rilevarlo. Steven Spielberg (produttore) e Michael Bay (regista) hanno reagito piccati. Lo script stavolta è maggiorenne, largo spazio è dato all'ironia (gli inefficienti potenti della Terra). E gli scontri, i disastri sono più duri, il sangue (o se volete le lamiere attorcigliate) stavolta si vedono (il clou è la distruzione di una grattacielo che si polverizza sotto i piedi di Sam). Trent'anni dopo le geniali grullerie di 'E.T.' e 'Incontri ravvicinati del terzo tipo' Spielberg s'è convinto. Gli extraterrestri sono cattivi. Ammazziamoli (anzi facciamone rottame) fino all'ultimo robot." (Giorgio Carbone, 'Libero', 1 luglio 2011)
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