Transfert pericoloso

Passage à l'acte

FRANCIA - 1997
Transfert pericoloso
Psicanalista affermato, Antoine Riviere ha molti clienti che gli assicurano forti guadagni e pubblica libri che gli danno grande notorietà. Un giorno accetta come paziente Edouard Berg che, nel corso di una seduta, gli rivela di aver ucciso la moglie. Antoine non riesce a capire se ha a che fare con un mitomane o con assassino, e tuttavia non può fare a meno di continuare a seguirlo. In seguito scopre che la sua paziente Isabelle si è sposata con Berg ma sotto il suo precedente vero nome con cui tempo prima aveva ucciso un famoso psicanalista e la sua prima moglie. Antoine allora si reca a casa di Berg, lo trova, viene minacciato con la pistola, a sua volta estrae un'arma, uccide Berg e torna a casa. La mattina dopo la polizia lo informa che anche Isabelle si è uccisa. Tutto sembra concluso. Antoine si sposa con la collega Nathalie e, al matrimonio, tiene in mano il braccialetto che agitava Berg durante le sedute.
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Tratto da: romanzo "Neutralité Malveillante" di Jean-Pierre Gattegno
  • Produzione: ARENA FILMS, CAMERA ONE, D.A. FILMS, FRANCE 2 CINEMA
  • Distribuzione: MIKADO FILM (1997) - BMG VIDEO

NOTE

- REVISIONE MINISTERO GIUGNO 1997.

CRITICA

"Psyco-noir ghiacciato, ibrido e cinico, film-snob d'impronta lacaniana e alto-borghese un po' oscuro (alla stesura della sceneggiatura ha contribuito un vero psicanalista, Gerard Miller, ma il tutto è tratto da un romanzo di Jean-Pierre Gattegno) sul rapporto tra cinema e psicanalisi, Transfert pericoloso è impostato da Francis Girod con un assetto, tutto sommato, classico, intellettuale, non particolarmente originale (soprattutto nella seconda parte, un po' grossolana) anche se può affascinare il modo compito ed essenziale con il quale la regia misura i gesti, i silenzi, le rimozioni, i 'non detto' che spopolano nel conscio e, soprattutto, nell'inconscio devastato e chic dei personaggi." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 14 luglio 1997)

"Girod, nella stesura del suo testo, si è fatto aiutare da un vero psichiatra, Gerard Miller, autore anche di racconti: lo si sente in molti dialoghi fra il medico e i suoi pazienti ed anche nel disegno di quel carattere proiettato a poco a poco verso un baratro da circostanze cui non riesce più a far fronte, alla fine adeguandovisi, ma quello che conta, nel film, e che avvince, è il modo con cui Girod ha disposto una materia così complessa e non di rado ritorta, evitando la suspense all'americana e tenendosi sempre, invece, all'interno di quel 'trio', anche questo, a modo suo 'infernale'. In cifre asciutte, senza né patetismi né emozioni accese, con la forza del gelo e il sostegno di un meccanismo che, alla fine, pur distruggendo i 'cattivi', lascerà vincere il male. Se vogliamo, perfino con un sospetto di ironia; vicina però al sarcasmo. Il protagonista è Daniel Auteuil, sempre più all'altezza della sua fama. Di fronte, Anne Parillaud e Patrick Timsit, due presenze ambigue che si impongono." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 14 luglio 1997)

"Il vecchio Hitchcock cercava nella psicanalisi le motivazioni del crimine. Un suo ammiratore, il regista francese Francis Girod, è stato attratto dalla situazione rovesciata: il delitto che si serve della psicanalisi. La materia da utilizzare Girod l'ha trovata nelle pagine di un romanzo di JeanPierre Gattegno che nell'originale si intitola 'Neutralité malveillante'. Questa 'neutralità maligna' è la molla che fa scattare la trappola allestita dal paziente nel film 'Transfert pericoloso', sceneggiato per l'occasione da uno psicanalista del calibro di Gérard Miller. Ambiguità, intrigo poliziesco, sdoppiamento della personalità sono al centro di questo thriller non sempre chiaro e lineare, qua e là anzi piuttosto confuso, ma nel complesso intrigante e curioso. Un atto d'accusa nei confronti della psicanalisi, della sua arroganza, dei suoi lati deboli." (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 3 settembre 1997)
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