Transcendence

USA - 2014
2/5
Transcendence
Il dottor Will Caster è il più importante ricercatore nel campo dell'intelligenza artificiale e lavora alla creazione di una macchina senziente che combini l'intelligenza collettiva di tutto ciò che è conosciuto con l'intera gamma delle emozioni umane. I suoi controversi esperimenti lo hanno reso famoso, ma lo hanno fatto diventare anche il bersaglio principale di un gruppo di terroristi contrari alla tecnologia, pronti a tutto pur di fermarlo. Ma nel loro tentativo di annientare Will, gli estremisti stessi diventano involontariamente coloro che lo spingeranno al successo¿diventare parte della sua stessa trascendenza. Per sua moglie Evelyn e il suo migliore amico Max Waters, entrambi ricercatori, il problema non è se possono andare avanti.... ma se sia giusto farlo. Le loro peggiori paure diventano realtà quando la sete di conoscenza di Will sembra trasformarsi in una ossessiva ricerca di potere, di cui non si conosce la fine. L'unica cosa che è terribilmente chiara è che forse non c'è modo di fermarlo.
  • Durata: 119'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA, THRILLER
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: STRAIGHT UP FILMS, SYNCOPY, IN ASSOCIAZIONE CON DMG ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 17 Aprile 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Matrix, A.I. e Grande Fratello rappresentano le terribili ossessioni della fantascienza distopica, dalla letteratura al cinema. Di esempi se ne potrebbero fare a iosa. Quello che non si era visto ancora, è un film che le comprendesse tutte presentandocele come magnifiche sorti e progressive del genere umano.

Transcendence colma quel vuoto, offrendo ai profeti del trans-umanesimo e della singolarità tecnologica quel riconoscimento e quella legittimazione che al cinema finora mancava.
Il film che segna il non promettente esordio alla regia del grande direttore della fotografia Wally Pfister (Premio Oscar per Il cavaliere oscuro – Il ritorno), immagina un deciso cambio di passo nel campo dell'elettronica e, a ricasco, in quello evolutivo della nostra specie: lo scienziato Will Caster (Johnny Depp) e la moglie Evelyn (Rebecca Hall) mettono a punto un sistema per “trasferire” la coscienza umana dentro un pc, in uno scenario appena un metro al di là del nostro presente, in cui si fronteggiano guru dell'informatica, terroristi anti-A.I. e federali con il braccio armato della scienza (centrali di polizia e agenti dal grilletto facile sono superati, l'ordine lo difendono ormai cervelloni e laboratori per la processione dati). Il primo pneúma-file della storia è un lascito del generoso Caster (che in inglese significa non a caso “il lanciatore”), rassegnato a lasciare questo mondo per entrare ed espandersi in quello virtuale.
Ovviamente è un passaggio che non si capirebbe né si accetterebbe mai se non presupponendo che l'anima delle religioni non esiste, che la coscienza risiede nel cervello e che il cervello altro non è se non un sofisticato codice bio-elettrico. In ogni caso il film non è molto chiaro su questo punto.

Interessano però le implicazioni: una volta online questa macchina senziente supera – trascende - rapidamente ogni limite, grazie a una capacità di calcolo (ergo, di ragionamento) infinitamente più grande di quella raggiungibile dalla somma di tutte le intelligenze umane. Il che potrebbe rappresentare tanto una minaccia (una specie superiore alla nostra potrebbe anche decidere di liquidarci) quanto un'opportunità (inimmaginabili i progressi in campo medico e non solo).Transcendence sembra intenzionato ad abbracciare entrambe le ipotesi, salvo sposare sul finale quella meno attesa.

Il film saccheggia ampiamente le controverse teorie di Raymond Kurzweill su intelligenza artificiale, crescita esponenziale ed espansione radicale della vita, culminanti nella profezia dell'avvento di una nuova era post-umana in cui le macchine coscienti e dotate di emozioni svilupperanno nanotecnologie in grado di guarire ogni male e prolungare ad libitum la nostra tormentata esistenza. Una visione intrisa più di spiritualismo new age e di ardore messianico (così, nel film, "i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono, i morti risuscitano...") che di sostanza scientifica, ma tanto basta ad aver assicurato a Kurzweill credito profetico.

Non sappiamo ancora quale sarà l'avvenire delle sue teorie, ma sul futuro di Transcendence siamo pronti a scommettere: non rimarrà nella storia del cinema. Sceneggiatura dozzinale, personaggi tagliati con l'accetta e direzione totalmente anonima, a conferma che si può essere ottimi direttori della fotografia e rivelarsi comunque modesti registi.
Non tutto però è da buttare, l'operazione potrebbe tornare utile come materiale di supporto per nobili attività didattiche. Professori di filosofia e maestri di catechismo sono avvisati.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE CHRISTOPHER NOLAN.

CRITICA

"(...) il film si strangola nelle sue confuse ambizioni: thriller, spionaggio etc. Ma soprattutto molesta è la confezione romantica con le goccioline rugiadose che dall'inizio mettono in allarme." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 17 aprile 2014)

"Il film è disseminato di piste contraddittorie (in pratica: Will è il Bene oppure il Male?) che dovrebbero rendere lo svolgimento problematico, ricco di sfumature, e dunque offrirsi a chiavi di lettura non semplicistiche. Apprezzabile l'intenzione di rifiutare il manicheismo "buoni di qua e cattivi di là", ma il risultato finisce per essere solo di confusione e, di conseguenza, di mancanza di mordente e di pathos. Per approdare, paradossalmente rispetto alle premesse, a una soluzione banale (che ovviamente non diremo). Se ripensiamo al film di Steven Spielberg 'A.I.', che pure fu il risultato non del tutto convincente di un devoto omaggio del regista di 'E.T.' alla memoria di Stanley Kubrick autore del progetto, ebbene non c'è confronto e proprio sullo stesso piano del conflitto tra evoluzione dell'intelligenza e impossibilità di ricreare artificialmente le emozioni umane. Regista esordiente del film è Wally Pfister, già Oscar come direttore della fotografia di 'Inception'." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 17 aprile 2014)

"Dopo 'Her', arriva 'Him'. Che in realtà si intitola 'Transcendence' ma è l'esatto opposto del film di Spike Jonze con Joaquin Phoenix. Anche qui infatti c'è un prodotto dell'Intelligenza Artificiale con emozioni e autocoscienza che acquista vita propria. Ma non è femmina, è maschio. E non vuole far felice il suo partner-padrone. Vuole imporre un salto evolutivo alla vita sulla Terra. Dunque eliminare la specie umana per far spazio a forme di vita (ibrida) più avanzate... L'ennesima apocalisse high tech insomma. (...) Dirige il direttore della fotografia di Christopher Nolan. Rigore e fantasia non abbondano. Ma è soprattutto la sceneggiatura a fare acqua." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 aprile 2014)

"Lo storico direttore della fotografia di Chris Nolan, il premio Oscar Wally Pfister, esordisce alla regia con 'Transcendence', ma non è 'buona la prima': macchina da presa tra le nuvole e coerenza a terra, Pfister fa cattivo servizio alla già manchevole sceneggiatura di Jack Paglen. Pregevoli le intenzioni, eppure la filosofia della scienza imbarca fandonie, l'interazione uomo-macchina elude il libero arbitrio, gli attori guardano al conto in banca e la liaison tra Will e la moglie Evelyn è Harmony in e-book. Pfister tenta di cambiare sesso a 'Her' di Spike Jonze, ma questo 'Him' finisce solo per dare del lei al Cinema." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 17 aprile 2014)

"Se nell'incantevole commedia di Spike Jonze, la 'Lei' Scarlett Johansson è pura virtualità, il 'lui' di 'Transcendence' - esordio nella regia del direttore di fotografia Wally Pfister, collaboratore di Nolan - è all'inizio un uomo in carne e ossa. (...) La dialettica morale promessa dal titolo rimane vaga e i personaggi sono privi di consistenza. Ne fa le spese persino un divo come Depp, qui stranamente inerte, scollegato." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 17 aprile 2014)

"Piacerà a coloro che si pongono sempre più spesso interrogativi inquietanti sulla vita oltre la vita. Sul cervello che sopravvive alla distruzione del corpo. Come il protagonista dopo esser stato «uploaded» il film è più cerebrale che di vero impatto emotivo. Ma viene anche dalla «factory» di Chris Nolan che sa avvilupparti colle sue mille suggestioni." (Giorgio Carbone, 'Libero', 17 aprile 2014)

"Cosa accadrebbe se uno scienziato riuscisse a ideare una intelligenza artificiale in grado di combinare il sapere universale con la coscienza e le emozioni umane? Non ci sarebbero limiti alla sua evoluzione e sete di potere. E l'assunto su cui si fonda questo film, dove Depp (privato delle sue smorfie), è il creatore di tale meraviglia. Sopravvive, artificialmente, alla morte, ma con quali conseguenze per l'umanità? Tema da dibattito, abbinato a un discreto thriller." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 17 aprile 2014)

"Ambientato in un futuro vicinissimo, il film si concentra sulla dicotomia tra l'autonomia della ricerca scientifica e i pericoli che ne sono connessi, quando l'uomo accetta la sfida estrema, mettendosi al posto di Dio. Trama non agevole, in cui il potere quasi illimitato di un computer tenta il controllo totale del mondo inserendosi nella rete informatica globale, trovando alla fine un limite invalicabile: la natura del ricordo, la forza di un amore passato." (Luca Pellegrini, 'Avvenire', 18 aprile 2014)

"Ai confini della realtà, ma neanche tanto: che cosa ci aspetta se la cibernetica dell'Intelligenza Artificiale diventa una prova tra l'uomo e una nuova divinità? (...) Grandi semplificazioni, grandi questioni (il salto di qualità tecnologica della specie), trattamento ambizioso che ricorda anche la fantascienza anni 50. Trascendente." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 18 aprile 2014)
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