Tornando a casa

Coming Home

USA - 1978
Tornando a casa
Il capitano Bob Hyde, dopo aver salutato la moglie Sally, parte per il Vietnam insieme all'amico e il compagno di mille avventure, il sergente Dink Mobley. Sally, però è una donna irrequieta, incapace di stare ad aspettare il marito in una dorata solitudine e si offre come infermiera volontaria in un ospedale per invalidi reduci dal Vietnam. Qui conosce Luke Martin, un giovane rimasto paralizzato alle gambe. Mentre assiste l'amica Vi Munson, ha modo di seguire anche la tragedia di suo fratello Bill, che è impazzito e tenta di continuo il suicidio. Un po' per pietà e un po' per l'attrazione che Luke esercita su tutti coloro che lo avvicinano, Sally se ne innamora e inizia con lui una relazione che si intensifica dopo la sua dimissione dall'ospedale. Ma intanto, ferito in uno stupido incidente e frustrato per non essere diventato un eroe, il capitano Hyde torna in patria e gli vengono riferiti dagli agenti dell'FBI. i particolari della relazione tra Luke e Sally. L'intervento degli agenti, non richiesto da Bob, era stato determinato dalla propaganda antibellicista dello stesso irriducibile Martin. La situazione potrebbe concludersi con l'uso del fucile che Bob stringe in mano mentre è fuori di sé; ma la calma e le sagge parole di Luke forse lo tranquillizzeranno.
  • Altri titoli:
    Hemkomsten
  • Durata: 128'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, PSICOLOGICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANAVISION, DE LUXE
  • Produzione: JEROME HELLMAN PER JEROME HELLMAN PRODUCTION, JAYNE PRODUCTIONS INC.
  • Distribuzione: UNITED ARTISTS - MGM HOME ENTERTAINMENT
  • Vietato 14

NOTE

- PREMIO PER IL MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA AL FESTIVAL DI CANNES 1978.

- OSCAR 1979 PER IL MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA, MIGLIORE ATTRICE E SCENEGGIATURA ORIGINALE.

CRITICA

"Presunto film progressista (come 'Il cacciatore' era presunto reazionario) che pretende di raccontare il Vietnam attraverso la storia di un 'triangolo' amoroso. Gli attori sono molto bravi (perfetto Bruce Dern) ma Hal Ashby sbaglia la mira. Il risultato: un melodramma pretenzioso e indigesto che conferma il grande disagio degli americani nel parlare della 'sporca guerra'". (Francesco Mininni, 'Magazine italiano tv')

"Al di là delle buone intenzioni (pacifismo, umanitarismo, militarsmo), il film di Ashby è più astuto e ruffiano che sincero. E dispiace maltrattare il primo film critico di una certa importanza sulla guerra del Vietnam." (Laura e Morando Morandini, 'Telesette')
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