Tomb Raider

USA - 2018
2/5
Tomb Raider
Lara Croft è la figlia fiera ed indipendente di un eccentrico avventuriero, scomparso quando lei era ancora in tenera età. Divenuta una giovane donna di 21 anni, priva di qualsiasi obiettivo o scopo reale, Lara gira per le caotiche strade alla moda di East London lavorando come corriere in bicicletta, riuscendo a malapena a guadagnare i soldi per l'affitto e frequentando i corsi del college, arrivando quasi sempre in ritardo. Determinata nel trovare la sua strada, si rifiuta di assumere il comando dell'impero globale del padre, così come rifiuta fermamente l'idea che lui sia veramente scomparso. Consigliata ad affrontare gli avvenimenti e ad andare avanti dopo sette anni senza di lui, neanche Lara riesce a capire cosa la guidi a risolvere finalmente il mistero della sua morte. Schierandosi esplicitamente contro l'ultimo desiderio del padre, Lara si lascia tutto alle spalle alla ricerca della sua ultima destinazione nota: una tomba leggendaria nascosta su un'isola mitologica, che potrebbe trovarsi al largo delle coste del Giappone. Ma la sua non sarà una missione facile; solo raggiungere l'isola si rivelerà estremamente pericoloso. Improvvisamente, la posta in gioco per Lara sarà talmente alta, che - contro ogni probabilità ed armata solo della sua raffinata intelligenza, della sua fede cieca e della sua innata testardaggine - dovrà imparare a spingersi oltre i propri limiti, nel suo viaggio verso l'ignoto. Se sopravvivesse a questa pericolosa avventura, potrebbe realmente capire chi sia e conquistando il nome di Tomb Raider.
  • Durata: 118'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASY, AVVENTURA
  • Tratto da: omonimo racconto di Evan Daugherty
  • Produzione: GRAHAM KING PER WARNER BROS., METRO-GOLDWYN-MAYER (MGM), GK FILMS, EIDOS INTERACTIVE
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 15 Marzo 2018

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
Potere alle donne. A quelle forti, sicure, e a coloro che “devono ancora trovare la voce per farsi sentire nel mondo”, come spiegava Steven Spielberg in occasione del lancio di The Post. Ma il fenomeno Tomb Raider non nasce in quest’epoca di grande fermento. Affonda le sue radici ben prima di Time’s Up o Me Too. Risale al 1996, alle notti in cui i videogiocatori sfogavano il testosterone davanti a una consolle, saltando da un enigma all’altro in compagnia di un’avvenente cercatrice di tesori. Canottiera attillata, forme ben in evidenza e anima da Schwarzenegger o Stallone: i cattivi possono solo tremare.

Lara Croft interpretata da Alicia Vikander sembra più umana rispetto all’Angelina Jolie di Tomb Raider (del 2001) e del seguito La culla della vita. Non ha l’anima della pin up agguerrita, e sfoggia un fisico marmoreo, frutto di mille allenamenti, con addominali ben in vista. Nervosa, mingherlina, colpisce con lo sguardo ardente e il viso angelico, che l’ha consacrata nel gotha di Hollywood e ha fatto perdere la testa a Michael Fassbender, anche se il set galeotto de La luce sugli oceani e l’Oscar per The Danish Girl sembrano lontani anni luce.


 


Questa volta deve picchiare duro, sconfiggere nemici millenari, e dimostrarsi una degna discendente di Prince of Persia e dei suoi inganni tra le sabbie del tempo. Lara ha ventun anni, ed è figlia di un eccentrico avventuriero scomparso sette anni prima. Potrebbe essere ricca, ma non vuole accettare la morte del padre, rifiutando di firmare per l’eredità. Sempre in bolletta, si forgia in palestra e cerca di pagarsi l’iscrizione con le consegne a domicilio.

La nostra campionessa non si interessa di archeologia, fino a quando scopre una pista per ritrovare l’amato genitore. Parte per Hong Kong e si lancia all’inseguimento di una leggendaria imperatrice dall’indole sanguinaria. Ma qui la vera maledizione è quella dei videogiochi portati sul grande schermo. Doom, Tekken, Final Fantasy, Resident Evil, Assassin’s Creed, e l’elenco potrebbe essere ancora lungo: nessuno è mai riuscito a entusiasmare anche nella sala di un multiplex. E Tomb Raider non inverte la tendenza.


 


I primi due capitoli erano girati con scarso mestiere e, rivedendoli oggi, fanno quasi sorridere. Questo reeboot, dovuto anche all’acquisizione del marchio da parte della Square Enix, è una strombazzata avventura grafica, un’orgia di effetti speciali, con la macchina da presa che si muove come se fosse impazzita, specialmente nei momenti più concitati. La protagonista non trasmette emozioni: il suo personaggio è piatto, quasi impassibile, e si scompone solo in un paio di sequenze strappalacrime. Lara Croft incassa più botte di Bruce Willis in Die Hard, ma si rialza sempre pronta a scatenare l’inferno.

Il film strizza l’occhio a Indiana Jones, a King Kong, con la sua Isola del Teschio, e costruisce l’intera storia sulla casualità. Sono gli indizi a trovare i Croft e non il contrario, proprio come in un videogioco. Lo si potrebbe definire un film su piattaforma, ma il cinema ha bisogno di altri eroi.

NOTE

- REEBOOT DELL'ADATTAMENTO CINEMATOGRAFICO DEDICATO AL CELEBRE VIDEO GIOCO, CREATO DA CRYSTAL DYNAMICS, CON PROTAGONISTA LARA CROFT (GIÀ INTERPRETATA SUL GRANDE SCHERMO DA ANGELINA JOLIE NEL 2001 E NEL 2003).

CRITICA

"La ricerca di una presunta dea della morte giapponese, sepolta nelle viscere di un' isola quasi irraggiungibile, è il pretesto narrativo per permettere alla protagonista di esibirsi in spericolate acrobazie cui in fondo manca tutto: da un ritmo che permetta di sospendere l'incredulità a una struttura narrativa che non si riduca al solito giochino a incastri con frasi fatte sul valore della famiglia. E così, nonostante le scene d'azione si susseguano una dietro l'altra, il film trasmette una sensazione di noia statica, dando adito al sospetto che nemmeno al regista in fondo importasse di questa nuova Lara Croft." (Giona A. Nazzaro, 'Il Manifesto', 15 marzo 2018)

"Videogioco seriale promosso a film altrettanto seriale, 'Tomb Raider' (...) miscela il primo episodio della serie cinematografica (...) col secondo (...). Tra allora e oggi c'è la crisi, quindi sono molti in meno che potrebbero identificarsi con una ragazza «nata ricca, educata tra l'élite, addestrata a combattere», come il personaggio era presentato nel 2001. E così l'orgoglio dell'aristocrazia venale sparisce dalle pubblicità. (...) Tutto lascia spazio a illazioni: in una scena col padre, Lara, sdraiata, sussulta e ferma la mano paterna che le sta cucendo qualche punto sul ventre perfettamente piatto, ma aperto dall'unico taglio riportato in due ore di film, nelle quali su di lei cadono calci, pugni, ondate, mentre la sfiorano colpi di mitra e lanciarazzi, per non dire delle rapide di un fiume, alle quali Lara si sottrae per la tenacia nell'aggrapparsi ai bordi acuminati della carlinga di un aereo precipitato nel 1945, poi ruzzolando, ramo dopo ramo, botta dopo botta, per mezza foresta. Anche i sadici in sale hanno la loro parte." (Maurizio Cabona, 'Il Messaggero', 15 marzo 2018)

"Spiacerà a chi come noi è convinto che i videogiochi sono divertenti solo per chi li gioca. Eppoi Alicia Vikander è forse più brava e certo più convinta di Angelina Jolie (Lara nel 2001). Ma come femmina sexy non le allaccia neppure i mocassini." (Giorgio Carbone, 'Libero', 15 marzo 2018)

"La nuova Lara ha il volto ancora infantile e il corpo più acerbo della giovane Alicia Vikander, punto di forza di un film che non vanta una sceneggiatura all'altezza del compito e si limita a saccheggiare sequenze action dal cinema anni Ottanta e dai film di Indiana Jones. Finale aperto, ovviamente, sulla prossima puntata." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 16 marzo 2018)
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